Nasa: i dati storici hanno sottovalutato l’innalzamento del livello del mare

La scoperta fatta grazie all’esperimento Grace e a un nuovo strumento di modellazione

[20 ottobre 2016]

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Un nuovo studio di Nasa e università statunitensi, realizzato utilizzando i dati satellitari, ha scoperto che  i mareografi – la registrazione storica di più elevata qualità, delle acque oceaniche – «può aver sottovalutato la quantità di aumento globale medio livello del mare che si è verificato nel corso del XX secolo».

Lo studio “Are long tide gauge records in the wrong place to measure global mean sea level rise?”, pubblicato su  Geophysical Research Letters da un team di ricerca guidato da Philip Thompson, vicedirettore del Sea level center della School of ocean and earth science and technology dell’università delle Hawaii – Manoa, e che comprendeva anche scienziati dl Jet propulsion laboratory (Jpl) della Nasa e dell’Old Dominion University, ha valutato come i vari processi che causano l’innalzamento del livello del mare cambino in maniera diversa in luoghi diversi e come possano aver influito sulle misurazioni precedenti

Thompson spiega: «Non è che ci sia qualcosa che non va con gli strumenti o nei dati, ma per una serie di motivi, il livello del mare non cambia allo stesso ritmo e allo stesso tempo in tutto il mondo. Come si è visto, i nostri migliori dati storici sul livello del mare tendono a  collocarsi quando l’aumento del livello del mare del XX secolo è stato molto probabilmente inferiore alla vera media globale».

Uno dei processi chiave  che hanno esaminato i ricercatori è il cosiddetto effetto “ice melt fingerprints”, che sono modelli globali del cambiamento del livello del mare causati dalla deviazioni della rotazione terrestre e dalla gravità locale, che si verificano quando si scioglie una grande massa di ghiaccio. Per determinare l’impronta digitale unica dello scioglimento dei ghiacciai, delle calotte polari e delle banchise, il team ha utilizzato i dati sul cambiamento del capo gravitazionale terrestre provenienti dal Gravity recovery and climate experiment (Grace), un progetto di Nasa,  Dlr e Gfg tedeschi e univerità del Texas – Austin, e da un nuovo strumento di modellazione  sviluppato grazie a uno studio di Surendra Adhikari e del suo team del Jpl,  che simula il modo in cui la massa dell’oceano viene ridistribuita  a causa di scioglimento dei ghiacci.

Alla Nasa spiegano che «Una delle caratteristiche più affascinanti e contro-intuitivo di queste impronte digitali è che il livello del mare scende in prossimità dello scioglimento di un ghiacciaio, invece di salire come ci si potrebbe aspettare. La perdita di massa di ghiaccio riduce l’influenza gravitazionale del ghiacciaio, causando la migrazione dell’acqua dell’oceano. Ma lontano dal ghiacciaio, l’acqua che ha aggiunto l’oceano fa sì che il livello del mare salga al un tasso molto più grande».

Nel XX secolo le posizioni predominanti dello scioglimento globale del ghiaccio erano nell’emisfero settentrionale. I risultati di questo studio hanno dimostrato che «molti dei dati storici di altissima qualità del livello dell’acqua sono stati presi in luoghi in cui le impronte digitali delle fonti della fusione dell’emisfero settentrionale si traducono in una ridotta variazione del livello del mare locale, rispetto alla media globale». Inoltre, gli scienziati hanno scoperto che «I fattori in grado di valorizzare l’innalzamento del livello del mare in questi luoghi, come il vento o lo scioglimento nell’emisfero meridionale, non erano probabilmente in grado di contrastare l’impatto delle impronte digitali dello scioglimento dei ghiacci dell’emisfero settentrionale».

Lo studio conclude che «E’ altamente improbabile che il livello del mare medio globale sia salito meno di 5,5 pollici (14 centimetri) nel corso del XX secolo. L’ammontare più probabile è stato più vicino a 6,7 pollici (17 centimetri)» Thompson evidenzia che «Questo è molto importante, perché fornisce risposte alla domanda su come le impronte digitali dello scioglimento e l’influenza del vento sulla circolazione oceanica influenzano la nostra capacità di stimare del livello del mare nel passato. Questi risultati suggeriscono che i nostri dati di più lungo periodo hanno più probabilità di sottovalutare la variazione media globale del passato e di permettere di stabilire la quantità minima dell’innalzamento del livello del mare globale che potrebbe essersi verificato durante l’ultimo secolo».