Il Niger tra siccità e alluvioni: Cnr in prima linea per la mitigazione dei rischi climatici nel Sahel

Inondazioni e siccità causano povertà, insicurezza alimentare ed emigrazione verso l’Ue

[29 marzo 2017]

Nel Sahel, la grande area semi-arida he si estende tra il deserto del Sahara, il Sudan, l’Oceano Atlantico e il Mar Rosso, il cambiamento climatico è una realtà drammaticamente evidente: «Aumento delle temperature, siccità, precipitazioni estreme ed inondazioni in aree dove mai prima d’ora si erano prodotte» spiega il Consiglio nazionale per le ricerche (Cnr), che aggiunge «Le conoscenze a macro-scala sono di scarsa utilità per affrontare il cambiamento climatico che, per il decentramento amministrativo, deve essere affrontato dalle autorità locali. Le analisi e le previsioni a scala regionale e locale scarseggiano, ma giocano un ruolo fondamentale nel consentire alle autorità locali di basare i loro piani di adattamento sulla conoscenza delle tendenze in corso e sulle previsioni per i prossimi decenni».

Nel poverissimo Sahel, uno dei Paesi più grandi e poveri è il Niger che, nonostante sia attraversato dal grande fiume da cui prende il nome e sia uno degli Stati rivieraschi del Lago Ciad (un’altra vittima illustre del cambiamento climatico), è in gran parte desertico e scarsamente abitato. I i quasi 20 milioni di abitanti del Niger vivono soprattutto nel sud del Paese, dove un  clima saheliano consente ancora l’agricoltura e la pastorizia. Il Cnr ricorda che «Negli ultimi decenni del secolo passato, il Niger, come altri Paesi del Sahel, è stato alla ribalta delle cronache internazionali per la sua povertà e per la siccità che lo ha colpito a più riprese con conseguenze drammatiche», ma sottolinea che «Negli ultimi anni, a causa dei cambiamenti climatici, ma anche e soprattutto dell’azione dell’uomo, il Niger è soggetto anche ad un problema opposto: le inondazioni. In effetti, negli ultimi 15 anni le tendenze climatiche mostrano per il Sahel centrale un incremento della pluviometria e le proiezioni per i prossimi 50 anni non escludono che questa tendenza continui. Si osserva anche una progressiva intensificazione degli eventi meteorologici che vedono una concentrazione di forti piogge in poco tempo. Le siccità del secolo scorso e la forte pressione antropica sulla zona saheliana hanno causato una degradazione sia della vegetazione che dei suoli. La pioggia viene quindi assorbita dal terreno in minor misura e ruscella a valle, concentrandosi nelle piane alluviali e causando allagamenti in campagne e città».

Secondo i ricercatori italiani, «I dati parlano chiaro, dall’inizio degli anni 2000 il numero di eventi è aumentato del 300% ed il numero delle persone sinistrate del 600% (dati nazionali del Niger). La maggior parte di queste inondazioni avvengo in ambiente rurale e passano sotto silenzio. La stampa si occupa solo dei grandi eventi che toccano le città: ad esempio, la capitale Niamey è stata inondata tre volte negli ultimi 7 anni. Ma nelle campagne si verificano ogni anno migliaia di inondazioni locali di cui a stento si dà notizia».

Nonostante questo, a siccità continua a minacciare la produzione agricola: «Infatti – spiegano ancora al Cnr – nonostante i cumuli pluviometrici degli ultimi anni siano stati positivi, la cattiva distribuzione delle piogge all’interno della stagione agricola e sul territorio costituisce un rischio continuo e crescente per i piccoli produttori rurali. In un Paese dove la maggior parte della popolazione vive di agricoltura, inondazioni e siccità sono tra le maggiori cause non solo della povertà e dell’insicurezza alimentare, ma in ultima analisi anche dei flussi migratori dalle campagne ai centri urbani e successivamente verso l’Europa».

E’ possibile prevenire questi fenomeni? I ricercatori del Cnr sono convinti di sì e per questo motivo l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo ha co-finanziato la seconda fase del Progetto di adattamento ai cambiamenti climatici, prevenzione dei disastri e sviluppo agricolo per la sicurezza alimentare (Anadia Niger) che arà realizzato dall’Istituto di biometeorologia (Ibimet) di Firenze del Cnr in collaborazione con il Politecnico e l’università di Torino e il Servizio meteorologico del Niger.  Anadia è «un progetto di formazione e ricerca per lo sviluppo che mira a rafforzare le capacità nazionali e locali dei servizi tecnici in Niger per l’integrazione dell’adattamento al cambiamento e la riduzione del rischio climatico nelle strategie settoriali, nella pianificazione locale e nelle buone pratiche di gestione del territorio. Il progetto si occuperà di formare tecnici locali sulla valutazione del rischio d’inondazione, sull’identificazione di soluzioni appropriate e sostenibili per la mitigazione del rischio e sulla pianificazione territoriale a scala locale».

All Ibimet  dicono che «I risultati ottenuti dalla prima fase indicano che – benché non sia possibile annullare il rischio – esso può essere sensibilmente ridotto, soprattutto lavorando con le comunità locali sulla prevenzione. Si può infatti evitare che una pioggia intensa si trasformi in una inondazione catastrofica recuperando le terre degradate, piantando alberi, utilizzando pratiche agronomiche sostenibili, ma anche evitando di costruire nelle zone inondabili e sviluppando dei sistemi di allerta rapida in caso di piena».