In questo momento ci sono 30mila tonnellate di sabbia del Sahara sulle nostre teste

Da un paio di settimane il deserto rifornisce di sabbia l'aria che respiriamo (e i tetti delle nostre auto)

[16 aprile 2018]

Da un paio di settimane l’alternanza di aria calda e fredda che sta caratterizzando la nostra primavera hanno portato un grande quantitativo di sabbia sahariana in giro per il nostro emisfero. Di per sé il fenomeno non è affatto eccezionale: a marzo nell’Europa dell’est si registrò addirittura l’abbondante presenza di neve arancione, proprio a causa della presenza di sabbia sahariana in atmosfera. Quel che colpisce adesso è l’intensità del fenomeno.

«Solo venti giorni fa, quella definita da alcuni ricercatori “la più grande tempesta di sabbia del secolo nella nostra fascia di latitudini” ci ha sfiorati nel suo percorso dal Sahara verso nord-est, portando oltre 1000 microgrammi di polvere per metro cubo d’aria a Cipro e impattando allo stesso modo tutto il medio oriente, fino in Iran. Ora – spiegano dal Cnr – tocca a noi. Da un paio di  settimane il Sahara rifornisce di sabbia l’aria che respiriamo (ed i tetti delle nostre auto). Ieri, domenica 15 marzo, le centraline Arpa di Roma misuravano 60 microgrammi per metro cubo di PM10, un valore difficilmente raggiunto anche nei giorni più inquinati dello scorso inverno. Il perché è facile da spiegare: una nube di sabbia spessa 3 km inondava la città e gran parte dell’Italia, 30mila tonnellate di sabbia sparse sul nostro Paese. La possiamo vedere evidenziata dal rosso della figura ottenuta da uno dei radar-laser della rete Alice-Net (www.alice-net.eu)». Un fenomeno che, se persistente, meriterebbe forse ulteriori indagini anche dal punto di vista sanitario: come testimonia infatti una recente ricerca illustrata dal Sistema nazionale di protezione dell’ambiente (Snpa) , in Sicilia è già accertato che il Pm10 di origine desertica è associato positivamente alla mortalità e alle ospedalizzazioni. Per un fenomeno che, in ogni caso, è da considerarsi perfettamente “naturale”.

«Non è l’ideale per gli allergici – spiegano dal Cnr – ma è un segno di un robusto avvio del cammino della natura verso l’estate. Il picco di questo evento è concluso ma la sua coda è prevista rimanere almeno fino al 20 di Aprile, poi si vedrà. Questo tipo di eventi dura in genere tutta la primavera».