L’innalzamento del livello del mare affogherà Internet negli Usa

Ripercussioni globali. Pensavamo di avere 50 anni per correre ai ripari, ne abbiamo solo 15

[17 luglio 2018]

Migliaia di chilometri di cavi a fibre ottiche che corrono sotto terra nelle regioni costiere densamente popolate degli Stati Uniti potrebbero presto finire sott’acqua a causa dall’innalzamento dei mari, A dirlo è un nuovo studio realizzato da un team di ricercatori statunitensi delle università del Wisconsin-Madison e dell’Oregon.

Lo studio, presentato all’Applied Networking Research Workshop al meeting dell’Association for computing machinery, the Internet society e Institute of electrical and electronics engineers, riguarda infrastrutture di comunicazione statunitensi essenziali, che in soli 15 anni potrebbero finire sommerse dall’innalzamento dei mari e il principale autore della ricerca, Paul Barford , professore di informatica all’università del Wisconsin, spiega che «La maggior parte dei danni che subiremo nei prossimi 100 anni saranno fatti prima». Barford, che è un’autorità in materia di “physical internet” – cavi in ​​fibra ottica, data center, scambi di traffico e termination points sotterranei che sono i centri nervosi, le arterie e gli hub della vasta rete di informazioni globali – aggiunge: «Questo ci ha sorpreso. Ci aspettavamo che avremmo avuto 50 anni per programmarlo. Non abbiamo 50 anni».

Lo studio, condotto da Ramakrishnan Durairajan, un’ex allievo di Barford, ora dell’Università dell’Oregon, e da Carol Barford , che dirige il Center for Sustainability and the Global Environment dell’università del Wisconsin-Madison, è la prima valutazione del rischio che corre Internet a causa del cambiamento climatico e v ne viene fuori che «Entro il 2033, oltre 4,000 miglia di canaline per la fibra ottica interrate andranno sott’acqua e più di 1.100 traffic hub saranno circondati dall’acqua». Secondo lo studioche ha messo insieme i dati dell’ Internet Atlas, una mappa globale della struttura fisica di Internet, e proiezioni dell’innalzamento del mare fatte dalla National oceanic and atmospheric administration (Noaa), le città Usa più a rischio sono New York, Miami e Seattle, e Barford  avverte che «Gli effetti non si limiteranno a quelle aree urbane e si propagherebbero su Internet, interrompendo potenzialmente le comunicazioni globali».

Gran parte dell’infrastruttura su cui viaggia Internet è sotto terra e segue percorsi consolidati, in genere paralleli a autostrade e coste e Barford ricorda che «Quando è stata costruita 20-25 anni fa, nessuno si dava pensiero per il cambiamento climatico».

Molte delle canalizzazioni a rischio sono già vicini al livello del mare e a metterli fuori combattimento basterebbe solo un leggero aumento dei livelli degli oceani causato dallo scioglimento dei ghiacci polari e dell’espansione termica del mare, e addio cavi della fibra ottica… Barford fa notare che gli indizi dei problemi a venire non mancano: «Possono essere visti nelle catastrofiche ondate delle tempeste e nelle inondazioni che hanno accompagnato gli uragani Sandy e Katrina».

I cavi in ​​fibra ottica interrati sono progettati per resistere all’acqua, ma a differenza dei cavi sottomarini che trasportano i dati da un continente all’altro, non sono impermeabili. «Il rischio per il physical internet – dice Barford – è legato ai grandi centri abitati che si trovano sulle coste, che tendono anche ad essere gli stessi luoghi in cui approdano i cavi marini transoceanici che sostengono le reti di comunicazione globali. I punti di atterraggio finiranno tutti sott’acqua in un breve periodo di tempo».

Inoltre, gran parte dei dati che transitano su Internet tende a convergere su un piccolo numero di filamenti in fibra ottica che portano a grandi megalopoli come New York, una delle città più vulnerabili identificate nello studio.

Lo studio evidenzia che l’impatto delle misure di mitigazione, come le difese e le dighe costiere, è difficile da prevedere: «Il primo istinto sarà quello di rafforzare l’infrastruttura – sottolinea ancora Barford . Ma tenere a bada il mare è difficile. Probabilmente possiamo prendere un po’ di tempo, ma a lungo andare non sarà efficace».

Oltre a prendere in considerazione il rischio per le infrastrutture locali e a lungo raggio nelle aree costiere  Usa, lo studio ha esaminato il rischio degli asset dei singoli fornitori di servizi Internet e ha scoperto che le reti più a rischio sono quelle di CenturyLink, Inteliquent e AT & T. I ricercatori dicono che questo studio chiama in causa l’industria e il governo: «Questo è un allarme – conclude Barford –  Dobbiamo pensare a come affrontare questo problema».