Mangrove Man e le Sunderbans: mangrovie per salvare uomini e tigri dai cambiamenti climatici

Un progetto solitario partito dopo il ciclone Aila: piantati un milione di alberi

[1 settembre 2016]

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Pranabesh Maiti, figlio di un contadino del Bengala, sta riuscendo a cambiare il destino di una delle più grandi foreste di mangrovie del mondo, le Sunderbans. Come spiega Runa Mukherjee Parikh, una giornalista indiana che scrive su News18, «Nato nell’isola nota per la tigre reale del Bengala, Pranabesh Maiti si è accorto del cambiamento climatico prima di quanto abbia fatto la maggioranza e ha deciso di fare qualcosa per la grande biodiversità che stavano perdendo. Il 36enne Maiti, si rese conto che molte delle cose per le quali il suo paese era famoso stavano lentamente scivolando via, sia che fossero le angurie succose di Sagardip o prodotti freschi provenienti dai fiumi».

Ma è stato solo con la devastazione portata dal ciclone Aila, con la piena che erodeva intere isole, che la gente ha capito che quel che voleva fare Maiti era giusto. Tutti hanno visto e subito sulla loro pelle i danni e spesso i lutti della terra spazzata via nel mare, la sofferenza della fauna e le mangrovie che proteggevano l’intero ecosistema distrutte “per sempre”.

Maiti spiega: «Aila mi ha insegnato qualcosa di importante: nelle zone in cui c’erano le mangrovie, le dighe non si rompevano e non erano state danneggiate.  Era ovvio che dovevamo ripristinare le mangrovie se volevamo un giorno rifiorire. Provenendo da una famiglia di agricoltori, sapevo che dovevamo cominciare a piantare alberi».

Quello che oggi tutti nelle Sunderbans chiamano Mangrove Man ha iniziato a parlarne con le popolazioni  tribali, con gli anziani e anche i bambini. Ha discusso con loro del  ruolo delle mangrovie per costruire il  futuro. «Dopo aver letto un sacco e aver parlato con diverse persone – spiega Maiti a News18 – nel 2013, ho finalmente iniziato a piantare mangrovie nelle regioni colpite da erosione del suolo. E’ stato particolarmente duro, dato che le mangrovie non crescono in tutto il mondo. Hanno bisogno di condizioni come l’acqua salmastra per crescere».

Mangrove Man, che ha un ha un master in linguistica da Kolkata University, è diventato così uno degli ambientalisti più famosi dell’India, ma subito la gente pensava che i suoi sforzi non avrebbero portato alcun frutto. Maiti però è determinato e testardo e, piano piano, ha raccolto intorno a sé un  piccolo esercito di  metodici piantatori mangrovie e, col passare del tempo, la gente ha cominciato a sentirsi padrona e responsabile di quelle nuove piante. Nel  loro. Nel 2014 Maiti ha ricevuto una borsa di studio Changelooms, che viene assegnata ai giovani leader indiani capaci di costruire un futuro sociale diverso, e questo lo ha incoraggiato ancora di più.

Mangrove Man e il suo gruppo hanno cominciato a discutere dell’importanza delle mangrovie nelle scuole,  ha mostrato ai bambini delle Sunderbans film sul cambiamento climatico e l’ambiente e hanno piantato alberi insieme a loro.« Inoltre, abbiamo visto i nostri fiumi disseminati di plastica e bottiglie – dice Maiti –  Le abbiamo raccolto e ci abbiamo messo dentro le piantine. Entro il 2015, panchayat (l’assembla locale degli anziani, ndr), bambini delle scuole, associazioni giovanili, servizi forestali erano stati tutti coinvolti e il cambiamento è qui e tutti lo possono vedere».

Dall’inizio della sua lotta solitaria, per ora senza alcun investimento, l’idea visionaria di Mangrove Man  ha  portato a piantare non solo mangrovie, ma quasi un milione di piante di diverse specie (Sundari, Gorjón, Bain, Keora, Goran, Golpata…) in tutte il Sunderbans, Maiti è riuscito a fare un lungo cammino e ora dice con la solita modestia: «Stiamo ricevendo aiuti da più parti e capendo i modi per utilizzare la tecnologia nella nostra missione. Qualsiasi tipo di gadget o connettività Internet che otteniamo ha un valore inestimabile».

Mangrove Man è uno di quegli idealisti concreti, con le mani sporche di fango di palude, che stanno cambiando dal basso il destino dei paesi in via di svluppo e vuole fare delle Sunderbans piegate dai disastri del cambiamento climatico un modello di fiducia in se stessi: «Voglio che ogni famiglia sia autosufficiente in termini di produzione alimentare e mezzi di sussistenza. Abbiamo solo bisogno di diventare una generazione che comprende la conservazione della natura. Ci sono giorni che può essere frustrante, ma bisogna raccogliere la sfida, non appena io cado», conclude l’uomo che sta facendo rinascere le Sunderbans del Bengala insieme alla sua gente.