Da Livorno a Carrara, come affrontare le alluvioni con i ravaneti-spugna

[13 settembre 2017]

Le drammatiche immagini della vicina Livorno sono per noi un monito ineludibile: con ogni probabilità, infatti, un’analoga precipitazione (di oltre 200 mm) avrebbe avuto un esito tragico anche nella nostra città.

Condividiamo quindi la sollecitazione dell’ing. Faggioni ad attuare subito alcuni degli interventi indicati dal prof. Seminara. Ne siamo convinti, tanto che oggetto del nostro primo incontro, un mese fa, con la nuova amministrazione comunale è stato proprio il rischio alluvionale. E, del resto, il tema dell’alluvione è stato un argomento qualificante all’interno del dibattito pubblico che abbiamo organizzato in occasione delle elezioni amministrative.

In tale incontro abbiamo focalizzato l’attenzione sul miglioramento del comportamento idrologico del bacino montano attraverso la risistemazione dei ravaneti (da smantellare e ricostruire con le sole scaglie pulite, eliminando le frazioni fini: terre e marmettola).

Si tratta di ribaltare il ruolo svolto dai ravaneti (da fattore di rischio a fattore di sicurezza) convertendoli in gigantesche spugne che, trattenendo al monte enormi quantità di acqua, riducano l’entità delle piene che colpiscono Carrara. Abbiamo anche spiegato, in più occasioni, che in tal modo, assieme alla riduzione del rischio idraulico, si conseguirebbero altri vantaggi: fiumi puliti, protezione delle sorgenti dall’inquinamento da terre e marmettola, maggior alimentazione dell’acquifero carsico, con riduzione delle crisi idriche da siccità.

Abbiamo pertanto chiesto al sindaco di attivarsi affinché la Regione affidi l’incarico di ricerca per stimare l’efficacia idrologica dei ravaneti ripuliti e di prevedere, nel frattempo, la riconversione dei ravaneti nel regolamento degli agri marmiferi e nei piani attuativi di bacino estrattivo.

Nel suo intervento, l’ing. Faggioni suggerisce di iniziare col ripristino degli alvei dei torrenti montani, cementati o tombati, e con la realizzazione di alcune briglie (riferendosi presumibilmente agli sbarramenti a bocca tarata, con formazione di un invaso temporaneo).

Sono sicuramente interventi necessari: ma ancor più lo è la grande opera che la relazione Seminara prevede relativamente allo smantellamento e alla rimozione dai ravaneti di marmettola e terre (sebbene limitamente allo strato superficiale) e al conseguente studio sull’efficacia idrologica dei ravaneti ripuliti. È questo un punto che condividiamo totalmente, soprattutto allorché la relazione Seminara pone gli interventi sui ravaneti esplicitamente tra quelli da eseguirsi preventivamente al fine di non vanificare l’efficacia degli altri interventi strutturali previsti (sbarramenti compresi).

Pertanto, consapevoli che lo stato attuale del bacino montano rappresenta un rilevante fattore di aggravamento del rischio alluvionale, richiamiamo l’attenzione di tutti sulla nostra proposta: rimozione radicale di marmettola e terre dai ravaneti.

Occorre infine evitare di aggravare le criticità già esistenti alla foce del Carrione. L’attuale primo lotto del water front, infatti, per realizzare l’accesso dei camion al porto, prevede, oltre al pennello per prolungare la foce a mare, un ponte molto largo che tomberebbe la foce e che, assieme agli attuali due ponti strettamente adiacenti, in caso di ostacolo al deflusso potrebbe generare rigurgito idraulico e alluvioni a Marina. Su questo punto presenteremo a breve una proposta alternativa che prevede, invece, un grande ampliamento della foce del Carrione.

di Legambiente Carrara