Federica Mogherini, la candidata di Renzi alla poltrona Ue, cosa ne pensa?

Mr. Pesc, il cambiamento climatico e le guerre sbagliate dell’Occidente

Javier Solana, Alto rappresentante per la politica estera europea per 10 anni, indica la strada: la nostra sicurezza dipende da quella dell’ambiente

[20 agosto 2014]

Per la prima volta dopo lungo tempo, la crisi economica che piega le ambizioni dell’Unione europea e soprattutto dell’Italia si trova realmente offuscata dalle tensioni geopolitice che attorniano il Vecchio continente: dall’Ucraina al Medio Oriente, passando per la Libia e l’indimenticata Siria.  Complice una sonnacchiosa coda estiva, con parlamenti e governi che scalano marcia, l’Europa smette di guardarsi l’ombelico.

Persino l’Italia, finora pressoché silente sulla crisi che sta dilaniando l’Iraq. Lasciato il buon retiro versiliano, Matteo Renzi è oggi a Bagdad nella doppia veste di premier italiano e presidente di turno dell’Unione europea. A migliaia di chilometri di distanza, i ministri degli Esteri, Federica Mogherini, e della Difesa, Roberta Pinotti, riferiscono al contempo alle commissioni riunite Affari esteri e Difesa di Camera e Senato le comunicazioni del governo sui recenti sviluppi della situazione irachena. In ballo c’è l’opzione di inviare armi sul territorio per poter ricacciare indietro gli estremisti islamici dell’Isis, che stanno seminando terrore. La Germania ha appena deciso per il sì; gli Usa, dal canto loro, stanno già supportando i curdi con raid aerei mirati.

L’Italia resta indietro. Durante l’ultimo vertice sul capitolo ucraino che ha visto protagonisti nella mediazione il ministro degli Esteri tedesco e quello francese, la nostra Federica Mogherini neanche era presente. Eppure è ancora il suo l’unico nome sul tavolo per la poltrona di Mr. (o Lady?) Pesc, l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione europea. Su di lei Renzi ha investito una fetta importante del capitale politico italiano, attirandosi le critiche di chi sostiene che si sia piccato senza motivo su di una carica di grande prestigio, ma sostanzialmente vuota.

Il risveglio dal letargo dell’interesse geopolitico che sembra star percorrendo come un brivido la schiena dell’Europa è anche l’occasione di dimostrare che c’è modo e modo di interpretare il ruolo di Mr. Pesc. Lo spagnolo Javier Solana, che del copione se ne intende (per ben 10 anni, dal 1999 al 2009, ha rivestito questa carica in Europa. Finora è stato lui l’unico verso Mr. Pesc della storia), in questo gran guazzabuglio di vicini ingombranti e terroristi alle porte ha scelto la strada meno ovvia – e la più intelligente – per dire la sua. Solana si è espresso con un semplice monito: «Salvare la casa». Quella condivisa da tutte le donne e tutti gli uomini, il pianeta Terra.

Concentrandosi in particolare sulla montante emergenza dei cambiamenti climatici, l’ex Mr. Pesc ha esordito su Project Syndicate affermando che «una crepa nelle fondamenta di una casa, se non è riparata, può continuare a crescere, destabilizzando in ultima analisi la struttura e rendendola inabitabile. I suoi occupanti devono quindi passare a un altro edificio. Ma la popolazione mondiale non può andare da qualche altra parte; le case, anche se non a buon mercato, sono sostituibili. Il nostro pianeta non lo è».

La battaglia per le risorse naturali sempre più scarse (acqua, energia, materie prime) è un fattore decisivo, direttamente e indirettamente, nell’evoluzione delle tensioni geopolitiche che attraversano il pianeta. Talvolta tali risorse si tramutano anche in armi, come oggi in Iraq: l’avanzata dello Stato islamico ha fatto perno sulle dighe della zona, e non a caso i Peshmerga curdi, con l’aiuto degli Usa, hanno concentrato i loro sforzi nel riconquistare quella di Mosul, la più grande dell’intero Iraq.

Durante Giornata umanitaria mondiale – appena celebrata – Kristalina Georgieva, la commissaria europea per la Cooperazione internazionale (e tra le principali antagoniste di Federica Mogherini alla corsa di una poltrona da Mr. Pesc sempre più rosa), ha ricordato che «a causa dell’effetto congiunto dei mutamenti climatici, della rapida crescita demografica in luoghi come il Sahel e dell’estremismo, inevitabilmente vi saranno più conflitti, più fame e più profughi che devono abbandonare le proprie case e i propri mezzi di sostentamento».

Qual è la posizione di Federica Mogherini e del governo italiano su questi punti? C’è modo e modo di essere Mr. Pesc. Chiarire una volta per tutte l’italian style sarebbe di grande utilità anche per spianare la corsa alla poltrona ambita dall’esecutivo in Europa. Quella della sostenibilità, ormai dovrebbe essere chiaro, è una visione che per avere un senso deve assumere la dimensione che le è propria, abbracciando non solo la gestione dell’energia o dei gas serra, ma la totalità della vita economica e sociale. Tanto che non è più possibile difendere «la sicurezza comune dell’Unione europea» senza tener conto dei limiti del Pianeta.