Migrazioni e clima: quando a emigrare erano i tedeschi (e gli italiani e gli altri europei) – VIDEO

Le grandi migrazioni degli europei in America innescate dai cambiamenti climatici

[22 novembre 2017]

Da Trump a Heinz, alcuni dei più famosi cognomi e marchi americani risalgono ai tedeschi emigrati nel XIX secolo, quando dalla Germania  più di 5 milioni di tedeschi   migrarono in  Nord America  e molti provenivano da quello che oggi è il ricco e opulento sud della Germania e non fuggivano solo  dalla povertà, dalla guerra e dalla rivoluzione, ma anche da enormi cambiamenti climatici.  E’ quello che afferma lo studio “Climate of migration? How climate triggered migration from southwest Germany to North America during the 19th century” pubblicato su Climate of the Past, il giornale dell’European Geosciences Union, da  Rüdiger Glaser, Iso Himmelsbach e Annette Bösmeier  dell’Albert-Ludwigs-Universität Freiburg.

A differenza di oggi,quando il mondo è segnato da un accelerato riscaldamento globale di origine antropica, nel XIX secolo, ormai alla fine del periodo freddo noto come la piccola era glaciale, i ghiacciai alpini erano in espansione, gli inverni erano spesso molto freddi e le estati  fresche e l’Europa era flagellata anche da eventi meteorologici estremi come siccità e inondazioni. Secondo il team dell’Istituto di scienze sociali ambientali e geografia dell’università di Friburgo, «Queste variazioni Ambientali sono state una delle cause principali delle ondate migratorie in Nord America provenienti dalla regione che ora è il Land federale del Baden-Württemberg». I ricercatori sperano che il loro studio «contribuirà alla discussione sulle cause della migrazione, in quanto gli esperti prevedono migrazioni di massa a causa dei futuri cambiamenti climatici». .

Glaser sottolinea: «Abbiamo scoperto che il clima spiega fino al 20-30% delle migrazioni dalla Germania sudoccidentale al Nord America nel XIX secolo. L’anno senza estate del 1816 fu umido e freddo, causando diffusi fallimenti delle coltivazioni i e, infine, carestia ed emigrazione. Un anno dopo seguì l’eruzione del vulcano Tambora in Indonesia, le sue ceneri e il suo gas si diffusero nell’atmosfera e causarono un calo delle temperature in tutto il mondo per diversi anni».

Il team tedesco ha dimostrato che «Le successive cinque ondate migratorie nei decenni successivi sono state influenzate dagli estremi climatici. La Bösmeier dice che «Un altro anno di picco della migrazione, il 1846, ha avuto un’estate estremamente calda e secca che ha portato a cattivi raccolti e alti prezzi dei prodotti alimentari. Questi due anni con numeri alti di migrazione sembrano essere fortemente influenzati dai cambiamenti climatici, mentre per altre ondate migratorie sembravano essere più importanti altre circostanze».

Secondo Glaser, «La catena di effetti è chiaramente visibile: cattive condizioni climatiche portano a raccolti ridotti, all’aumento dei prezzi dei cereali e infine all’emigrazione,Ma è solo un pezzo del puzzle». Himmelsbach aggiunge: «I nostri risultati mostrano che l’influenza del clima ha contrassegnato in modo diverso le diverse ondate migratorie».

Il team dell’Albert-Ludwigs-Universität Freiburg ha studiatole  statistiche ufficiali sulla migrazione e dati demografici del XIX° secolo, oltre a dati meteorologici, ai dati sul raccolto e alle registrazioni dei prezzi dei cereali. Ne è venuto fuori che «Il clima è stato un fattore meno significativo nel guidare la più grande ondata migratoria, dal 1850 al 1855, Durante la guerra di Crimea (1853-1856), ad esempio, la Francia vietò le esportazioni di prodotti alimentari, mettendo sotto pressione sui mercati tedeschi del grano». All’epoca, le autorità di Baden davano anche un contributo ai più poveri perché lasciassero il paese, nel tentativo di prevenire le insurrezioni e di risparmiare sul welfare (vi ricorda qualcosa?) e anche questa diffusa poverofobia fece crescere i numeri dei migranti tedeschi ed europei.

Glaser conclude: «La migrazione nel XIX secolo è stata un processo complesso influenzato da molteplici fattori: la mancanza di prospettive economiche, la pressione sociale, lo sviluppo della popolazione, le dispute religiose e politiche, la guerra, i legami familiari e la promozione dell’emigrazione da parti diverse hanno influenzato la decisione delle persone di lasciare  il loro Paese. Tuttavia, vediamo chiaramente che il clima è stato un fattore importante».

Quello che è successo nel XIX secolo e poi nel XX secolo in Europa, con la migrazione di milioni di persone e con la migrazione di massa italiana – verso l’estero pre e post Seconda Guerra Mondiale e  poi anche interna con il boom economico degli anni ‘60 – potrebbe quindi essere un pallido esempio di cosa può succedere in un mondo nel quale il clima ha assunto un ruolo centrale nelle discussioni sulle migrazioni e dove il cambiamento climatico già in atto dovrebbe condurre a migrazioni di massa (i “rifugiati climatici”), causate dall’innalzamento del livello del mare e da eventi meteorologici estremi sempre più frequenti e persistenti, come inondazioni, siccità e uragani.  I ricercatori tedeschi sperano  che il loro studio – che fa parte del progetto Climates of Migration, finanziato dal ministero per l’educazione e la ricerca della Germania e  portato avanti dal  Rachel Carson Center for Environment and Society di Monaco e dal Kulturwissenschaftlichen Institut Essen –  «possa far luce sui vari fattori che influenzano la migrazione e su quanto possa essere importante il clima nell’innescare gli spostamenti  di massa delle persone».

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  • Video summary: Climate changes triggered immigration to America in the 19th century