Nubifragio in Calabria. Legambiente: «Basta lacrime di coccodrillo»

«Rischi e danni continueranno grazie alla gestione irresponsabile del territorio»

[12 agosto 2015]

Nubifragio Calabria

Le immagini che giungono dalla Calabria, nuovamente colpita da un nubifragio e dove permane un’allerta meteo per altre 24 ore, sono terribili e il presidente di Legambiente Calabria Francesco Falcone ha detto: «Vogliamo esprimere solidarietà e vicinanza ai concittadini di Rossano e Corigliano, delle zone del catanzarese e del reggino, e alle istituzioni in questa fase delicata di emergenza e soccorso  La Regione dichiari lo stato di emergenza e metta mano al piano di difesa del suolo e allo stop al consumo di suolo. Solo fermando la cementificazione selvaggia, l’aggressione ai fiumi e ai boschi sarà possibile diminuire i rischi degli effetti climatici estremi, oggi sempre più frequenti».

Secondo gli ambientalisti, il disastroso nubifragio in Calabria, che ha colpito soprattutto  il territorio dei comuni di Rossano e Corigliano Calabro, «dimostra tutta la fragilità di una regione con l’89% dei Comuni a forte rischio idrogeologico, dove il consumo e l’impermeabilizzazione del suolo non conoscono freno».

Ma la fragilissima Calabria, devastata dalla speculazione edilizia, non è certamente l’unico esempio negativo: «Dal 2000 al 2015 in Italia si sono verificati oltre 2 mila eventi atmosferici estremi con frane e allagamenti che hanno causato la morte di più di 300 persone e richiesto uno stanziamento economico di quasi un miliardo di euro l’anno solo negli ultimi cinque anni – f dicono al Cigno Verde – Il rischio quindi non riguarda solo la Calabria: sono ben 6.633 i Comuni italiani in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico e oltre 6 milioni di cittadini si trovano ogni giorno in zone esposte al pericolo di frane o alluvioni, a causa della forte urbanizzazione che ha interessato anche le aree a maggior rischio, e se è ormai condivisa l’urgenza della messa in sicurezza del territorio, è del tutto evidente che larga parte dei progetti che vengono portati avanti sono inadeguati rispetto alle nuove sfide che i cambiamenti climatici ci pongono con sempre maggiore urgenza. C’è bisogno di approcci diversi e di strategie di adattamento capaci di ripensare le politiche infrastrutturali, nella direzione  delle nuove politiche comunitarie dei piani clima delle città europee».

Secondo il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, «Il governo ha iniziato a fare qualcosa sul rischio idrogeologico, ma si rischia di finanziare progetti inadatti e vecchi Dei 650 milioni di euro recentemente sbloccati per il rischio, per esempio, nulla andrà alle regioni del Sud. Ma i cambiamenti climatici, con effetti sempre più forti e frequenti, ci obbligano a guardare in modo diverso al territorio, perché proprio la gestione sciagurata del territorio può contribuire ad aggravare i rischi per le persone e le cose. Non c’è più tempo e non possono esserci ulteriori scuse. Occorre investire – subito – su pianificazione e manutenzione del territorio, sulla delocalizzazione degli edifici a rischio, sulle politiche di adattamento al clima con progetti realmente efficaci e mirati per ogni territorio. “Il Governo italiano non ha ancora una politica per affrontare il rischio climatico e se ha approvato (in ritardo) un documento di obiettivi generali con la strategia di adattamento al clima, ancora nulla si sta muovendo per arrivare all’approvazione del piano nazionale, ossia lo strumento che dovrebbe finalmente permettere di passare dagli obiettivi generali agli interventi concreti utilizzando anche la spesa dei fondi europei a disposizione delle Regioni che, ricordiamolo, nella programmazione 2014-2020 sono rilevanti per questo tipo di interventi, ma che rischiano, in assenza di chiari obiettivi e di una attenta regia di rimanere inutilizzati».

 

Per approfondire, la mappa del rischio climatico di Legambiente:

www.planningclimatechange.org/atlanteclimatico