La Commissione propone di attingere dalle entrate provenienti dall’Ets e da contributi nazionali calcolati in base alle quantità di rifiuti non riciclati di imballaggi in plastica

Nella nuova proposta di bilancio Ue l’ambiente diventa una fonte di finanziamento

Sarà anche un settore dove investire? Bruxelles promette 114 miliardi di euro in più contro i cambiamenti climatici, ma Parlamento e Ong chiedono sforzi ulteriori

[2 maggio 2018]

La Commissione europea ha presentato oggi a Bruxelles la proposta di bilancio comunitario per il prossimo settennato, il 2021-2027, dovendo far fronte a numerose esigenze. Apparentemente il quadro finanziario pluriennale non cambia molto rispetto a quello 2014-2020 che si sta avviando a conclusione: attualmente l’Ue può contare su 960 miliardi di euro in stanziamenti d’impegno (l’1% del reddito nazionale lordo dell’Unione), e il prossimo bilancio comunitario sposta l’asticella poco più in là, ovvero a 1.135 miliardi di € in impegni, pari all’1,11% del reddito nazionale lordo dell’UE-27. Nel frattempo l’Ue deve far fronte alla Brexit, e dunque all’addio dei finanziamenti britannici, e a “nuove” esigenze: «Gli investimenti attuali in settori quali la ricerca e l’innovazione, i giovani, l’economia digitale, la gestione delle frontiere, la sicurezza e la difesa contribuiranno alla prosperità, alla sostenibilità e alla sicurezza di domani. Sarà raddoppiato, ad esempio, il bilancio del programma Erasmus+ e del corpo europeo di solidarietà».

Nuove priorità richiedono nuovi investimenti. Per questo motivo la Commissione propone di finanziarle tali tramite un abbinamento tra nuove risorse (per circa l’80%) e riassegnazioni e risparmi (per circa il 20%). Tra le nuove fonti di finanziamento, la Commissione propone di semplificare l’attuale risorsa propria basata sull’imposta sul valore aggiunto (Iva) e di introdurre un paniere di nuove risorse proprie collegato alle nostre priorità politiche, tra le quali rientrano:

– il 20% delle entrate provenienti dal sistema di scambio delle quote di emissioni;

– un contributo nazionale calcolato in base alla quantità di rifiuti non riciclati di imballaggi in plastica di ciascuno Stato membro (0,80 € al chilogrammo).

– un’aliquota di prelievo del 3% applicata alla nuova base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società (che verrà introdotta gradualmente, una volta adottata la legislazione necessaria);

Queste nuove risorse proprie, se saranno approvate, rappresenteranno il 12% circa del bilancio totale dell’Ue e potrebbero apportare fino a 22 miliardi di euro l’anno per il finanziamento delle nuove priorità. Com’è evidente, nei primi due casi citati si tratta di fonti di finanziamento radicate in meccanismi che riguardano da vicino la lotta ai cambiamenti climatici e le promesse dell’economia circolare. Meno chiaro è se questi fondi verrebbero impiegati per remare nella stessa direzione.

«Il bilancio dell’Ue svolge un ruolo fondamentale nella mobilitazione degli investimenti per la transizione climatica europea – spiega al proposito il direttore del think tank climatico E3G Jonathan Gaventa, da Bruxelles – La Commissione ha proposto che il 25% del prossimo bilancio dell’Ue sia destinato a rispondere ai cambiamenti climatici, con un aumento di 114 miliardi di euro rispetto all’ultimo bilancio. Ciò fornirà risorse preziose per l’innovazione verde, le infrastrutture, l’agricoltura. Tuttavia, il Parlamento europeo, le Ong e le imprese progressiste hanno chiesto che questo contributo aumenti ancora. Anche il restante 75% della spesa deve essere allineato agli obiettivi climatici dell’Ue. Continuare a finanziare i combustibili fossili rappresenterebbe una grossa responsabilità per il contribuente europeo: invia segnali ingannevoli agli investitori su ciò che rappresenta la visione per il futuro». Anche il network europeo di Ong Can Europe insiste su questo punto, e naturalmente le altre istituzioni europee oltre alla Commissione saranno chiamate a esprimersi ufficialmente nel corso dei mesi.

Sulla base delle proposte odierne la Commissione presenterà infatti, nelle prossime settimane, nuove proposte dettagliate relative ai futuri programmi di spesa settoriali. La decisione sul futuro bilancio a lungo termine dell’Ue spetterà poi al Consiglio europeo, che delibererà all’unanimità, previa approvazione del Parlamento europeo: la Commissione ha già dichiarato che «farà tutto ciò che è in suo potere» per contenere il fattore tempo, visti i ritardi che hanno contraddistinto l’adozione dell’attuale bilancio 2014-2020, e sottolinea che «un accordo dovrebbe essere raggiunto prima delle elezioni del Parlamento europeo e del vertice di Sibiu del 9 maggio 2019».

L. A.