L’ondata umana dei rifugiati climatici

Il trattato internazionale per proteggere i rifugiati risale al 1951, l’Onu discute come tutelare i rifugiati climatici

[29 maggio 2018]

I governi di tutto il mondo sono impegnati in una serie di colloqui che potrebbero modificare fondamentalmente il modo in cui viene gestito il movimento delle persone attraverso i confini. Un dialogo si concentra sulla protezione dei rifugiati; l’altro sulla migrazione.

Queste discussioni, che sono guidate dalle Nazioni Unite, non daranno luogo a accordi giuridicamente vincolanti. Ma i colloqui stessi sono una rara occasione per creare consenso sulle sfide migratorie contemporanee. E, cosa più importante, offriranno alla comunità internazionale l’opportunità di pianificare l’impatto dei cambiamenti climatici, che presto diverranno un fattore chiave per gli sfollati e le migrazioni globali.

Alla fine dei conteggi, ci sono circa 258 milioni di migranti in tutto il mondo, con 22,5 milioni di persone registrate come rifugiati dall’Agenzia per i rifugiati dell’Onu. Questi numeri saranno poco se verranno confermate anche le previsioni più modeste sul clima. Secondo l’International organization for migration, i cambiamenti climatici potrebbero far spostare fino a un miliardo di persone entro il 2050 . Eppure nessun trattato internazionale copre le migrazioni indotte dal clima, una lacuna che deve essere affrontata ora.

Era dal 1951 che gli standard internazionali per la protezione dei rifugiati non ricevevano così tanta attenzione. Quell’anno, con oltre 80 milioni di sfollati dopo la seconda guerra mondiale, i Paesi membri delle Nazioni Unite ratificarono un quadro generale per standardizzare il trattamento dei rifugiati. Il Global Compact on Refugees attualmente in discussione si basa su questo quadro, con strategie per dare più diritti ai rifugiati e assistere i governi ospitanti. In modo più significativo, impegnerebbe i firmatari a proteggere “coloro che sono stati sfollati per disastri naturali e cambiamenti climatici”.

Il secondo accordo è ancora più consequenziale per la gestione degli sfollati provocati dal clima. Non c’è mai stato un trattato globale che regoli la migrazione e gli sforzi bilaterali passati si sono concentrati quasi esclusivamente sulla violenza e sui conflitti come cause profonde dello spostamento. Il Global Compact for Migration  proposto va oltre questi fattori e fa notare che i cambiamenti climatici sono tra i “fattori sfavorevoli e i fattori strutturali che costringono le persone a lasciare il loro Paese di origine”.

Questo tipo di linguaggio normativo riafferma ciò che le popolazioni a rischio in tutto il mondo già conoscono: siccità, disastri naturali, desertificazione, fallimento dei raccolti e molti altri cambiamenti ambientali stanno sconvolgendo i mezzi di sostentamento e rendendo intere comunità inabitabili. Nel mio Paese, il Sudafrica, una siccità record costringe le grandi città a prendere in considerazione il razionamento dell’acqua . La scarsità di risorse è particolarmente pericolosa negli Stati politicamente instabili, in cui il cambiamento climatico è già stato collegato a conflitti violenti e sconvolgimenti comunitari. Ad esempio, le dispute per la  terra fertile e l’acqua dolce hanno alimentato la guerra nel Darfur e anche l’attuale crisi in Siria – oggi una delle maggiori fonti di migrazione umana – è iniziata dopo che successive siccità hanno spinto i siriani dalle aree rurali verso le città. Non è una forzatura prevedere che i cambiamenti climatici produrranno ulteriori spargimenti di sangue nei prossimi anni.

I due frameworks dell’Onu potrebbero servire come base per pianificare come gestire le imminenti migrazioni climatiche. Con la modellazione scientifica per guidare il processo decisionale, gli Stati potrebbero elaborare strategie di ricollocazione ordinate, dignitose ed eque. Questo è certamente un approccio più intelligente rispetto alle risposte ad hoc date fino ad oggi.

Ma la storia ci dice che i governi sono riluttanti a cercare soluzioni collettive per la migrazione forzata. Questo fallimento è visibile oggi nella inquietante e imperdonabile condizione dei rifugiati in tutto il mondo.

Mentre entriamo negli ultimi mesi dei Compact talks, cosa dovremmo aspettarci da quelli che negoziano un  piano globale per la gestione di movimenti di persone senza precedenti? Le cause e le conseguenze dei cambiamenti climatici richiedono molta attenzione. Le persone sfollate devono essere in grado di proseguire le loro vite in modo dignitoso. Per i leader mondiali. il test sarà se i patti globali su rifugiati e migranti potranno raggiungere questo obiettivo.

di Kumi Naidoo, segretario generale designato di Amnesty International

ex direttore esecutivo di Greenpeace International.