Un nuovo strumento in continuo aggiornamento sui danni provocati dalle catastrofi "naturali"

Ecco la mappa del rischio climatico nelle città italiane

[2 dicembre 2014]

E’ evidente che in Italia l’intensità e l’andamento delle piogge, gli episodi di trombe d’aria e ondate di calore hanno ormai assunto caratteri che solo in parte conoscevamo e che andranno ad accelerarsi nella prospettiva dei cambiamenti climatici. Cosa sta succedendo nel territorio italiano a seguito dell’aumento di fenomeni meteorologici estremi? La mappa del rischio climatico di Legambiente vuole di rispondere a questo interrogativo, raccogliendo le informazioni sui danni provocati in Italia dai fenomeni climatici e con una particolare attenzione nei confronti delle città.

«Le ragioni sono chiare – dicono all’associazione  ambientalista – abbiamo bisogno di capire i caratteri e l’entità degli impatti provocati, di individuare le aree a maggior rischio, approfondire dove e come i fenomeni si ripetono con maggiore frequenza in modo da analizzare gli impatti provocati e cominciare ad evidenziare, laddove possibile, il rapporto tra accelerazione dei processi climatici e problematiche legate a fattori insediativi o infrastrutturali nel territorio italiano. I risultati sono già ora, e lo diventeranno sempre di più, uno strumento prezioso in particolare rispetto a una questione oggi non più eludibile: abbiamo bisogno di nuovi modelli di intervento, in particolare per le città, per affrontare fenomeni di questa portata. Se è condivisa l’urgenza della messa in sicurezza, è del tutto evidente che larga parte dei progetti che vengono portati avanti sono inadeguati rispetto alle nuove sfide che i cambiamenti climatici pongono con sempre maggiore urgenza. Non è continuando a intubare o deviare i fiumi, ad alzare argini o asfaltare altre aree urbane che possiamo dare risposta a equilibri climatici e ecologici complessi che hanno bisogno di approcci diversi e strategie di adattamento. E’ in questa direzione che vanno le politiche comunitarie e i piani clima delle città europee, è ora che anche l’Italia e le sue città si muovano in questa direzione».

La mappa è un sistema interattivo che in questa sua prima elaborazione prende in considerazione i danni provocati da fenomeni meteorologici avvenuti dal 2010 ad oggi, e che sarà periodicamente aggiornata. «Per chiarezza – sottolinea Legambiente – è una mappa delle aree dove sono avvenuti impatti, per cui una tromba d’aria in mare o in un area agricola che non ha provocato danni a edifici, aree urbane, infrastrutture o beni storici non troverà spazio in questa elaborazione. Sono 80 i Comuni dove si sono registrati impatti rilevanti, riportati sulla mappa, suddivisi nella legenda secondo alcune categorie principali (allagamenti, frane, esondazioni, danni alle infrastrutture, al patrimonio storico, provocati da trombe d’aria o da temperature estreme) utili a capire i rischi nel territorio italiano. Laddove i danni sono avvenuti in Comuni dove già erano avvenuti in passato fenomeni analoghi, questi sono stati riportati nella scheda e nel tempo verranno sempre più aumentate le informazioni, con studi e analisi utili a capire la specificità dei processi avvenuti, la pericolosità e per individuare le più efficaci strategie di intervento».

L’aggiornamento della mappa avrà come obiettivo proprio quello di leggere in maniera integrata l’impatto dei fenomeni climatici nei Comuni, mettendo assieme informazioni, immagini, analisi e dati sugli episodi e provare così a comprendere le possibili cause antropiche, le scelte insediative o i fenomeni di abusivismo edilizio, che ne hanno aggravato gli impatti, e arrivare a individuare oltre alle aree a maggiore rischio per i cambiamenti climatici anche nuove strategie di adattamento per le città.

Per ora i fenomeni meteorologici riportati dalla mappa sono 112: 30 casi di allagamenti da piogge intense, 32 casi di danni alle infrastrutture da piogge intense con 29 giorni di stop a metropolitane e treni urbani, 8 casi di danni al patrimonio storico, comprese le conseguenze delle piogge torrenziali che hanno colpito la città di Genova il 9 e 10 ottobre 2014, 22 casi di eventi causati da trombe d’aria, e 20 gli eventi causati da esondazioni fluviali. Ma ancora più rilevante è il tributo che continuiamo a pagare in termini vite umane e di feriti, con 138 persone vittime del maltempo dal 2010 ad oggi.

Analizzando i fenomeni meteorologici e dei danni provocati nel territorio italiano dal 2010 ad oggi, la mappa stilata da Legambiente porta a prime conclusioni: «Innanzi tutto il rischio climatico non riguarda in modo uguale tutto il Paese, alcune aree sono più a rischio di altre, innanzi tutto per ragioni idrogeologiche, e dunque in quei territori vanno accelerati gli interventi di messa in sicurezza e allerta dei cittadini. La seconda evidenza è che i fenomeni di maltempo sono più accentuati in alcuni periodi dell’anno ma sono avvenuti con

frequenza anche nei mesi estivi, quando occorre inoltre attrezzarsi anche rispetto alle ondate di calore che in particolare nelle aree urbane possono provocare gravi danni e conseguenze in termini sanitari. La terza conclusione è che proprio le aree urbane devono diventare oggi la priorità di politiche che tengano assieme prevenzione del dissesto idrogeologico e adattamento ai cambiamenti climatici».

E qui il rapporto chiama in causa è il Governo italiano, «perché al momento queste politiche viaggiano completamente separate». Ma Legambiente sottolinea che «Finalmente oggi il tema del dissesto è affrontato con una task force presso la presidenza del Consiglio, ma il cambiamento nella dimensione dei fenomeni climatici è tale da far apparire inadeguata anche questa impostazione quando si prende atto della totale assenza negli interventi previsti di una visione che tenga conto dell’adattamento ai cambiamenti climatici. Solo nelle ultime settimane – in ritardo rispetto a quanto previsto dalla Commissione Europea -, è stata approvata la strategia nazionale mentre nulla si sta muovendo per arrivare all’approvazione del piano nazionale di adattamento che dovrebbe finalmente permettere di passare dagli obiettivi generali agli interventi anche per guidare la spesa dei fondi europei da parte delle Regioni che, ricordiamolo, nella programmazione 2014-2020 sono rilevanti per questo tipo di interventi, ma che rischiano in assenza di chiare strategie e di una attenta regia di rimanere sprecate. E per fare in modo che nelle città italiane si arrivi quanto prima ad approvare dei Piani Clima per intervenire nelle aree a maggior rischio e individuare le scelte di adattamento nei quartieri e negli spazi aperti».

Il rapporto sulla mappa del rischio nelle città italiane si chiude con l’eterna domanda: «Può un Paese dove l’81,2 % dei Comuni è a rischio di dissesto idrogeologico, e con quasi 6 milioni di persone che abitano in aree a forte rischio idrogeologico, continuare senza una strategia che dia risposte urgenti e integrate a questi fenomeni climatici?»  e Legambiente chiude ricordando che «La risposta è scontata per diverse ragioni, non ultime economiche con 61,5 miliardi di euro spesi tra il 1944 ed il 2012 solo per i danni provocati dagli eventi estremi».

Per consultare la mappa del rischio climatico nelle città italiane:

http://www.planningclimatechange.org/atlanteclimatico/