L’impatto della deforestazione sui cambiamenti climatici è il doppio di quel che si credeva

Il mix di gas serra della deforestazione e dei suoli deforestati deve essere valutato nel lungo periodo

[7 settembre 2017]

Quando si tratta di affrontare il cambiamento climatico, l’attenzione si concentra giustamente sulla riduzione dell’utilizzo dei  combustibili fossili e sullo sviluppo di fonti energetiche sostenibili. Ma il nuovo studio “Are the Impacts of Land Use on Warming Underestimated in Climate Policy?”, pubblicato su Environmental Research Letters da un team di ricercatori statunitensi,  dimostra che «La deforestazione e il successivo utilizzo di terreni agricoli o pascoli, in particolare nelle regioni tropicali, contribuiscono maggiormente al cambiamento climatico rispetto a quanto precedentemente pensato».

Lo studio dimostra anche quanto questo impatto sia significativamente sottovalutato. E alla Cornell University – capofila del team di ricerca che comprende Princeton University, Woods Hole Oceanographic Institute e University of California Irvine –  sottolineano: «Anche se venissero eliminate tutte le emissioni di combustibili fossili, se i tassi di deforestazione tropicali continueranno ad essere costanti fino al 2100, non limiteremo ad  1,5 gradi l’aumento del riscaldamento globale».

La principale autrice dello studio, Natalie M. Mahowald, dell’Atkinson Center for a Sustainable Future della Cornell University, spiega: «Molta enfasi della politica climatica è messa sulla conversione dai combustibili fossili all’energia sostenibile. E’ un passo incredibilmente importante da fare, ma, ironicamente, i particolati liberati dalla combustione di combustibili fossili, che sono gravemente dannosi per la salute umana, hanno un effetto di raffreddamento sul clima. La rimozione di tali particelle rende ancora più difficile raggiungere le basse temperature previste dall’accordo di Parigi. Oltre all’eliminazione dei combustibili fossili, per prevenire il riscaldamento globale le comunità scientifiche e politiche devono prestare attenzione ai cambiamenti nell’uso del suolo, poiché gli effetti della deforestazione non sono “trascurabili”».

I ricercatori evidenziano che mentre la CO2 stoccata dagli alberi e dalle piante viene rilasciata durante il taglio e l’abbruciamento che producono la deforestazione, altri potenti gas serra – ossido di azoto e metano – vengono rilasciati dopo che le aree naturali vengono convertite ad uso agricolo e per altre attività antropiche. L’insieme di questi gas aumentano la capacità dell’anidride carbonica di catturare l’energia solare  nell’atmosfera, contribuendo alla forcing radiale – l’energia assorbita dalla Terra contro l’energia irradiata – e a un clima più caldo.

«Come risultato – dicono i ricercatori –  mentre solo il 20% dell’incremento dell’anidride carbonica causato dall’attività umana deriva dall’utilizzo del suolo e dal cambiamento della copertura del suolo, tale proporzione di riscaldamento rispetto all’uso del suolo (rispetto ad altre attività umane) aumenta al 40% una volta che nelle co-emissioni vengono considerati l’ossido di azoto e il metano.

La Mahowald fa notare che «A breve termine, a causa delle co-emissioni, l’utilizzo del suolo tende ad avere il doppio del forcing radiativo che avrebbe dovuto avere dall’anidride carbonica, quindi è due volte più importante».

La tesi del team della Mahowald trova riscontro  nel precedente studio “Interactions Between Land Use Change and Carbon Cycle Feedback” pubblicato a gennaio  su Global Biogeochemical Cycles che ha dimostrato che «Il carbonio rilasciato da un’area deforestata è raddoppiato nel tempo perché il futuro potenziale di questa zona di funzionare come un pozzo naturale – cioè un habitat che può assorbire l’anidride carbonica dall’atmosfera – è stato eliminato».

La Mahowald spiega ancora: «Normalmente le persone pensano solo a ciò che accade proprio quando pensano al bilancio del carbonio. Ma se pensi a cosa succederà nel corso della vita di quel territorio, a lungo in futuro, per capire l’effetto netto che ha, dovresti moltiplicare per due quella conversione del suolo».

Mentre l’agricoltura si espande nelle aree tropicali e le pressioni per trasformare la foresta in piantagioni aumentano, la Mahowald sottolinea l’importanza di utilizzare tempi lunghi per valutare l’impatto che queste pratiche hanno sul clima e conclude: «Abbiamo una bella frase: l’eredità plurisecolare delle attuali decisioni sul territorio. Quando pensiamo al cambiamento climatico, non possiamo fermarci alla fine del secolo. Le conseguenze andranno avanti ancora per un paio di secoli».