Un pericolo per la catena alimentare

La Nasa avverte: con il cambiamento climatico rischi di avvelenamento da mercurio [VIDEO]

Le spaccature nel ghiaccio marino artico pompano il mercurio atmosferico

[17 gennaio 2014]

Una ricerca sul campo della Nasa ha scoperto che le grandi crepe che si producono nel ghiaccio marino Artico e che espongono l’acqua di mare alla fredda corrente polare funzionano come pompe  che portano il mercurio atmosferico fino alla superficie. I ricercatori della Nasa  e i loro colleghi di Environment Canada, U.S. Army Cold Regions Research and Engineering Laboratory di Fort Wainwright in Alaska e dell’università tedesca di Brema  dicono che «questo processo può fare in modo che una quantità maggiore di questa sostanza inquinante e tossica possa entrare nella catena alimentare, dove può influenzare negativamente la salute dei pesci e degli animali che li mangiano, compresi gli esseri umani».

Il team internazionale del Bromine, Ozone, and Mercury Experiment (Bromex) nel 2012 ha misurato un aumento delle concentrazioni di mercurio vicino al livello del suolo dopo che il “cracking” del ghiaccio marino al largo della costa di Barrow, in Alaska,  ha creato dei “leads”, i canali  di mare nel ghiaccio.

Son Nghiem, uno scienziato del Jet Propulsion Laboratory Nasa di Pasadena, principale ricercatore del Bromex e coautore dell’articolo pubblicato su Nature che riporta la scoperta, ha detto: «Nessuno di noi si aspettava di trovare questo tipo di processo associato ai leads».

Il principale autore dello studio, Chris Moore del Desert Research Institute di Reno, spiega che «la reazione di pompaggio del mercurio avviene perché l’acqua sottostante è  più calda dell’aria sovrastante. A causa di questa differenza di temperatura, l’aria sopra ribolle come l’aria sopra una pentola in ebollizione. La miscelazione è così forte che  tira giù il mercurio da un livello più alto dell’atmosfera fino quasi alla superficie».

Questo miscelamento, caratterizzato a dalle dense nubi emesse dai leads, si estende nell’atmosfera fino a circa 400 metri. Secondo  Moore è a quell’altezza in cui si verifica il pompaggio verso il basso del mercurio. «Quasi tutto il mercurio presente nell’atmosfera artica viene trasportato lì in forma gassosa da fonti situate in zone più a sud – sottolineano al Jet Propulsion Laboratory Nasa – Gli scienziati sanno da tempo che il mercurio nell’aria vicino al livello del suolo subisce reazioni chimiche complesse che depositano l’elemento sulla superficie. Una volta che il mercurio viene completamente rimosso dall’aria, queste reazioni si fermano».  Ma questa nuova scoperta sulla miscelazione innescata dalle forze che producono le spaccature nel ghiaccio del marino rivela che il mercurio in più riavvia e sostiene le reazioni. I leads sono sempre più diffusi in tutto il Mar Glaciale Artico da quando il cambiamento climatico ha ridotto la copertura di ghiaccio marino. «Negli ultimi dieci anni, abbiamo visto più nuovo ghiaccio marino piuttosto che ghiaccio perenne sopravvissuto per parecchi anni – evidenzia Nghiem – Il ghiaccio nuovo è più sottile e più salato e si crepa più facilmente».

Per capire gli effetti dei leads, il team Bromex ha misurato la presenza di mercurio e di altre sostanze chimiche nel mar dei Chukchi ghiacciato  e sulla terraferma coperta di neve, poi ha utilizzato le immagini dal Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer (Modis), uno strumento  del satellite Terra della Nasa per osservare il ghiaccio, e il modello nazionale del trasporto aereo della National Oceanic and Atmospheric Administration per sapere cosa c’era nell’area delle loro misurazioni del mercurio.

Un altro degli autori dello studio, Daniel Obrist del Desert Research Institute, ha detto: «Il momento “dell’ah!” è arrivato quando abbiamo messo insieme le misurazioni della superficie con i dati e i modelli satellitari. Abbiamo preso in considerazione una serie di processi chimici e di fonti per spiegare i livelli di mercurio aumentati che abbiamo osservato, fino a quando abbiamo finalmente capito che era questo un processo di pompaggio».

Nghiem sottolinea che questa nuova scoperta rappresenta un punto di svolta per l’azione in materia di inquinamento da mercurio dell’Artico. La Convenzione di Minamata, un trattato globale per ridurre l’inquinamento da mercurio al quale l’Artico è notoriamente vulnerabile, da ottobre 2013 ad oggi è stato firmato da 94 Paesi e l’inquinamento da mercurio dell’Artico proviene quasi interamente dai Paesi  a sud, fino ai tropici, da fonti quali incendi, combustione del carbone e miniere d’oro. Nghiem conclude: «Una volta che la Convenzione di Minamata sarà ratificata e diventerà diritto internazionale, ci aspettiamo che questo lavoro possa aiutare a valutare la sua efficacia».

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  • Clouds Over Cracks in Arctic Sea Ice Show Mercury Pumping