Maltempo e difesa del suolo in Toscana: più risorse, ma anche un nuovo approccio culturale

[22 ottobre 2013]

La Toscana ieri è finita nuovamente sott’acqua manifestando la fragilità del suo territorio dal punto di vista idrogeologico e purtroppo oltre ai danni del maltempo, per la cui stima dovremmo attendere ancora qualche giorno, è necessario ricordare che è morta una persona.

In base alle prime valutazioni degli esperti non ci siamo trovati di fronte alle ormai consuete flash flood localizzate, per le quali tra l’altro il territorio non è preparato e le cui conseguenze e mitigazioni non sono previste dalle pianificazioni vigenti, ma ad un nuovo fenomeno preoccupante denominato “mesoscale convective system”, che consiste in un sistema esteso di eventi atmosferici violenti che si spostano nel raggio anche di centinaia di chilometri. Le nuove tipologie di eventi che scaricano al suolo grandi masse d’acqua, verranno auspicalmente presi in considerazione nel Piano di gestione delle alluvioni che deve essere pronto entro il 2015, ma l’interesse per questo tema nella fase preventiva, da parte della collettività tutta (istituzioni, politica, settori produttivi, cittadini) è purtroppo  scarso (vedi ad esempio la mancata istituzione delle autorità di distretto) e quando vengono individuate misure ed interventi da attuare sul territorio sono spesso vissuti come orpelli e contrastati. In generale, per quanto riguarda la prevenzione, il ritardo del nostro paese più che economico e tecnico è soprattutto culturale.

Comunque dopo giornate come quella di ieri, l’interesse per il tema del dissesto idrogeologico si risveglia e si spinge al massimo, iniziano gli scarica barile e si cercano responsabilità da attribuire a questa o quella istituzione o ente, che in buona misura sono reali.

«Ancora disastri, ancora danni e purtroppo ancora morti. Fino a quando? Fino a quando dovremmo continuare ad essere profeti di sventura? Tutto il territorio italiano è fragile. Ci sono, è vero, piogge eccezionali  – ha affermato Vittorio D’Oriano, geologo toscano e vice presidente del Consiglio nazionale dei geologi – ma è altrettanto vero che la manutenzione dei fiumi e dei fossi non è degno di un paese civile. Il governo e le amministrazioni regionali farebbero bene a fare una profonda, seria, disinteressata, competente riflessione su ciò che sta accedendo in queste ore in alcune regioni italiane e particolarmente in Toscana». Non solo corsi d’acqua, molti dei danni sono connessi anche alle mancate sistemazione agrarie e forestali diffuse sul territorio, che erano caratteristiche del paesaggio toscano, e volte a rallentare i deflussi. «I geologi italiani, grazie anche ad uno specifico protocollo di intesa con il dipartimento della protezione civile nazionale – ha aggiunto D’Oriano –  in varie regioni Italiane, ma la Toscana non è fra queste, hanno attivato un servizio di monitoraggio che si attiva in caso di previsioni meteo sfavorevoli e che tende principalmente ad evitare il ripetersi di morti assurde attraverso un presidio geologico territoriale, durante il periodo dell’allerta. La difesa del suolo non si improvvisa, né tanto meno potranno trovare soluzione gli immensi problemi di governo del territorio lasciando tutto o quasi all’improvvisazione».

Per il presidente della Regione Toscana il problema pare invece principalmente di carattere economico e ieri durante un sopralluogo in lucchesia ha lanciato una provocazione: «Con lo stipendio di un anno di Marchionne riesco a mettere a posto la Garfagnana e la Media Valle». Rossi oggi intervenendo a Montenero di Castel del Piano, sul versante grossetano dell’Amiata, durante l’incontro con le associazioni di categoria, i produttori e le aziende locali del comparto agroalimentare, ha ribadito: «Due sono le azioni in cima ai nostri pensieri: spendere di più per la regimazione idraulica del nostro territorio ed investire per questo almeno 100 milioni di euro l’anno». Pensieri condivisibili ma è necessario avere le risorse, essere pronti e capaci di impiegarle (gli interventi previsti dalla “vecchia” pianificazione di bacino per aumentare la sicurezza di Firenze non sono ancora ultimati a quasi 50 dall’alluvione) e farsi aiutare da tecnici preparati, non solo geologi, ma architetti, biologi, ingeneri ambientali.. perché l’azione e le conoscenze sul territorio sono multidisciplinari. Infine una parte di quelle risorse deve essere impiegata per l’informazione e partecipazione dei cittadini sul tema della prevenzione, senza il coinvolgimento dei quali il buon governo del territorio non si riesce ad attuare.