Ora i leader mondiali prendano davvero sul serio la lotta ai cambiamenti climatici

Marcia per il clima, un milione di persone a New York: il movimento è tornato?

[22 settembre 2014]

Come ha detto Van Jones, co-conduttore di Crossfire della CNN ed ex consigliere ambientale della Casa Bianca, «Diventerà una bella giornata» e non è stato smentito dalla People’s Climate March – la marcia per il clima-  che ha invaso New York City ieri con una impressionante folla di 400.000 persone fatta di attivisti, intere comunità, celebrità dello spettacolo e leader mondiali, a cominciare dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon, al quale erano indirizzate le richieste dei manifestanti, in vista del summit climatico dei leader mondiali che sarà convocato all’Onu.

Le stime ufficiali della marcia per il clima all’inizio davano 310.000 partecipanti, più del triplo delle previsioni della vigilia, ma alla fine il corteo si è ingrossato fino a raggiungere le 400.000 persone e a Times Square alla fine i manifestanti che assistevano all’happening finale erano probabilmente  oltre 1 milione.

A questa che è sicuramente la più grande manifestazione ambientalista della storia vanno aggiunte le centinaia di migliaia che hanno partecipato ai 2.646 eventi in 156 Paesi, Italia compresa.

Christiana Figueres, segretaria esecutiva dell’ United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfcccc) che dal 20 al 25 ottobre si riunirà a Bonn per  l’ultimo climate talk prima della Conferenza delle parti di Lima,  ha detto  che «Tutto questo dimostra che dobbiamo affrontare il cambiamento climatico» e la gente del pianeta ha dimostrato di essere molto più interessata e disponibile a farlo dei suoi indecisi leader, speriamo che i decisori politici lo capiscano. La Figueres è come sempre fiduciosa: «La cosa bella del processo in questo momento è che è sia bottom up che top down».

Poca rabbia e molta allegria a New York e nel resto del mondo: bandiere multicolori, travestimenti fantasiosi, tamburi, e applausi, striscioni e t-shirt con slogan di ogni tipo, grandi organizzazioni ambientaliste e gruppuscoli semi-sconosciuti che diffondevano opuscoli.

Un evento mondiale, iniziato nelle lontane Kiribati, proseguito in Papua Nuova Giunea, tracimato in Asia, Europa ed Africa ed approdato a New York, una spinta ed un monito per i leader mondiali che dovranno lavorare un anno, tra Lima e Parigi, per non deludere queste speranze e per non farle trasformare in rabbia.

A New  York c’era anche George Ferguson, sindaco britannico di Bristol  che ha detto a ThinkProgress: «Mi aspetto che a Parigi il prossimo anno avremo impostato il percorso. Se saremo in grado  di mostrare un livello di determinazione e unità come oggi , questo promette per il movimento reale il prossimo anno. Sindaci e leader della città sono molto più vicini ad ottenere soluzioni, nonché risultati per il  cambiamento climatico.  Bristol è una città costiera che recentemente ha subito pesanti inondazioni  e la cosa può solo aggravarsi. Ma non è neanche lontanamente quello che abbiamo visto in altri continenti. I grandi cambiamenti necessari per combattere il cambiamento climatico arriveranno da migliaia di piccoli cambiamenti e queste i modifiche saranno in gran parte prese nelle nostre città. Quindi è molto importante che ci sia una solidarietà dei sindaci nelle città di tutto il mondo».

Anche la ministra all’ambiente e clima di centro-destra della Norvegia, Tine Sundtoft  ha marciato a New York insieme ad un bel pezzo della sinistra americana ed ha detto «Siamo qui a pensare insieme, imparare insieme e rubare le idee gli uni dagli altri. Sono qui per far parte della mobilitazione globale. Voglio che la gente dica ai leader che ora dobbiamo prendere sul serio il cambiamento climatico».

E per qualcuno la marcia di New York è stata la prima esperienza ambientalista, per  Scott Beibin, un artista- inventore di Philadelphia e una vita spesa a lavorare su questi temi: «Questo è un fantastico punto di incontro. Qui ci  sono così tante persone che stanno  facendo un lavoro incredibile e provenienti da diverse prospettive. La chiave per la comunità di base è quella di creare le circostanze che costringono chi è al potere a dare una risposta.  Non importa quante cose ambientali alla moda ci siano  là fuori, la parte più importante l’impatto reale che la gente reale sta avendo in tutto il mondo: le soluzioni pratiche attuali».

Insieme a Ban Ki-moon alla marcia c’erano anche il ministro dell’ambiente del Perù Manuel Pulgar-Vidal, il sindaco progressista di New York Bill de Blasio, i ministri francesi degli esteri e dell’ambiente ed energia Laurent Fabius  e Marie-Ségolène Royal, la famosa primatologa  Jane Goodal e l’ex vice-presidente Usa  Al Gore. Ban ha ricordato che «Il cambiamento climatico è una questione determinante della nostra epoca e non c’è tempo da perdere. Se non agiamo subito ne dovremo pagare il prezzo. Non ci sono programmi alternativi perché non abbiamo un secondo pianeta. Dobbiamo sforzarci di suscitare una mobilitazione».

La gente ha risposto, ora bisognerà vedere se lo faranno anche i leader o cercheranno altre scuse e distinguo per continuare nel pericoloso immobilismo che ci sta portando dritti alla catastrofe climatica.

Le altre più grandi dimostrazioni sono state soprattutto in Europa: Londra, Parigi ed anche Roma dove un’invasione di bici, persone, colori e striscioni ha dipinto una delle vie più antiche e belle del mondo. «Migliaia di persone ai Fori Imperiali per chiedere azioni urgenti e concrete contro i cambiamenti climatici – dicono gli orgamnizzatori dell’evento italiano –  E’ stata un successo la giornata di mobilitazione contro i cambiamenti climatici promosso dal Power Shift Italia, Italian Climate Network, Legambiente e Kyoto Club e con l’adesione di altre 20 sigle tra organizzazioni, movimenti e aziende. Un pomeriggio di festa, colori e musica, che ha visto anche la partecipazione della presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, per chiedere interventi concreti al Governo Italiano, impegnato, in questi giorni, al Summit sul Clima convocato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon. Obiettivo del Summit discutere, insieme ai Capi di Stato, degli impegni di contenimento delle emissioni in vista dell’accordo globale sul clima atteso a fine del 2015 nella Conferenza delle Parti di Parigi».

Del  Coordinamento Power Shift Italia fanno parte: Italian Climate Network Onlus, Legambiente Onlus, Kyoto Club, YOUNICEF, FIAB Federazione Italiana Amici Della Bicicletta, Climalteranti, Qualenergia.it, SpeziaPolis, Agenzia Di Stampa Giovanile, Jangada Cipra Youth Council, CliMAtes, Comitato SpeziaViaDalCarbone, Osservatorio SoStenibile, Viração Educomunicação, The Reality Climate Project, Associazione Energia Felice, che insieme hanno rivolto da Roma tre richieste:

1  – che il tema del cambiamenti climatici diventi un punto prioritario nell’agenda di Governo, assumendo impegni ambiziosi di riduzione delle emissioni di CO2 e degli altri gas serra, a partire da obiettivi efficaci per la lotta ai cambiamenti climatici e in linea con le raccomandazioni dell’Intergovernamental Panel on Climate Change. In attuazione di questi è necessaria un’accelerazione della trasformazione del sistema di produzione di energia che permetta l’uscita dai combustibili fossili e ponga fine ai sussidi alle fonti fossili, a favore di una generazione energetica distribuita, democratica e pulita.

2 – che l’Italia, in quanto presidente di turno dell’unione europea, si batta per impegni ambiziosi e vincolanti al 2030. Che  nel vertice europeo di ottobre sia portatrice in Europa di una visione lungimirante e ambiziosa nell’attuale dibattito per la definizione dei nuovi obiettivi, proponendo +40% di risparmio energetico, +45% di fonti rinnovabili, -55% di riduzione di CO2. La definizione di questi obiettivi determinerà infatti le scelte energetiche e climatiche dei prossimi quindici anni, influenzando la misura con cui si agirà per contenere il surriscaldamento globale.

3 – che l’Italia contribuisca al Fondo Verde per il Clima e mantenga fede agli impegni che erano stati assunti a Copenaghen in tema di finanza per il clima. Finanziamenti per misure di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici sono, infatti, necessari ed è giusto che l’Italia faccia la sua parte.

L’evento Italiano è stato  realizzato grazie al contributo di Deep Blue srl e del progetto EcoLifeStyles for CO2 reduction, co-finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma LIFE+ ed è stato organizzato da Power Shift Italia, Italian Climate Network, Legambiente e Kyoto Club, in collaborazione con Avaaz. con l’adesione di Alleanza per il Clima, Anev, Assorinnovabili, Bike Pride, Campania Eco Festival, Coldiretti, COMI cooperazione per il mondo in via di sviluppo, FIMA Federazione Italiana Media Ambientali, GIT Banca Etica Soci Lazio, Giornalisti nell’erba, Green Cross, Greenpeace Italia. La Nuova Ecologia, Libera Accademia Di Roma LAR, Mekanè, Oxfam Italia, ReBike Altermobility, #Salvaiciclisti, Sport Against Violence SAV, Rete Mobilita Nuova, Università Popolare Dello Sport UPS, VeloLove, WWF Italia.