Ecco la mappa mondiale di 15 anni di emissioni di CO2 (e della crisi economica)

[12 settembre 2014]

I negoziati internazionali per raggiungere un accordo sulle politiche per tagliare le  emissioni di gas serra sono disseminati di ostacoli, incomprensioni e furbizie e, secondo un team di ricercatori statunitensi ed australiani, «Senza valutazioni indipendenti delle emissioni, globalmente coerenti, gli accordi sul clima rimarranno gravati da errori, self-reporting e dall’impossibilità di verificare i progressi delle emissioni».

Per questo il team guidato dagli scienziati dell’Arizona State University (Asu) ha sviluppato un nuovo approccio, il Fossil Fuel Data Assimilation System (Ffdas) per stimare 15 anni di emissioni di CO2, ora per ora, per l’intero pianeta, con una risoluzione spaziale di 0,1°,  fino al livello di singola città ed industria, una mole di dati che fornisce informazioni essenziali ai policymakers.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati nello studio “A multiyear, global gridded fossil fuel CO2 emission data product: Evaluation and analysis of results” pubblicato sul Journal of Geophysical Research  e nel quale il team internazionale spiega che: «le analisi dei trend a lungo termine delle emissioni globali risultanti mostra la struttura spaziale subnazionale nelle grandi economie attive, come gli Stati Uniti, la Cina e l’India. Questi tre Paesi, in particolare, mostrano diverse tendenze a lungo termine e l’esplorazione dei trends delle luci notturne e della  popolazione rivelano un disaccoppiamento tra la popolazione e le emissioni a livello subnazionale».

Invece le analisi delle variazioni a breve termine rivelano l’impatto della crisi finanziaria globale 2008-2009, «con diffuse anomalie di emissione negativa negli Usa e in Europa».

Il Ffdas, un progetto triennale finanziato dalla Nasa,  utilizza informazioni provenienti da feed satellitari, i dati nazionali sui carburanti e un nuovo database globale sulle centrali elettriche per creare mappe planetarie ad alta risoluzione. «Queste mappe forniscono una, valutazione scientifica indipendente delle emissioni planetarie di gas serra – dicono gli scienziati -, qualcosa politici possono utilizzare e l’opinione pubblica può capire».

Il leader del team di ricerca, Kevin Robert Gurney, della School of Life Sciences dell’Asu, spiega che «Con questo sistema, stiamo compiendo un grande passo verso la creazione di un sistema di monitoraggio globale per i gas serra, qualcosa che è necessario perché il mondo prenda in considerazione il modo migliore per soddisfare gli obiettivi di riduzioni di gas serra. Ora siamo in grado di fornire a tutti i Paesi informazioni dettagliate sulle loro emissioni di CO2 e di dimostrare che è possibile il monitoraggio scientifico indipendente dei gas serra».

Il team ha messo insieme le “luci notturne”, un nuovo database di popolazione, le statistiche nazionali sull’utilizzo di combustibili e un database globale sulle centrali elettriche per creare una mappa delle emissioni di CO2 ripartite per ora, anno e regione e il principale autore dello studi, il ricercatore dell’Asu Salvi Asefi-Najafabady, sottolinea che «La precisione dei risultati Ffdas è confermata da dati indipendenti, basati sul suolo negli Stati Uniti. Questo ci rende fiduciosi sul fatto che il sistema funziona bene e può fornire informazioni politiche salienti utilizzabili»

Anche secondo Jennifer Morgan, direttrice del Climate and Energy Program del World Resources Institute, «Questo è uno strumento incredibilmente utile per i policymakers nazionali e internazionali e l’opinione  pubblica per poter comprendere se le strategie per ridurre i gas serra sono efficaci. Serve un approccio complementare alle attuali metodologie “bottom-up accounting”. Così non avremo più un lungo ritardo nel comprendere le ultime tendenze dei gas serra».

La cosa che interesserà molto politici ed economisti è che il Ffdas mostra ad un dettaglio sorprendente le emissioni globali prima e dopo la crisi finanziaria globale, con aree degli Usa, dell’Unione europea e dell’India che recuperano prima e più rapidamente. Anche i risultati pluriennali anche mostrato un forte aumento delle emissioni di CO2 in Cina e nell’Asia meridionale, «Quindi – scrivono i ricercatori – , i dati sub-nazionali offrono intuizioni sull’attività economica ad una scala alla quale i dati economico tradizionale erano limitati».

L’australiano Peter Rayner, ricercatore capo all’università di Melbourne, conclude: «Ci sono voluti anni per assemblare tutte le statistiche sulle emissioni di CO2. Con questo sistema, una volta che fluiscono i dati satellitari, possiamo aggiornare le nostre mappe delle emissioni ogni anno. Così facciamo un rapido controllo degli sforzi per limitare il cambiamento climatico».