Nel mondo è ancora crisi alimentare e la fame acuta si inasprisce. Colpa di guerre e clima (VIDEO)

124 milioni di persone in 51 Paesi hanno sofferto gravi livelli di insicurezza alimentare

[22 marzo 2018]

Diverse agenzie Onu, l’Ue e istituzioni nazionali e internazionali hanno presentato oggi il “Global Report on Food Crises“ che lancia l’allarme sui livelli crescenti di fame acuta: «Circa 124 milioni di persone in 51 paesi sono stati colpite da una grave insicurezza alimentare nel 2017 – 11 milioni in più rispetto all’anno precedente». Il rapporto definisce “insicurezza alimentare acuta” un livello di fame tanto severo da rappresentare una minaccia diretta alla vita o ai mezzi di sostentamento delle persone.

In un videomessaggio, il segretario generale dell’Onu, António Guterres ha detto: «Rapporti come questi ci forniscono dati e analisi fondamentali per meglio comprendere la sfida. Sta a noi ora agire per rispondere ai bisogni di chi affronta ogni giorno la maledizione della fame e per affrontarne le cause alla radice».

Presentando il rapporto, il Commissario europeo per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi, Christos Stylianides,  ha detto che «La fame e l’insicurezza alimentare rappresentano una piaga per milioni di persone nel mondo. Di fronte a disastri causati dall’uomo e dalla natura, dovremmo dare corpo a una risposta globale più robusta e strategica alle crisi alimentari. Il Rapporto Globale è uno strumento fondamentale per mettere in pratica il nesso umanitario e dello sviluppo oltre ad aiutarci nella lotta comune contro la fame».

Prodotto ogni anno da un gruppo di partner umanitari internazionali, il rapporto è stato presentato da rappresentanti di Unione europea, Fao e World Food Programme (Wfp) in un briefing per i paesi membri dell’ONU a Roma e la Fao ha spigato che «Il peggioramento della situazione è ascrivibile in larga misura allo scoppio o all’acuirsi di conflitti e instabilità in Paesi come il Myanmar, la Nigeria nord-orientale, la Repubblica Democratica del Congo, il Sud Sudan e lo Yemen. Condizioni prolungate di siccità hanno invece causato il susseguirsi di scarsi raccolti in paesi già colpiti da alti livelli di insicurezza alimentare e malnutrizione in Africa orientale e meridionale».

Il rapporto sottolinea come «le crisi alimentari siano sempre più determinate da cause complesse e che spesso agiscono in contemporanea, quali conflitti, shock climatici estremi, prezzi alti degli alimenti di base» e descrive una situazione che richiede urgentemente «azioni che sappiano al tempo stesso salvare vite, salvare i mezzi di sostentamento e affrontare alla radice le cause delle crisi, hanno affermato i partner».

Secondo il rapporto «Le situazioni di conflitto rimangono il fattore principale alla base della grave insicurezza alimentare in 18 Paesi, 15 dei quali in Africa e Medio Oriente. Sono i conflitti  la causa principale della maggior parte dei casi di insicurezza alimentare acuta nel mondo, rappresentando il 60% del totale, 74 milioni di persone. I disastri climatici – soprattutto la siccità – hanno provocato crisi alimentari in 23 Paesi, due terzi dei quali in Africa, gettando nell’insicurezza alimentare grave 39 milioni di persone».

Partendo da questi dati, il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, ha ricordato che «Se vogliamo raggiungere Fame Zero dobbiamo riconoscere il rapporto tra fame e conflitti. Investire nella sicurezza alimentare e nei mezzi di sussistenza in situazioni di conflitto salva vite, rafforza la resilienza e può contribuire a sostenere la pace»

Onu, Ue e istituzioni umanitarie ricordano che «Conflitti, disastri climatici e altri fattori spesso contribuiscono a crisi complesse che hanno ripercussioni devastanti e durature sui mezzi di sostentamento delle persone.  Intere comunità e un numero maggiore di donne e bambini hanno bisogno di supporto nutrizionale rispetto all’anno scorso;servono soluzioni durature se vogliamo invertire questo trend».

Ma la situazione a breve termine non sembra destinata a migliorare: secondo il “Global Report on Food Crises”, «Nel 2018 i conflitti continueranno a causare crisi alimentari in Paesi come l’Afghanistan, la Repubblica Centrafricana, la Repubblica democratica del Congo, il Nord Est della Nigeria, la regione del Lago Chad, il Sud Sudan, la Siria, lo Yemen oltre alla Libia e il Sahel centrale (Mali e Niger).  Lo Yemen rimarrà probabilmente il paese con la crisi alimentare più grave al mondo. Si prevede un peggioramento della situazione, soprattutto a causa delle difficoltà di accesso, del collasso economico e dell’insorgenza di malattie».

Altrettanto preoccupanti sono le previsioni per l’impatto di condizioni climatiche particolarmente secche sui raccolti e sulla produzione animale, »che inaspriranno l’insicurezza alimentare in zone pastorali della Somalia, dell’Etiopia sud-orientale, del Kenya orientale, in Africa Occidentale e nel Sahel, inclusi Senegal, Chad, Niger, Mali, Mauritania e Burkina Faso».

Il Rapporto riunisce dati e analisi regionali e nazionali da fonti multiple in un unico documento che fornisce un’immagine chiara e approfondita delle crisi alimentari e dell’insicurezza alimentare acuta nei paesi colpiti.   Fornendo analisi basate sull’evidenza dei fatti, il rapporto dimostra come, «oltre agli aiuti umanitari – che rimangono di importanza fondamentale – l’azione per lo sviluppo deve impegnarsi con maggiore anticipo per affrontare le cause alla radice della vulnerabilità estrema, costruendo quindi la resilienza. Si prevede che il Global Network contro le Crisi Alimentari lanciato dall’Unione Europea, dalla Fao e dal Wfp al Summit Umanitario Mondiale nel 2016 diventerà sempre più il motore alla base del nesso tra azioni umanitarie, sviluppo e pace, promuovendo un maggiore coordinamento tra le agenzie umanitarie e per lo sviluppo».

Neven Mimica, Commissario europeo per la cooperazione internazionale e lo sviluppo ha sottolineato: «Le crisi alimentari sono destinate a diventare più acute, più persistenti e più complesse, visti i trend attuali e le cause scatenanti, con effetti devastanti sulle vite di milioni di persone. Con il “Global Report on Food Crises” siamo riusciti a produrre un’analisi congiunta a livello globale. Assicuro il mio pieno impegno a portare avanti questa iniziativa e sono convinto che un maggiore dialogo globale, una pianificazione comune e azioni di risposta coordinate permetteranno alla Ue, ai Paesi partner e alle istituzioni internazionali di affrontare meglio le cause alla radice delle crisi alimentari».

David Beasley, direttore esecutivo del Wfp, ha concluso: «Le conseguenze della fame e dei cambiamenti climatici sono gravi: milioni di persone in più severamente e disperatamente affamate. I combattimenti devono fermarsi ora e il mondo deve collaborare per impedire queste crisi che spesso accadono davanti ai nostri occhi. Il Rapporto Globale mostra la magnitudo delle crisi di oggi, ma ci dice anche che se uniamo la volontà politica e le tecnologie moderne possiamo raggiungere un mondo con più pace, più stabilità e dove la fame diventerà soloun ricordo del passato».

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