Negazionismo climatico, l’Australia taglia i fondi agli scienziati ma finanzia l’ecoscettico Lomborg

Aumentano le spese per l’esercito e si licenziano i ricercatori scientifici del Csiro

[20 aprile 2015]

Il parlamentare Adam Bandt, uno dei leader dei Greens Australia e portavoce per le relazioni scientifiche ed industriali, ha chiesto oggi al governo conservatore australiano di avere per gli scienziati la stessa considerazione che ha per il militari e di abbandonare la politica “sleale” di licenziamento dei ricercatori scientifici.

Bandt spiega: «Questo governo ha già tagliato oltre 100 milioni di dollari al Csiro (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation, ndr) portando centinaia di scienziati a perdere il posto di lavoro. Ora Tony Abbott sta rendendo la vita più difficile agli scienziati e ricercatori rimasti, costringendoli a fare di più per meno. Non c’è da meravigliarsi che stiano guardando alle attività industriali. Il governo Abbott deve fare per gli scienziati quello che ha fatto per il nostro personale dell’Australian defence force e offrire aumenti dei salari reali senza condizionarle a licenziamenti. Il futuro dell’Australia dipenderà dal lavoro dei nostri scienziati e ricercatori. E’ il momento per il governo di Tony Abbott garantisca il futuro del nostro Paese, il rispetto dei nostri ricercatori e che dia al personale del Csiro la retribuzione e le condizioni di lavoro che merita».

Però, mentre taglia posti di lavoro e fondi per la ricerca scientifica, il governo di centrodestra di Abbot promette 4 milioni di dollari per aiutare il noto negazionista climatico Bjørn Lomborg ad istituire un “climate consensus center” all’università della Western Australia. Secondo quanto scrive Guardian Australia, un portavoce del ministro dell’istruzione Christopher Pyne ha detto che il governo potrebbe versare 4 milioni dollari in 4 anni per aiutare Lomborg istituire un centro che lavorerà con gli stessi metodi utilizzati dal Copenhagen Consensus Center tra il 2004 al 2012. Nel 2012 l’allora governo di centrodestra danese ha smesso di finanziare Lomborg  che si è trasferito negli Usa grazie al sostegno di grosse imprese private che sponsorizzano gli eco-scettici

Mark Butler, portavoce per l’ambiente del Partito laburista australiano ha criticato il progetto di istituire il “climate consensus center” ed ha detto che Abbott sta spendendo i soldi di un governo a corto di fondo per  promuovere i suoi programmi anti-clima: «Tony Abbott ha trovato milioni di dollari dei contribuenti per finanziare il suo attacco alle energie rinnovabili e allo stesso tempo distruggere il finanziamento per  la scienza e le università dell’Australia. Ha deputato uno dei più noti scettici sull’energia rinnovabile al mondo a  continuare i suoi attacchi da negazionista del cambiamento climatico e  contro le energie rinnovabili».

Fonti della business school  della Western Australia università hanno detto al Guardian Australia di essere rimaste sorprese della notizia che dovranno ospitare il centro di Lomborg e di essere venuti a conoscenza dei piani del governo solo poco prima dell’annuncio. Invece, secondo Pyne, la proposta del centro è stata portata avanti congiuntamente da Lomborg e dall’università e il Centro dovrebbe aprire entro giugno-luglio, con uno staff di 3 o 4 persone. Lomborg sarà un professore a contratto.

Lomborg crede il cambiamento climatico sia artificiale, ma sostiene che non è una priorità e che, da un punto di vista economico, spendere soldi per combattere il cambiamento climatico serve a poco o nulla. Per lui i sussidi statali dei governi ai combustibili fossili sono «Un modo per acquisire stabilità politica», mentre l’energia eolica sarebbe costosa e farebbe parte di quelle «buone misure che avranno un impatto sul clima impercettibile». E’ così che è diventato il campione del nuovo negazionismo climatico: quello che non nega ma sminuisce, tanto di moda tra la destra statunitense, australiana e canadese.

Ma gli scienziati accusano Lomborg di aggiustare i dati per sostenere le sue affermazioni e nel 2003 una commissione scientifica governativa danese lo dichiarò colpevole di «Disonestà scientifica» e disse che con la sua scelta unilaterale dei dati che dimostrava di aver «Chiaramente agito in contrasto con la buona pratica scientifica». Howard Friel, un autore e critico dei media, dopo aver controllato le argomentazioni di libri   The Skeptical Environmenalist e Cool It  di Lomborg, lo ha definito «Un artista dello spettacolo travestito da accademico».

Ma Lomborg ed il suo “climate consensus center” sono quello che serve al primo ministro australiano Tony Abbott, un ecoscettico dichiarato che, dopo aver abolito la carbon tax ed aver ignorato il cambiamento climatico nell’agenza del G20 ospitato nel 2014 dall’Australia, si appresta a minare l’accordo climatico globale che dovrebbe essere raggiunto a dicembre alla Conferenza delle parti Unfccc di Parigi.

Abbot e Lomborg hanno già lavorato insieme: a fine marzo l’ecoscettico danese è  stato invitato dal premier australiano ad un incontro con i diplomatici australiani e lo staff del governo durate il Department of Foreign Affairs and Trade’s development innovation hub, un evento che avrebbe dovuto trovare modi migliori per fornire aiuti ai Paesi poveri. In quell’occasione Lomborg ha detto che «Mentre il cambiamento climatico è sicuramente un problema, quando lo si chiede ai cittadini stessi,  non è certamente una delle più grandi sfide da affrontate da parte delle isole del Pacifico». Peccato che tutti i governi delle isole del Pacifico dicano il contrario e che da uno studio del 2013 del Pew Research Center  risulti che il 52% degli australiani ritiene che il cambiamento climatico sia una grave minaccia per il loro Paese.

Il primo ministro australiano ha anche citato Lomborg nel suo libro Battlelines: «Però non ha senso imporre ora determinati e sostanziali costi sull’economia, al fine di evitare cambiamenti sconosciuti e forse anche benigni in futuro – scrive Abbot nella sua summa ideologica neoconservatrice – Come ha detto Bjørn Lomborg: “la scienza naturale ci ha innegabilmente dimostrato che il riscaldamento globale è sia antropico che  reale. Ma è innegabile proprio come la scienza economica, il che rende chiaro che un approccio eccessivamente incentrato sulla riduzione delle emissioni di carbonio potrebbe lasciare alle generazioni future maggiori costi, senza particolari tagli alle temperature».

Il negazionismo “soft” di Abbott mutuato da Lomborg è stata una furbizia elettoralistica, visto che  l’attuale premier australiano precedentemente aveva negato che ci fossero legami tra gli eventi meteorologici estremi e il cambiamento climatico ed aveva definito la scienza climatica «Merda assoluta».

Poco dopo aver vinto le elezioni, Abbott nel settembre 2013 ha smantellato l’Australian Climate Commission, un gruppo indipendente, ma finanziato dal governo di scienziati di altissimo livello che studiava gli impatti potenziali dei cambiamenti climatici sull’Australia, uno dei Paesi del mondo più colpito dal riscaldamento globale. Il ministro dell’ambiente australiano Greg Hunt disse che l’abolizione della Commissione serviva sia ad evitare doppioni governativi che a risparmiare 580.000 dollari nel 2013-14 e fino a 1,6 milioni negli anni successivi. Ora lo stesso governo stanzia molto di più, 4 milioni di dollari, per lo screditato, ma parecchio più malleabile,  “climate consensus center” di Lomborg.