Lo smog della Cina avvelena anche Corea del sud e Giappone

I nuovi profughi ambientali sono cinesi e ricchi

[5 marzo 2014]

Il degrado ambientale in Cina ha portato alla formazione di una nuova popolazione di profughi ambientali. Mentre centinaia di milioni di contadini trasformatisi in operai affollano le aree urbane, la classe media urbana sta fuggendo dalle città. L’inquinamento è ovunque, nell’aria, nell’acqua e nel cibo. In Cina attualmente ci sono almeno 200 di quelli che vengono chiamati “villaggi del cancro”.

La Ntd, un network televisivo fondato da cinesi emigrati, da conto del libro blu Chinese International Migration (2014) presentato alla fine di gennaio dal Center for China & Globalization (Ccg), secondo il quale «L’inquinamento ambientale è diventata un fattore importante che influenza l’emigrazione cinese. I profughi ambientali della Cina sono su due fronti. Uno è chi si sposta all’estero per trovare aria pulita, e l’altro sono quelli rimasti in Cina, che fuggono dall’inquinamento».

I novi ricchi cinesi, ciò quelli beneficiano economicamente di più dell’avvelenamento di grosse aree del loro Paese, scelgono Usa, Canada, Australia, Nuova Zelanda o i Paesi europei, la borghesia medio/alta si trasferisce  in città meno popolate, di piccole e medie dimensioni, come Dali nello Ynnan, Sanya ad  Hainan, Weihai Shandong, e Zhuhai nel Guangdong. Ma anche qui cominciano a sorgere problemi: fin dai tempi antichi  Suzhou era conosciuta dai cinesi come un paradiso in terra, ma con l’arrivo in massa dei “profughi ambientali” lo smog è apparso anche a Suzhou e alla fine i super-rcchi che hanno eletto residenza all’estero sono tra i pochi cinesi a potersi permettere di respirare aria pulita.

Tra la popolazione cresce l’insofferenza per una classe imprenditoriale, legata a filo doppio (quando non filiazione diretta) della leadership del Partito comunista che sembra aver utilizzato il territorio cinese solo per “estrarre soldi” , con totale disprezzo per l’ambiente e l’ecologia. La gente, nonostante i bei discorsi pubblicati dall’agenzia ufficiale Xinhua e dai media, è sempre più convinta che gli amministratori delle città semplicemente non si preoccupano di questi problemi ambientali, quindi la gestione dell’inquinamento avviene in maniera che poco ha a che fare con la scienza e che non tiene conto dei terrificanti effetti sulla salute umana, come accaduto nel lago Taihu, avvelenato chimicamente.

La convinzione dei profughi ambientali cinesi (che sono poi la classe dirigente del Paese) è che non esista una soluzione per le generazioni future in un territorio che sembra una gigantesca “terra dei fuochi”, con rifiuti tossici e pericolosi interrati dappertutto, anche in discariche profonde 300 metri,  e che hanno contaminato molte falde idriche in un Paese dove l’acqua scarseggia.

Mentre il governo centrale ammonisce, i dirigenti comunisti locali, complici ed artefici del disastro, minimizzano e dicono che riusciranno a risolvere il problema dello smog venefico e dell’inquinamento diffuso aggiustando in corsa la macchina senza freni che hanno costruito. Ma quello che preoccupa di più  gli alti papaveri del Partito comunista cinese è la “crescita armoniosa” che ha come suoi pilastri il Pil e l’arricchimento. I cinesi che vivono nelle megalopoli ormai invivibili cominciano a pensare che solo amministratori eletti saranno costretti a render conto alla popolazione di quello che fanno o non fanno (ma a guardare alcune città italiane sembrerebbe un’altra illusione…) e che se il regime comunista manterrà la sua struttura attuale, basata sull’obbedienza e l’impunità, l’inquinamento potrà diventare solo più grave e, per chi ne ha la possibilità, emigrare all’estero sarà inevitabile».

Ma c’è già un problema internazionale: lo smog cinese arriva anche nei Paesi vicini e  per questo a maggio i ministri di Cina, Giappone e Corea del Sud si incontreranno per discutere le misure  per attenuare i livelli crescenti di inquinamento che ricoprono il territorio dell’Asia nord-orientale.