A Maggio livelli record di CO2 in atmosfera e mai così poco ghiaccio marino nell’Artico

Noaa: CO2 a 407,7 ppm, Nsidc: ghiaccio marino artico a meno 600.000 Km2

[9 giugno 2016]

livelli CO2 maggio

Maggio ha segnato il più grande balzo avanti in un anno dei livelli atmosferici di anidride carbonica: più 3,76 parti per milione (ppm), il che, seondo la National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), ha portato il maggio 2016 a toccare i più alti livelli mensili di CO2 in atmosfera mai misurati:  407,7 ppm. Prima del 1800, la CO2 atmosferica  era in media a circa 280 ppm.

Pieter Tans, lo scienziato a capo del Global Greenhouse Gas Reference Network della Noaa, spiega che «I livelli di anidride carbonica stanno aumentando più velocemente di quanto hanno fatto in centinaia di migliaia di anni. E’ esplosivo, rispetto ai processi naturali. L’ultima volta che la Terra ha subito un aumento della CO2 così prolungato è stato tra 17.000 e 11.000 anni fa, quando i livelli di CO2 erano aumentati di 80 ppm. I tasso di aumento odierno è 200 volte più veloce».

Intanto, il National Snow and Ice Data Center (Nsidc) Usa ha reso noto che a maggio il ghiaccio marino artico ha toccato un nuovo minimo record  arrivando,  a «circa 600.000 chilometri quadrati (232.000 miglia quadrate) al di sotto di qualsiasi anno precedente», secondo i dati satellitari raccolti negli ultimi 38 anni. Creando così le condizioni perché il 2016 registri la minore estensione del ghiaccio artico nella storia.

Il direttore del Nsidc,  Mark Serreze, ha sottolineato:  «Non abbiamo solo frantumato  il vecchio record di maggio, siamo ben al di sotto del precedente». Rispetto alle condizioni normali, a maggio dai mari dell’Artico è sparito un pezzo di banchisa ghiacciata grande quanto il Texas. E il record negativo di maggio segue 4 precedenti minimi record mensili stabiliti a gennaio, febbraio, marzo  e aprile.

Nell’Oceano Artico la primavera 2016 è stata segnata da temperature in media di circa 3° C  superiori al normale e il ghiaccio si è sciolto rapidamente. L’Artico a dicembre aveva temperature insolitamente calde, anche sopra lo zero,  e si sta riscaldando due volte più velocemente  rispetto al resto del mondo, quest’anno anche il fortissimo El Niño potrebbe anche aver contribuito a riscaldarlo.

Il Nsidc avverte che quest’anno il ghiaccio marino  si sta sciogliendo più velocemente e con un anticipo di 2 – 4 settimane rispetto al normale, probabilmente a causa degli impulsi di aria calda che interessano l’Artico, dalla Siberia orientale e al Nord Europa e il ghiaccio del mare si è ritirato dal Mare di Beaufort.

A Barrow, in Alaska, sul Mare di Beaufort, la neve a maggio era  completamente scomparsa, un fenomeno che non si era mai registrato negli ultimi 78 anni. Normalmente, a Barrow  la neve inizia a sciogliersi alla fine di giugno o luglio, ma quest’anno la fusione è iniziata il 13 maggio, 10 giorni prima del precedente record del 2002. «Non abbiamo mai visto nulla di simile prima – ha spiegato Serreze – E’ molto al di sotto del precedente record, molto molto al di sotto di quello e siamo qualcosa come quasi un mese avanti a dove eravamo nel 2012».

Secondo Serreze , «El Niño ha sicuramente qualcosa a che fare con questo.  Può avere un impatto sulle condizioni climatiche molto lontano dal Pacifico tropicale. Queste condizioni di caldo all’inizio della stagione di scioglimento estiva hanno portato il ghiaccio marino artico a ridursi al di sotto del record di tutti i tempi, una estensione minore di quella toccata nel 2012. La misura in cui la calotta di ghiaccio si scioglierà questa estate dipende interamente dai modelli climatici estivi che gli scienziati non hanno modo di prevedere con più di 10 giorni in anticipo. Se avremo un’estate fredda e tempestosa, questo porterà a un minore scioglimento estivo. Questo potrebbe impedire di raggiungere un nuovo record».

Ma il direttore del Nsidc  non è molto fiducioso: «A settembre finiremo con un’estensione del ghiaccio marino molto bassa? Credo di sì, più o meno assolutamente».

A febbraio, a Bakes in Alaska, le temperature erano di 18° C superiori al normale e a maggio in gran parte del Mar Glaciale Artico erano 4 – 5° C al di sopra della media 1981-2010.

E’ una conferma di quanto dicevano i modelli climatici degli scienziati: il riscaldamento di origine antropica sarebbe stato due volte più veloce nella regione artica ce nel resto del pianeta, a causa dell’Arctic Amplification, un processo innescato dalle temperature più alte che sciolgono più ghiaccio e neve e che quindi diminuiscono la superficie riflettente, quindi l’energia solare viene assorbita dal mare che si scalda e provoca un’ulteriore fusione dl ghiaccio marino.

I dati sulla CO2 della Noaa ci confermano che il riscaldamento globale continuerà per decenni, dal momento che più CO2 in atmosfera significa più effetto serra e nuovi record di caldo. E la tendenza di fondo al riscaldamento guidata dalla crescita delle emissioni di CO2 quest’anno ha ricevuto una spinta da El Niño.

Infatti, le foreste, il ciclo di vita delle piante e altri sistemi terrestri hanno risposto ai cambiamenti del clima, alle precipitazioni e alla siccità portati da El Niño. Il maggiore incremento precedente di CO2 atmosferica si era verificato nel 1998, in coincidenza con un altro fortissimo El Niño. Ma sono state le elevate emissioni di gas serra prodotte dal consumo di combustibili fossili a determinare il tasso di crescita di fondo nel corso degli ultimi anni.

L’umanità ha innescato nell’Artico e nell’atmosfera un cambiamento che potrebbe essere disastroso per il pianeta. Purtroppo, quel che accade nell’Artico non rimane nella regione artica e la perdita accelerata di ghiaccio marino sta facendo aumentare gli eventi meteorologici estremi nel Nord America, mentre sta accelerando la disgregazione della calotta glaciale della Groenlandia e scongelando il permafrost in Siberia, Canada e Alaska, lo spesso strato di terra congelata che imprigiona più carbonio di quanto faccia attualmente l’atmosfera.

Come scrive ClimateProgress, «E’ tempo che l’umanità la smetta di scherzare con il fuoco!»