Grandi manovre a stelle e strisce attorno al petrolio

Negli USA è di nuovo corsa all’oro nero, e la terra del Texas trema per i terremoti

[17 dicembre 2013]

Nonostante la crociata a sostegno delle energie rinnovabili lanciata a inizio mandato dall’amministrazione Usa a marchio Obama, la produzione di petrolio del Texas è in aumento e le stime per il 2014 prevedono che il pompaggio  di oltre 2,7 milioni di barili al giorno spingerà il sorpasso del “Lone Star State” sopra blasonati membri dell’OPEC come Nigeria ( 2,52 milioni di barili al giorno), Venezuela (2,48) e Algeria (1,87).

La notizia arriva dall’Università del Texas (San Antonio Institute for Economic Development Research), durante la riunione annuale del South Texas Energy and Economic Roundtable, durante il quale è stato affermato  che il prossimo anno i giacimenti di scisto di Eagle Ford e di Klein nel bacino Permiano in West Texas avrebbero superato 1 milione di barili a testa al giorno, dal loro tasso attuale di 650.000 barili al giorno.

L’ottimismo è supportato da statistiche del governo statunitense (Energy Information Administration), certificando che nel mese di settembre il Texas ha pompato 2,7 milioni di barili di greggio al giorno, uno straordinario aumento del 30 per cento rispetto al settembre 2012 , la più alta produzione media di petrolio in Texas dal record mensile del gennaio 1981. Secondo la Federal Reserve Bank di Dallas  “le compagnie petrolifere e del gas in Texas e Stati vicini si aspettano una crescita continua del prossimo anno”.  Mark Perry del conservatore Washington DC American Enterprise Institute ha osservato che “1,35 milioni di bpd (bushel per day – barili al giorno) di aumento della produzione di petrolio in soli 29 mesi in un solo stato degli Stati Uniti è notevole e non sarebbe mai stato possibile senza le tecniche di perforazione rivoluzionarie che proprio di recente hanno aperto l’accesso ai vasti oceani di olio di scisto texano nei campi petroliferi di Eagle Ford e nel Bacino Permiano”.

Ma se tutto questo è una buona notizia per l’economia texana (dal loro punto di vista), le preoccupazioni ambientali e sociali stanno crescendo, infatti la maggiore iniezione (fracking) sta producendo picchi di attività sismica nella regione di  Eagle Ford. I ricercatori dell’Università del Texas hanno scoperto che l’iniezione sotterranea di biossido di carbonio per aumentare la produzione di petrolio può aver contribuito a innescare una serie di terremoti a nord di Snyder ma anche a Haynesville Shale nel Texas orientale e a Barnett Shale nella zona di Dallas. A tal fine è bene ricordare che nel 2009 la Chesapeake Energy Corp fu costretta a chiudere due pozzi le cui attività avrebbero provocato terremoti vicino all’aeroporto di Dallas -Fort Worth. Quello che sta portando alla crescente ansia in piccole città come Azle e Springtown a nord ovest di Fort Worth è lo sciame di 20 terremoti, il più grande dei quali ha avuto magnitudo 3,6 nel mese scorso.

L’11 dicembre il Consiglio Comunale di Dallas ha approvato nuove restrizioni al fracking idraulico entro 1.500 piedi (circa 450 metri) da abitazioni, scuole, chiese  e altre aree protette.

La notizia di questo picco di produzione petrolifera texana  va di pari passo con la dichiarazione della Exxon Mobil (una delle principali compagnie petrolifere statunitensi di importanza mondiale che opera sul mercato europeo col marchio Esso) di aver chiesto formalmente al Governo statunitense di abolire il divieto di esportazione del petrolio nazionale, introdotto dopo l’embargo petrolifero arabo del 1973. Exxon ha dichiarato, in base alla sua convinzione, che la produzione di petrolio continuerà a crescere a livelli record nei prossimi anni al fine di sfruttare l’altrettanto forte crescita della domanda globale di greggio. Exxon ha stimato che la domanda mondiale di energia crescerà del 35 % entro il 2040, soprattutto a causa di un aumento delle dimensioni della popolazione e la crescita economica in India, Cina e altri paesi in via di sviluppo, sostenendo che, nonostante i progressi nelle energie rinnovabili, petrolio e gas continueranno a soddisfare il 60 % del nostro fabbisogno energetico.

«Non siamo di fronte ad un’epoca di penuria, si tratta di una situazione di abbondanza. Abbiamo bisogno di ripensare il regime normativo», ha detto il  vice presidente della Exxon, Ken Cohen in una intervista al Wall Street Journal. Con buona pace di colore che il sistema normativo vorrebbero sì ripensarlo, ma in termini più stringenti per mantenere in condizioni salubri il territorio, il clima (Usa e non solo) e le stesse condizioni di vita dei cittadini. L’abbondanza di petrolio non servirà se nel lungo periodo, come già affermava qualcuno, saremo tutti morti. E stavolta neanche così metaforicamente.