«Ci salveranno risparmio energetico e carburanti non convenzionali»

Nel 2035 il picco della domanda di petrolio. Ricercatori Usa: «Niente panico»

Ma gli autori precisano «Se avete a cuore l'ambiente, dovreste preoccuparvi di dove stiamo ottenendo combustibili»

[12 luglio 2013]

Secondo lo studio Peak Oil Demand: The Role of Fuel Efficiency and Alternative Fuels in a Global Oil Production Decline pubblicato su Environmental Science & Technology da 4 ricercatori della Stanford university e dell’università di California – Santa Cruz (Ucsc), i timori di esaurire i rifornimenti petroliferi del mondo sono ingiustificati, e il picco del petrolio sarà più che ammortizzato dal calo della domanda di greggio. Lo studio prevede la domanda globale di petrolio ogni cinque anni fino al 2100, con una varietà di scenari di crescita economica, popolazione, guadagni di efficienza e di sostituzione del combustibile.

I diversi studi che pronosticano come imminente il “picco del petrolio” a causa della scarsità di risorse fisiche, con scenari che vanno da un calmo sviluppo delle alternative ad una rapida carenza che porterà al panico economico ed a disordini sociali, sono contestati da questo studio statunitense perché presumono che un mondo sempre più ricco utilizzerà subito tutto il petrolio estratto dal sottosuolo e dai fondali marini. «Invece – dicono i ricercatori – il legame storico tra crescita economica e consumo di petrolio si sta spezzando e continuerà a farlo, a causa dei limiti di consumo da parte dei ricchi, di una migliore efficienza del carburante, dei carburanti alternativi a prezzi più bassi e della rapida urbanizzazione della popolazione mondiale».

Secondo il principale autore dello studio, Adam Brandt del department of energy resources engineering, della Stanford University «C’è una sovrabbondanza di preoccupazione per l’esaurimento del petrolio e si focalizza abbastanza attenzione sui sostituti del petrolio convenzionale ed altre possibilità di ridurre la nostra dipendenza dal petrolio».

Il lavoro pubblicato su Environmental Science & Technology, descrive una varietà di meccanismi che potrebbero portare ad un picco del consumo di petrolio intorno al 2035 e poi al suo declino. Diversi studi precedenti hanno suggerito che gli spostamenti via terra si sarebbero stabilizzati nei Paesi industrializzati e non avrebbero più intaccato la crescita economica. Attualmente gli spostamenti di persone via terra rappresentano circa la metà della domanda dell’energia globale per i trasporti. Entro il 2100 la domanda di energia per i  trasporti aumenterà del 1000% in Asia, mentre ci sarà un livellamento in Nord America (+23%) e in Europa (-20%). Ma nei Paesi in via di sviluppo, la crescita economica è stata a meno intensità di petrolio di quanto accaduto in Occidente nel secolo scorso. Per esempio, in Cina, grazie alla politica del governo per ridurre il venefico inquinamento atmosferico delle metropoli,  si vendono 20 milioni di scooter elettrici all’anno, più di quanti veicoli privati si vendano negli Usa.

Un altro autore dello studio, Adam Millard-Ball dell’environmental studies department dell’Ucsc, spiega: «Abbiamo assistito ad una crescita esplosiva delle auto private in Paesi come la Cina. Tuttavia, queste macchine saranno più efficienti di quelle del passato e la domanda di viaggi alla fine arriverà a saturazione, come è accaduto in Paesi ricchi come gli Stati Uniti».

A non mostrare alcun calo o pausa sono invece il trasporto di merci ed i viaggi aerei. Infatti, anche se i ricchi non possono comunque guidare di più un auto oltre un certo livello di reddito, volano di più e comprano più cose, così come fanno le persone che stanno uscendo dalla povertà. Però, anche nel trasporto aereo e in quello delle merci l’efficienza energetica sta migliorando rapidamente dopo decenni di stagnazione ed anche questo sta facendo diminuire la dipendenza dal petrolio. Ma anche Millard-Ball ammette che non tutto è così lineare: «Un grande incertezza è se la domanda per spostare le merci in tutto il mondo alla fine arriverà a saturazione, come abbiamo visto nel caso di trasporto di passeggeri», senza contare che se anche il consumo pro-capite diminuisce la popolazione mondiale è  in forte crescita e arriverà ad 11 miliardi entro la fine del secolo. Comunque il team americano dice che le alternative a prezzi competitivi sono un altro fattore che inciderà fortemente sul  picco della domanda di petrolio convenzionale. Vengono prodotte quantità sempre maggiori di sostituti del petrolio convenzionale, compreso lo sporchissimo greggio di bassa qualità delle sabbie bituminose, i combustibili liquidi da carbone, il gas naturale, i biocarburanti, l’idrogeno e l’elettricità. «I progressi tecnologici e l’alto prezzo del petrolio stanno aiutando la maggior parte di queste  alternative a competere sul prezzo – sottolineano alla Stanford University –  Nel 2010, il mondo ha prodotto 1,8 milioni di barili al giorno di biocarburanti, 6 volte la quantità del 2000. In Argentina, il gas naturale è il combustibile per il 15% tutte le auto, grazie apolitiche destinate a favorire l’industria nazionale del gas naturale».

I ricercatori non hanno cercato di prevedere l’impatto del picco della domanda sui prezzi del petrolio, ma anche se i prezzi del petrolio potrebbero restare per molto tempo al di sopra del livello storico di 140 dollari al barile, il picco della domanda di petrolio arriverà addirittura prima di quanto prevedono: «Se i prezzi salgono sopra i livelli attuali per un periodo prolungato, probabilmente vedremo ancora più gli sforzi per migliorare l’efficienza e sfruttare le alternative al petrolio convenzionale – evidenzia Millard-Ball. Potrebbe accelerare l’insorgenza di un picco della domanda».

Secondo le stime dell’US Geological Survey sulle riserve di petrolio, che comprendono solo le scoperte previste fino al 2025), la produzione petrolifera totale 2010-2100 sarò di 1900 Gbbl.  La nuova ricerca, anche se incoraggiante, non descrive certamente un futuro fatto di trasporto gratuito per tutti, invece, i ricercatori raccomandano di guardare con maggiore attenzione alle varie alternative al petrolio convenzionale: «Questi risultati suggeriscono che lo sforzo sarebbe speso meglio per determinare e influenzare la traiettoria di sostituzione del petrolio e del miglioramento dell’efficienza piuttosto che concentrarsi sulla scarsità delle risorse di petrolio. I risultati implicano anche che i policy makers non dovrebbero fare affidamento sulla scarsità dei combustibili liquidi fossili per limitare i danni dal cambiamento climatico. Tuttavia c’è una serie imprevedibile di impatti delle emissioni a seconda del mix di sostituti»  Per esempio, le alternative al petrolio convenzionale, come le sabbie bituminose, liquidi da carbone e gas naturale, biocarburanti ed energia elettrica da fonti rinnovabili emettono quantità molto diverse di gas serra. Allo stesso tempo, la produzione su larga scala di biocarburanti potrebbe avere un impatto dirompente sui prezzi dei prodotti alimentari e sugli ecosistemi locali dove si coltivano le piante.

Brandt  conclude: «Se avete a cuore l’ambiente, dovreste preoccuparvi di dove stiamo ottenendo questi combustibili, se usiamo le sabbie bituminose o i biocarburanti. Il nostro studio è agnostico sul mix di sostituti per uscire dal petrolio, ma sappiamo che se non lo faremo bene ci saranno grandi conseguenze».