Mattarella all’Ifad: agricoltura elemento fondamentale per ridurre i flussi migratori

Nwanze: rischiamo un’inversione di tendenza nel campo della lotta alla povertà e alla fame

[18 febbraio 2016]

Mattarella Ifad

Aprendo ieri i lavori della 39esima riunione del Consiglio dei governatori del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (International fund for agricultural development – Ifad)  ha detto che «L’agricoltura contribuisce trasversalmente a tutti gli Obiettivi. Povertà e fame sono all’origine dei conflitti, dell’instabilità e delle catastrofi umanitarie, sono il primo anello di una catena che occorre spezzare. Tre miliardi di persone vivono nelle aree rurali dei paesi in via di sviluppo. Sebbene essi  siano circa il 40 per cento della popolazione globale, in realtà rappresentano più del 70 per cento dei poveri e degli affamati del mondo e dipendono per la maggior parte dall’agricoltura. La chiave per raggiungere gli Obiettivi  per lo Sviluppo Sostenibile in modo da porre fine a povertà e a fame è quindi quella di concentrare l’attenzione sulle popolazioni rurali, in particolare sui piccoli agricoltori».

L’Ifad è un’istituzione finanziaria internazionale e un’agenzia specializzata dell’Onu che ha sede alla FAo di Roma e investe sulle popolazioni rurali per  ridurre la povertà, aumentare la sicurezza alimentare, migliorare i livelli nutrizionali e rafforzare la resilienza. Dal 1978 l’Ifad ha investito 17.6 miliardi di dollari in donazioni e prestiti a tassi agevolati per finanziare progetti dei quali hanno beneficiato circa 459 milioni di persone.

Mattarella ha parlato anche dell’esodo di decine di migliaia di siriani verso Europa e Turchia e ha sottolineato che «Salvare vite umane e tendere la mano a quanti fuggono dalla guerra o dalla miseria è un dovere morale». Ma i grandi flussi migratori e la minaccia del terrorismo non sono le uniche sfide da affrontare, come ha ricordato il presidente dell’Ifad Kanayo F. Nwanze «La siccità che sta colpendo l’Africa meridionale, dove circa 14 milioni di persone rischiano di morire di fame. Oltre a gestire tali situazioni d’emergenza, i governi devono sempre tenere presenti le priorità legate allo sviluppo nel lungo periodo. Se ciò non viene fatto le conseguenze possono essere pericolose:  rischiamo di trovarci di fronte a un’inversione di tendenza rispetto ai successi ottenuti negli ultimi anni nel campo della lotta alla povertà e alla fame».

Mattarella concorda con Nwanze: «Gli interventi umanitari, da soli, non sono sufficienti. Infatti, oltre a governare il fenomeno migratorio occorre supportare  uno sviluppo sostenibile, equo e inclusivo. Parte di tale strategia sono le misure di protezione sociale rivolte alle donne. L’economia e la società, tanto nei Paesi ad alta industrializzazione quanto nelle economie prevalentemente rurali, si reggono sull’impegno quotidiano delle donne. Eppure troppo spesso il loro contributo è misconosciuto. Per questo motivo, l’affermazione dell’uguaglianza non è solo un imperativo etico ma uno strumento per favorire sviluppo. La catena della fame, della povertà e della fuga dalle privazioni è forte, ma può e deve essere spezzata. È il compito storico di questo mondo, a vantaggio delle generazioni future e, soprattutto, della Generazione Fame Zero che sta per nascere e le cui speranze e attese non possiamo deludere».