Migranti e cambiamenti climatici due problemi che devono essere affrontati insieme

La finestra per agire si sta rapidamente chiudendo. Il cambiamento climatico e il degrado ambientale stanno creando livelli inaccettabili di insicurezza umana

[11 settembre 2018]

Il cambiamento climatico sta drasticamente ridisegnando il nostro mondo, provocando esodi umani senza precedenti e esponendo l’umanità a crescenti livelli di insicurezza. La finestra temporale per agire si sta chiudendo e, prima che lo faccia, occorre raggiungere due obiettivi che si stanno dimostrando inseparabili: gestire in modo sostenibile l’ ambiente e salvaguardare la dignità, i diritti e mezzi di sussistenza di tutti.

In questo articolo, pubblicato per la prima volta da Project Syndicate con il titolo “Making Migration Safe for Climate Nexus”  e poi rilanciato da UN News,  Erik Solheim, direttore esecutivo del the United Nations Environment Program (Unep) e William Lacy Swing,  direttore generale dell’International Organization for Migration (Iom), spiegano quanto sia importante consentire una migrazione sicura affrontando le sue cause.

 

L’umanità è in movimento. Viviamo in un’era di mobilità senza precedenti di idee, denaro e, in misura crescente, di persone.

La vastità della popolazione umana, insieme al odo in cui consumiamo le risorse, sta rimodellando profondamente il nostro mondo. Intanto, il nostro modello economico “take-make-dispose” ha creato ricchezza per centinaia di milioni di persone in molti Paesi, riducendo in modo significativo la povertà globale, è andato troppo oltre. Fondamentalmente, espone le generazioni future a immensi rischi sociali, economici e ambientali. E forse il rischio più importante deriva dal riempire l’atmosfera di gas serra ad un tasso più alto che in qualsiasi momento negli ultimi 66 milioni di anni.

Un miliardo delle persone che vivono attualmente sono migranti, spostatisi all’interno o oltre i loro confini nazionali. Lo hanno fatto per una serie di motivi complessi, tra cui la pressione demografica, la mancanza di opportunità economiche, il degrado ambientale e nuove forme di viaggi. Messi insieme, questi fattori stanno contribuendo a spostamenti umani e a migrazioni non sicure a un livello senza precedenti. E i livelli di entrambi potranno solo aumentare quando gli effetti dei cambiamenti climatici eroderanno gradualmente i mezzi di sussistenza di milioni di persone.

Il cambiamento climatico sta ridisegnando fondamentalmente la mappa di dove le persone possono vivere. Le scorte alimentari vengono distrutte nella regione del Sahel del Nord Africa e dell’America centrale;  lo stress idrico e la scarsità stanno peggiorando in Nord Africa e Medio Oriente . La Somalia, ad esempio, sta vivendo siccità più frequenti. L’Iraq sta combattendo contro ondate di caldo più frequenti. Tempeste e inondazioni senza precedenti hanno colpito i Caraibi e il Golfo del Messico. Man mano che l’anormale diventa la nuova normalità, la scarsità, la concorrenza a somma zero e gli spostamenti di massa diventeranno più comuni.

Ma ci sono buone notizie da segnalare su due fronti. Primo, stiamo facendo grandi passi avanti nel costruire la resilienza alle condizioni meteorologiche estreme. Negli anni ’70, il Bangladesh ha perso centinaia di migliaia di persone per le alluvioni estreme. Oggi, le vittime di eventi simili, non meno tragici, sono molte meno numerose. Stiamo migliorando nel gestire i disastri.

Secondo, per la prima volta nella storia, la comunità internazionale si sta unendo per costruire un quadro per gestire la migrazione internazionale. I negoziati intergovernativi sono iniziati nel febbraio 2018 con l’obiettivo di adottare un Global Compact per la migrazione sicura, ordinata e regolare (GCM). E il mese scorso, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha definito il GCM, che i Capi di Stato dovrebbero ora adottare in una conferenza di alto livello a Marrakesh  questo dicembre.

Il GCM promette di fornire una solida struttura per intraprendere azioni che affrontino la migrazione causata dal clima. Ma ora dobbiamo assicurarci che sia implementato. Il GCM rappresenta un’opportunità unica nella creazione di un sistema concordato a livello internazionale per la gestione di una migrazione sicura e ordinata. Come tale, ha il potenziale per migliorare le vite e le prospettive di decine di milioni di persone. Una volta adottato formalmente, dovremo garantire che il nuovo quadro massimizzi i benefici degli spostamenti e  degli scambi internazionali, affrontando anche le preoccupazioni che molte persone hanno verso la migrazione non regolamentata.

Infine, e soprattutto, dovremo fare tutto il possibile per ridurre drasticamente le emissioni di gas serra. Questo è l’unico modo per mantenere la temperatura della Terra entro i 2° C  in più dei livelli preindustriali – la soglia alla quale una spirale di feedback ciclici potrebbero aprire un’autostrada per il  cambiamento climatico.

Il recente rapporto secondo il quale ora il biossido di carbonio atmosferico supera le 410 parti per milione dovrebbe servire da allarme. Abbiamo urgentemente bisogno di diventare più efficienti sotto il profilo delle risorse, adottando metodi di produzione e consumo sostenibili, alterando radicalmente il nostro modello economico.

La finestra per agire si sta rapidamente chiudendo. Il cambiamento climatico e il degrado ambientale stanno creando livelli inaccettabili di insicurezza umana. Se il nostro ambiente sarà gestito in modo sostenibile, avremo maggiori possibilità di sostenere la dignità, i diritti e le prospettive dei migranti.

Questi due obiettivi sono inseparabili e le organizzazioni che guidiamo sono pronte a sostenere gli sforzi dei governi del mondo per raggiungerli. Il 2018 ci offre un’opportunità unica per pensare e pianificare per i decenni a venire, intensificando l’azione sia sulla migrazione che sull’ambiente.

Mentre istituiamo una struttura per garantire una migrazione sicura, regolare e ordinata, dobbiamo sfruttare la nostra creatività per affrontare le sue cause. Abbiamo soprattutto bisogno di leader mondiali  lungimiranti, con la volontà di risolvere un problema che già ci sovrasta e che è stato interamente prodotto da noi

di Erik Solheim e William Lacy Swing