Lotta alla CO2, disperante Italia

[17 gennaio 2014]

“Crazy, beautiful  country”. Così Sorrentino nel commentare il Golden Globe al suo “La grande bellezza”. E’ vero: pazzo e bellissimo. Ma anche disperante nel suo conservatorismo, nei “blocchi” che impediscono ogni cambiamento. Nei suoi tic e nei suoi difetti che troppe volte si ripetono sempre uguali a sé stessi.

Quanto il sistema politico sia “bloccato” è sotto gli occhi di tutti,  ma le rappresentanze della “società civile” non sono da meno. E la Confindustria brilla tra coloro che guardano al passato e non sono in grado di cogliere l’innovazione, e appunto, rappresentarla adeguatamente. Era il 2008 quando in Europa si stava discutendo l’approvazione del pacchetto 20-20-20 e il nostro Paese, guidato da Berlusconi, capeggiava lo sparuto gruppo (insieme alla Polonia) di chi “resisteva”. Famosa è rimasta la frase del Cavaliere in cui paragonava la lotta ai cambiamenti climatici in epoca di crisi economica, a “una signora che pur non avendo i soldi per mangiare va dal parrucchiere a farsi fare la messa in piega”. In quelle settimane un ruolo d’ ”avanguardia” in questa battaglia italiana – fortunatamente alla fine sconfitta – lo svolse la Confindustria guidata da Emma Marcegaglia. La signora arrivò a scrivere ai nostri eurodeputati  che se avessero approvato il taglio del 20% delle emissioni di anidride carbonica entro il 2020 avrebbero praticamente condannato a morte la nostra industria!

Come si sa la nostra industria soffre ma non  certo per “colpa” del pacchetto europeo, anzi quei targets li raggiungeremo in anticipo (in Italia e in Europa). E non solo come effetto collaterale della crisi che ha visto ridurre i consumi.

Oggi, malinconicamente, la storia si ripete.  Berlusconi non c’è più. Ma il Ministro dello Sviluppo Economico Zanonato si agita come un lobbysta qualsiasi pur di scongiurare una scelta a livello europeo che per il 2030 fissi non solo l’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 ma anche quelli per rinnovabili ed efficienza. Si agita tanto Flavio da arrivare a sconfessare pubblicamente  l’azione positiva svolta dal suo collega di Governo Orlando che insieme al vice cancelliere tedesco Gabriel  e altri otto suoi colleghi europei si sta invece adoperando proprio per far prendere all’Europa la posizione più avanzata.

E in questo frangente, puntuale e sconsolante, arriva la lettera del presidente di Confindustria Squinzi (che all’epoca della sua elezione al posto della Marcegaglia aveva persino sollevato speranze di innovazione) che minaccia sfracelli e distruzione se l’Europa si dovesse persino limitare al solo e ridotto obiettivo di riduzione di CO2 al 40% entro il 2030.

Come si può dar torto a Legambiente, Wwf, Greenpeace, Kyoto Club, Comitato sì alle rinnovabili no al nucleare quando osservano, leggendo la lettera di Confindustria a Letta,  che “questo vuol dire che la classe dirigente che si occupa dello sviluppo italiano,  sia a livello politico che industriale, è legata a un modello parassitario e vecchio, e non è in grado di rilanciare il Paese”? C’è davvero da augurarsi che sia questa classe dirigente ad esprimere la presidenza europea nel prossimo semestre?  Non sarà che il ruolo così arretrato di industriali e politici italiani non faccia male a tutta l’Europa?

Aspettiamo parole e atti di smentita da parte del Presidente Letta. Come? Semplice: scelga intanto la posizione del suo Ministro dell’Ambiente e sconfessi quella dello Sviluppo Economico sui targets. Forse così l’Italia potrebbe davvero svolgere un ruolo di leadership e usare quel semestre a fin di bene anche per spingere sull’innovazione che è l’unica vera speranza per il manifatturiero italiano, altrimenti il “semestre europeo” sarà utile solo al teatrino della politica e a stabilire se a e a quando andare a nuove elezioni.

Disperante Italia