Lo sbiancamento della Grande Barriera Corallina sembra inarrestabile. Peggio del previsto

E i politici che si oppongono all’azione climatica piangono sul latte versato

[31 maggio 2017]

Secondo Russell Reichelt, presidente della Great Barrier Reef Marine Park Authority, «Lo sbiancamento globale dei coralli globale negli ultimi due anni ha portato a un diffuso  declino di coralli e alla perdita di habitat sulla Grande Barriera Corallina. Come è avvenuto nelle barriere in tutto il mondo, la Grande Barriera Corallina ha sperimentato impatti significativi e diffusi nel corso degli ultimi due anni. Siamo molto preoccupati per quello che questo significa per la Grande Barriera Corallina in sé e per cosa significa per le comunità e le industrie che ne dipendono».

Reichelt ha rivelato un dato molto preoccupante: «La quantità di coralli che sono morti per lo sbiancamento nel 2016 è superiore alle nostre stime originali e, in questa fase, anche se i rapporti sono ancora in fase di definizione, prevediamo di assistere a un ulteriore calo complessivo della copertura di corallo entro la fine del 2017».

Per tutto il 2016, Marine Park Authority, Queensland parks and wildlife service, Australian institute of marine science (Aims) e ARC centre of excellence for coral reef studies hanno condotto indagini approfondite nell’area che ha registrato lo sbiancamento di massa e dicono che «Sia le indagini aeree che in acqua hanno confermato una marcata gradazione degli impatti da nord a sud. La mortalità più grave è stata limitata all’area a nord di Port Douglas, dove si stima che il 70% dei coralli delle acque poco profonde sono morti e non c’era una significativa variabilità tra le barriere e al loro interno. Ora le stime sono confermate: nel 2016 sono morti per sbiancamento  il 29% dei coralli delle acque basse. Lo sbiancamento dei coralli si è esteso ai coralli di profondità, oltre la profondità alle quali i subacquei svolgono solitamente i sondaggi, ma la mortalità non può essere valutata sistematicamente».

Il dato è molto preoccupante perché a metà 2016 la mortalità era stata valutata al 22%, con la maggior parte delle moria a nord del Reef, mentre nello stesso periodo i coralli erano in forte ripresa a sud, in assenza di  sbiancamento e altri impatti.

Ma Great Barrier Reef Marine Park Authority avverte che «Nel 2017 è prevista un’ulteriore perdita di corallo a partire dal secondo anno consecutivo di sbiancamento e dagli impatti del ciclone tropicale Debbie. Questo si va ad aggiungere agli impatti in corso provocati dalle stelle marine corona di spine, dalle malattie del corallo e dalla scarsa qualità dell’acqua proveniente dalla costa».

Secondo i ricercatori australiani,  «Il modello di sbiancamento dl 2017 è simile al 2016, ma più grave nel centro della barriera tra Cairns e Townsville. Anche lo stress termico incorso causa l’aumento delle malattie del corallo».

Nei primi mesi del 2017 il ciclone tropicale Debbie ha provocato vasti danni in un quarto della Grande Barriera Corallina e gli scienziati australiani spiegano ancora: «Gli impatti da cicloni sono generalmente frammentarie, ma a causa della sua intensità categoria quattro e della bassa velocità mentre attraversava la barriera, si pensa che la mortalità dei coralli sia stata alta in quest’area che comprende la zona turistica di Whitsunday Islands. Un quadro completo per il 2017 non sarà disponibile fino all’inizio del prossimo anno. Lo sbiancamento in corso, il ciclone tropicale Debbie, le stelle marine corona di spine e le malattie del corallo hanno tutti un impatto.

L’Aims monitora dal 1985 la copertura di corallo nella Grande Barriera Corallina,  fornendone  nel tempo un quadro olistico, che comprende sia la perdita di coralli che la loro crescita o recupero. Pur variando di anno in anno, i dati Ams mostrano una tendenza al calo della copertura di corallo dal 1985. Prima del 2016, i cicloni e le stelle marina corona di spine mangia-coralli erano responsabili della maggior parte della perdita di coralli, ma la Great Barrier Reef Marine Park Authority conclude che «In combinazione con gli sbiancamenti dei coralli – che si prevede diventino più frequenti e più gravi a causa del costante aumento della temperatura dell’oceano – la tendenza di lungo periodo al declino del corallo è destinata a continuare e ad accelerare. E’ anche probabile che il recupero dallo sbiancamento sia più lento di quello dagli altri impatti».

Il gruppo di esperti indipendenti del Reef 2015 Plan ha detto che la cosa migliore che si può sperare per la Grande Barriera corallina,  è quella  di «mantenerne la funzione ecologica nel corso dei prossimi decenni» e ha aggiunto che qualsiasi iniziativa che abbia lo scopo di aiutare la Grande Barriera Corallina «deve includere le politiche per la riduzione delle emissioni di gas serra». Il meetin del Reef 2015 Plan che si è tenuto a Sidney ha confermato che «Durante la nostra vita e il nostro tempo, aree sostanziali del Grande Barriera Corallina e gli ecosistemi circostanti stanno vivendo gravi danni a lungo termine che possono essere irreversibili s non agiamo ora».

Il rischio che la Grande Barriera Corallina collassi è così grande che se ne è occupato anche il senatore repubblicano Usa  John McCain che, intervenendo ieri a Sidney, ha definito la morte della Grande Barriera Corallina «Una delle grandi tragedie della nostra vita».

Anche se McCain nel 2008, al tempo della sua infruttuosa candidatura alla presidenza degli Stati Uniti,  disse di essere convinto che il cambiamento climatico fosse in atto e propose un sistema cap-and-trade, poi si è accodato silenziosamente alla deriva ecoscettica e negazionista del suo Partito, che è diventato sempre più contrario alle politiche climatiche nazionali e internazionali. Non a caso McCain è precipitato nella classifica dei politici “ambientalisti”  stilata dalla Lega of Conservation Voters: in un solo anno è passato dal 32% al 9%.

Dopo l’elezione di Donald Trump a presidente Usa,  McCain ha avallato di fatto le sue scelte anti-climatiche   sostenendo la nomina a segretario per l’energia di Rick Perry,  a segretario degli interni si Ryan Zinke, a segretario di Stato di Rex Tillerson e ad amministratore Epa di Scott Pruitt.

Il grido di allarme di McCain per la sorte della Grande Barriera Corallina arriva mentre Trump sta valutando come e quando uscire dall’Accordo di Parigi. Anche se a Sidney  McCain ha detto che gli Usa farebbero bene a restare dentro l’Accordo, magari con «Modifiche che lo rendano appetibile e accettabile per noi»  Come fa Natasha Geiling su ThinkProgress, si tratta degli stessi «argomenti a favore di una rinegoziazione dell’accordo per ottenere condizioni ”economiche”  migliori “economici” per gli Stati Uniti, ignorando il fatto che l’azione climatica, secondo gli esperti economici, potrà salvare il pianeta solo con trilioni di dollari investiti sul lungo periodo».

Eppure McCain in Australia, governata da un governo di destra ecoscettico e alleato di Trump, ha detto che «Se non affrontiamo [il cambiamento climatico], ho molta paura per quello che sarà il mondo che dovranno vedere  i nostri figli e nipoti».

La Geiling conclude: «McCain non sbaglia a preoccuparsi per i suoi figli e nipoti: infatti, il cambiamento climatico è infatti un problema che, se non affrontato, avrà conseguenze devastanti per le generazioni future . Dato che  la soluzione del problema richiede trasformazioni fondamentali – nel modo in cui gli esseri umani producono e  utilizzano l’energia,  i trasporti  e la fabbricazione di merci – le soluzioni richiedono una forte leadership e il pensiero innovativo». Che non sembrano esserci tra chi governa gli Usa e l’Australia.