Livorno, per rinascere dopo l’alluvione guarda a Copenaghen

Cmcc: nel 2011 la capitale danese venne investita da un nubifragio che provocò danni per 1 miliardo di euro, ora è un esempio nell’adattamento ai cambiamenti climatici

[18 settembre 2017]

Sul territorio la conta dei danni post-alluvione è appena iniziata, con il sindaco di Livorno Filippo Nogarin che ha diffuso una prima stima riguardante quelli al patrimonio comunale (3,78 milioni di euro) e il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che ne ha fatta filtrare una più ampia: 180 milioni di euro il ristoro chiesto al governo per quella che è ormai ufficialmente un’emergenza nazionale. Al momento però, i milioni di euro effettivamente stanziati dal Consiglio dei ministri per l’attuazione dei primi interventi sono 15,57, ai quali se ne aggiungono 3 da parte della Regione.

Adesso è il presidente Rossi il commissario delegato per gestire l’emergenza a Livorno, un passaggio che verrà formalizzato in questa settimana con una pubblicazione in Gazzetta ufficiale; sarà poi indispensabile realizzare investimenti sul territorio perché una simile tragedia non si ripeta più. Rossi al proposito ha puntato l’attenzione sul Rio Maggiore, esondato durante l’alluvione, sottolineando la possibilità di eliminare o sistemare i tratti tombati: «Chiederemo alla Protezione civile nazionale poteri speciali per realizzare uno studio che consenta di ricostruire il corso originario, per dare respiro a questo rio – a dichiarato Rossi – Vogliamo controllare tutto il suo corso, verificare cosa è stato realizzato da privati ed in caso intervenire con demolizioni o sistemazioni».

Dalle macerie infangate dall’alluvione, Livorno è chiamata oggi a risorgere più bella e forte di prima. Da dove si comincia? Il Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc), lo stesso che ha fornito al ministero dell’Ambiente il supporto tecnico-scientifico per elaborare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, proprio partendo dal caso di Livorno spiega che «dobbiamo impedire ad eventi meteorologici violenti di avere costi esorbitanti per le nostre società, sia in termini di denaro (pubblico e privato) che in termini di sicurezza per le vite umane. La scienza sa, e non fa che ripeterlo, che eventi simili sono entrati a far parte delle abitudini del clima di casa nostra».

Per reagire adeguatamente, come illustra Sergio Castellari, esperto di Cmcc e Ingv, oggi distaccato all’Agenzia europea per l’ambiente (Eea), serve «una mappa locale del rischio idro-meteo-climatico che sia basata innanzi tutto su un’analisi della struttura del tessuto urbano», ed è «assolutamente necessario che, in caso di allerta, a livello locale scatti una procedura efficace che coinvolga un’intera catena  di comando». Per quanto riguarda nello specifico le azioni da adottare per fare in modo che piogge intense non facciano annegare le nostre città, dal Cmcc sottolineano che le risposte dipendono molto da caso a caso, da città a città, ma si può imparare da quello che fanno gli altri.

Gli spunti non mancano. Climate Adapt, ad esempio, è una banca dati gestita dall’Agenzia europea per l’ambiente dove l’amministratore di una città «può cercare realtà europee che hanno la stessa vulnerabilità climatica della sua città e vedere come altrove si cerca di affrontare il problema».

Per quanto riguarda le alluvioni, dal Cmcc guardano con particolare interesse all’esempio fornito da Copenaghen: nel 2011 la capitale danese venne investita da un nubifragio che procurò danni per 1 miliardo di euro, e da allora la città si è messa seriamente al lavoro sul piano di adattamento ai cambiamenti climatici. La bacchetta magica, è evidente, non esiste neanche in Scandinavia.

Si tratta di un progetto di durata ventennale, coperto da un business plan e integrato con il piano di riduzione delle emissioni di gas serra, con 1,3 miliardi di euro di investimenti previsti. «A Copenaghen – spiega Castellari – ci sono centinaia di progetti, tra quelli già attivi e quelli programmati, che insieme stanno portando alla realizzazione di un sistema di raccolta e canalizzazione dell’acqua in modo da impedire che la città subisca danni in caso di piogge violente. Hanno diviso la città in aree e, basandosi sulla conoscenza del rischio idro-meteo-climatico, hanno iniziato a costruire un piano per prevenire alluvioni causate da mareggiate o dalla pioggia. Il lavoro parte da un’attenta lettura della produzione scientifica che si integra poi con un lavoro ingegneristico, con un lavoro sociologico, un lavoro politico, un lavoro che cerca di conoscere bene la popolazione, le sue abitudini e le sue esigenze. Quindi la città manterrà la sua struttura, ma avrà una resilienza più alta».

Vale la pena investire 1,3 miliardi di euro – che aumentano la resilienza di fronte ai rischi ambientali, e contemporaneamente portano lavoro –  per raggiungere quest’obiettivo? La risposta arriva direttamente dal nostro di territorio. «Prendetevi il tempo di calcolare i danni di un’alluvione in una città come Livorno – concludono dal Cmcc – Ecco, dopo aver calcolato quanto la pioggia di questi giorni costerà alla città toscana, solo dopo è utile dire se investire in adattamento conviene oppure no».