Macron presenterà all’Onu un patto mondiale per l’ambiente

Ma non basta un selfie con Arnold Schwarzenegger: è arrivato il tempo di concretizzare

[26 giugno 2017]

Il presidente francese Emmanuel Macron . che con un voto reale di poco più del 15% degli elettori reali ha una maggioranza assoluta “bulgara” in Parlamento – ha promesso di portare a settembre all’Assemblea generale dell’Onu un progetto di patto mondiale per l’ambiente.

Il patto di Macron sarà elaborato da decine di giuristi internazionali e dovrebbe fornire un quadro giuridico mondiale alla lotta contro il cambiamento climatico e per la protezione dell’ambiente.

Intervenendo alla Sorbona a una giornata di lavoro dedicata all’ambiente, il nuovo presidente della Francia ha detto che «Sl piano planetario, dobbiamo oltrepassare una nuova tappa dopo l’Accordo di Parigi concluso nel dicembre 2015»-

Al meeting alla Sorbona, presieduto da Laurent Fabius, attuale presidente del Conseil constitutionnel ed ex presidente della COp21 Unfccc di Parigi, P21, hanno partecipato giuristi, giudici, avvocati, professori di diritto, associazioni ambientaliste di diversi Paesi del mondo e personalità come l’ex segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, la sdindaca di Parigi Anne Hidalgo, presidente del Cities Climate Leadership Group (C40), il ministro francese alla transizione economica e solidarietà Nicolas Hulot e Arnold Schwarzenegger, presidente di R20Regions for Climate Action.  E proprio all’incontro tra Macron e l’ex governatore della California  dedica un editoriale su Liberation Christian Losson, che prende spunto dal video-selfie di Macron con   Schwarzie, 15 giorni dopo che Macron ha pronunciato lo slogan «Make our planet great again», che fa il verso, ribaltandone il senso, a quello di Donald Trump «Make America great again», per condannare l’uscita degli Usa dall’Accordo di Parigi.  Losson scrive che «Come maître di orologi, Emmanuel Macron ha il senso del tempo timing. E’ così che sabato è diventato, a fianco dell’ex-governatore della California, il primo avvocato di un “pacte mondial pour l’environnement” che intende difendere da settembre all’Onu. Ma i tempi per la giustizia climatica non aspettano. E’ arrivato il tempo di concretizzare. Di passare dall’espressione di una volontà a delle misure tangibili. Di agire e di non accontentarsi».

Macron alla Sorbona ha chiesto di condurre la lotta al cambiamento climatico a livello planetario e ha indicato nell’Onu il posto giusto per farlo. La bozza di progetto del “pacte mondial pour l’environnement”, elaborata dal think tank francese Club des juristes in collaborazione che un’ottantina di esperti di 40 Paesi di tutto il mondo, è composta da 26 articoli di grandi principi giuridici sull’ambiente già adottati da altre dichiarazioni internazionali, quali il principio chi inquina paga, il diritto a un ambiente sano, il il diritto all’accesso all’informazione, il principio di non-regressione, etc. Tuttavia, secondo i suoi promotori, a differenza delle attuali dichiarazioni internazionali sull’ambiente, questo testo avrà una portata obbligatoria e  punta ad essere invocato davanti alla giustizia contro gli Stati o le imprese.

La sua adozione non sarà quindi né facile né immediata, ma se la comunità mondiale riuscisse a mettersi d’accordo sul  “pacte mondial pour l’environnement”, potrebbe completare i due primi patti internazionali adottati dall’Onu nel 1966 sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali, così come il diritto internazionale sull’ambiente che è attualmente frammentato in decine di convenzioni tematiche.

Lo stesso Macron ha ammesso che «Il procedimento che ci aspetta per far ratificare questo patto mondiale  (…) sarà lento e difficile», ma ha sottolineato che «Il mondo non può attendere». Poi ha ricordato che il summit del G20 che si terrà il 7 e 9 luglio ad Amburgo sarà un incontro chiave per la piena attuazione dell’Accordo di Parigi e che anche la Cop23 Unfccc di novembre a Bonn sarà l’occasione per rialzare l’asticella degli impegni presi a livello internazionale per la riduzione delle missioni di gas serra.

«Less talk, more action», ha declamato anche Fabius copiando Schwarzenegger, ma per Liberation i 30 milioni di euro annunciate da Macron per gli scienziati statunitensi in fuga da Trump, mentre quelli francesi lamentano la carenza di finanziamenti, illustrano bene la grande confusione sotto il cielo climatico: «Le sfide non mancano per l’improvvisa conversione del Capo dello Stato all’emergenza climatica, non ci sono dubbi sui benefici rispetto ai danni: transizione energetica, mobilità, alloggi, agricoltura e alimentazione, fiscalità, ambizione europea aiuto ai Paesi più vulnerabili… Tutto questo forma “quel che è necessario per passare alla velocità superiore”, dice Réseau action climat. Aspettando il “plan d’action” promesso per il 5 luglio, l’accelerazione è quella di una nave che cambia capitano. Nicolas Hulot, ministro della transizione ecologica, a annunciato entro l’autunno una legge mirante a impedire ogni nuova licenza di esplorazione di idrocarburi, il che fermerebbe di fatto la ricerca di gas di scisto. Ma non le licenze di sfruttamento. Un adeguamento della fiscalità benzina-diesel. Ma senza una scadenza. Pragmatico, il Capo di Stato ha già dimostrato di poter effettuare una virata di 180 gradi, come sulla tassa europea sulle transizioni finanziarie, cosa che non ha fatto, e ora intende promuovere la solidarietà internazionale e la lotta climatica. Deve andare oltre: assumere la leadership, militare  per colmare le lacune dell’Accordo di Parigi  e battersi senza tregua contro l’impasse dell’energia fossile».