La superficie totale è diminuita del 30%, persa un’area pari a quella del Lago di Como

Negli ultimi 50 anni i ghiacciai italiani sono aumentati, e non è una buona notizia

Pubblicato oggi il nuovo Catasto, aggiornato al tempo del riscaldamento globale dopo l’ultimo censimento del 1962

[7 maggio 2015]

Mettendo insieme i 903 corpi glaciali sparsi nelle 6 regioni italiane che li ospitano (solo una, l’Abruzzo, non è alpina) si otterrebbe una superficie complessiva di 369 km², pari a quella del lago più grande d’Italia: il Lago di Garda. Uno spazio notevole, ma che cambia nel tempo e l’ha fatto in modo rilevante negli ultimi 40 anni.

A mettere ordine tra questi mutamenti, in tempi di cambiamento climatico, c’hanno pensato i glaciologi dell’università degli Studi di Milano, l’associazione Ev-K2-CNR e Levissima, presentando oggi il nuovo Catasto dei ghiacciai italiani in occasione del 19th Alpine Glaciology Meeting, il più importante convegno europeo dedicato alla glaciologia.

«Siamo davvero orgogliosi di presentare oggi la pubblicazione del nuovo Catasto dei ghiacciai italiani. Il Catasto è uno strumento indispensabile per capire lo ‘stato di salute’ del cuore freddo delle nostre Alpi, la cui evoluzione è il principale indicatore dei cambiamenti climatici in atto – ha spiegato Claudio Smiraglia, responsabile del progetto e ordinario di Geografia fisica e geomorfologia all’università degli Studi di Milano – Il nuovo Catasto dei ghiacciai, elaborato dopo anni di studi sul campo e analisi di foto aeree e immagini satellitari, ci permette infatti di valutare l’evoluzione dei ghiacciai negli ultimi decenni (dagli anni ’60 quando è stato redatto il precedente inventario ad oggi) e di quantificare le variazioni di superficie e di morfologia conseguenti al cambiamento climatico in atto. Infatti, i monitoraggi svolti annualmente, sebbene importanti, permettono solo di fare considerazioni relative all’impatto delle singole stagioni meteorologiche sul ghiacciaio (esempio: inverni con nevicate abbondanti favorevoli all’accumulo glaciale o estati torride che aumentano la fusione). Diversamente, studi ultradecennali come quelli svolti confrontando catasti glaciali permettono di ottenere dati sull’evoluzione di lungo periodo delle masse glaciali che è funzione della dinamica climatica».

Dinamica che, dalla fine degli anni ’50, ha portato a un aumento del numero dei ghiacciai italiani, passati da 835 a 903. Una notizia che può sorprendere, ma che ha ragioni in linea con l’andamento (in rialzo) delle temperature globali: l’incremento numerico, spiegano infatti dall’ Alpine Glaciology Meeting, è causato da un’intensa frammentazione delle unità glaciali preesistenti.

Oggi i ghiacciai italiani sono dunque numerosi e di piccole dimensioni, ad eccezione di tre ghiacciai che presentano un’area superiore ai 10 km²: i Forni, in Lombardia (Parco Nazionale dello Stelvio), il Miage, in Valle d’Aosta (Gruppo del Monte Bianco), e il complesso Adamello-Mandrone, in Lombardia e Trentino (Parco dell’Adamello); quest’ultimo può essere definito il ghiacciaio più grande d’Italia.

Nel complesso, però, la superficie glaciale totale è in realtà enormemente diminuita, di quasi un terzo (del 30% ad essere precisi, con 157 km2 in meno), perdendo un’area confrontabile con quella del Lago di Como: la superficie dei ghiacciai italiani è passata da 527 km² agli attuali 370 km². Un lento stillicidio, con una media di circa 3 i km² persi ogni anno.