Lo stato (ambientale) dell’Unione, l’eredità di Obama

«Accelerare la transizione energetica. Invece di sovvenzionare il passato, dobbiamo investire nel futuro»

[13 gennaio 2016]

Stato dell'UNione

Nel suo ultimo discorso sullo Stato dell’Unione il presidente Usa Barack Obama ha fatto anche il bilancio del suo impegno per la lotta al cambiamento climatico che, indubbiamente, ha segnato una svolta positiva rispetto alle precedenti amministrazioni repubblicane neoconservatrici ed ecoscettiche che avevano boicottato il Protocollo di Kyoto e ostacolato accordi internazionali sul clima.

«Vedete – ha detto Obama –, se qualcuno vuole ancora mettere in discussione la scienza riguardante i cambiamenti climatici otterrebbe solo questo: resterebbe abbastanza solo, perché metterebbe in discussione quel che dicono i nostri militari, la maggior parte dei business leader americani, la maggior parte del popolo americano, quasi tutta la comunità scientifica, e 200 nazioni di tutto il mondo che sono d’accordo che sia un problema e che intendono di risolverlo.

Ma anche se il pianeta non fosse in gioco; anche se 2014 il non fosse stato l’anno più caldo mai registrato – e se alla fine il 2015 non si fosse rivelato ancora più caldo – perché dovremmo voler sfuggire all’occasione per le aziende americane di produrre e vendere l’energia del futuro?

Sette anni fa, abbiamo fatto il più grande investimento in energia pulita nella nostra storia. Ecco i risultati. Nei campi dall’Iowa al Texas, l’energia eolica è ora più conveniente di quella convenzionale più sporca. Sui tetti, dall’Arizona a New York, il solare sta facendo risparmiare agli americani decine di milioni di dollari l’anno sulla bolletta energetica e dà lavoro a più americani del carbone, in posti di lavoro pagati meglio della media. Stiamo prendendo provvedimenti per dare ai proprietari la libertà di produrre  e stoccare la propria energia, qualcosa per la quale gli ambientalisti e il Tea Party hanno unito le forze per sostenerla. Nel frattempo, abbiamo tagliato le nostre importazioni di petrolio estero di quasi il 60% e ridotto l’inquinamento da carbonio più di qualsiasi altro paese sulla Terra. Anche la benzina a meno di due dollari al gallone non è male. Ora dobbiamo accelerare la transizione per uscire dall’energia sporca. Invece di sovvenzionare il passato dobbiamo investire nel futuro, soprattutto nelle comunità che si basano sui combustibili fossili. È per questo che ho intenzione di spingere per cambiare il modo in cui gestiamo le nostre risorse petrolifere e carbonifere, in modo che riflettano meglio i costi che cagionano ai contribuenti e al nostro pianeta. Per questo, abbiamo investito nuovamente dei soldi in quelle comunità e messo decine di migliaia di americani a lavorare alla costruzione di un sistema di trasporto del XXI secolo.

Niente di tutto questo accadrà in una notte, e sì, ci sono molti  interessi radicati che vogliono proteggere lo status quo. Ma creeremo posti di lavoro, risparmieremo soldi e preserveremo il pianeta: è il tipo di futuro che meritano i nostri figli e nipoti».

Dopo aver toccato tutti i principali temi di politica internazionale, Obama ha sottolineato che «la leadership americana nel XXI secolo non è una scelta tra l’ignorare il resto del mondo – tranne quando uccidiamo i terroristi – o l’occuparsi di ricostruire quel che nella società si sta disfacendo. La leadership è la sapiente applicazione del potere militare e mobilitare il mondo dietro cause che sono giuste. Significa vedere la nostra assistenza all’estero non come carità ma come parte della nostra sicurezza nazionale. E’ quando portiamo quasi 200 nazioni all’accordo più ambizioso della storia per combattere il cambiamento climatico, che aiuta i Paesi più vulnerabili, ma protegge anche i nostri figli».

Gli ambientalisti statunitensi tracciano un bilancio critico ma tutto sommato positivo della presidenza Obama e, commentando il discorso dell’Unione, Michael Brune, il direttore esecutivo di Sierra Club – la più grande e diffusa associazione ambientalista Usa – ha detto che «guardando indietro agli ultimi sette anni, possiamo dire con fiducia che il presidente Obama ha adottato misure senza precedenti per realizzare il nostro impegno per affrontare la crisi climatica, mentre cogliamo le opportunità economiche che si presentano mentre lo facciamo. La leadership del presidente ha promosso un’era di crescita dell’energia pulita senza precedenti, il rifiuto di pericolosi e sporchi progetti dei combustibili fossili, come la trivellazione dell’Artico e il Keystone XL, e uno storico accordo universale tra 200 paesi per agire sul clima. Per completare questa eredità, è chiaro che saranno necessarie nuove politiche per aiutare a far decollare il boom economico dell’energia pulita e tagliare ancora di più l’inquinamento dai carbonio».

Secondo Brune, nel suo ultimo discorso sull’Unione, «il presidente Obama ha esposto una nuova visione per farlo, affrontando il modo in cui gestiamo il petrolio e il carbone sulle  public land in questo paese, e sappiamo che sono necessari cambiamenti significativi per lasciare sotto terra questi carburanti sporchi, in modo da proteggere il pianeta e le famiglie americane».

Ma il direttore esecutivo di Sierra Club non si nasconde le difficoltà e i trabocchetti con le quali i repubblicani e l’industria fossile dissemineranno la strada di Obama di qui alle elezioni presidenziali di novembre: «Allo stesso tempo, non vi è dubbio che l’ultimo anno dell’amministrazione Obama avrà le sue sfide. Sarà di fondamentale importanza per garantire che l’influenza di inquinatori aziendali sul nostro governo sia ridotta al minimo, respingendo allo stesso tempo patti commerciali sbagliati, mentre si prendono provvedimenti per mantenere i corrosivi soldi dei combustibili fossili fuori dalla politica, per il suo bene. Questo è il tempo per celebrare l’eredità climatica del presidente Obama e il tempo per organizzarci per assicurare che tale patrimonio sia il più forte possibile. Il presidente ha posto delle storiche fondamenta e siamo entusiasti di aiutare a costruirci sopra nei mesi e negli anni a venire».