Il nuovo commissario Ue Cañete all’energia e al clima? «E’ l’uomo sbagliato al posto sbagliato»

[2 ottobre 2014]

La petizione online di Avaaz per chiedere di respingere la nomina di Miguel Arias Cañete a commissario europeo all’energia ed all’azione climatica stamattina alle 9,15 era arrivata a quasi 383.000 firme, 83 più di ieri, quando alle 18,00 il Commissario Ue in pectore spagnolo ha affrontato la graticola dell’audizione al Parlamento europeo. Dopo l’annuncio della sua proposta a Commissario Ue, il democristiano spagnolo è stato severamente criticato per i suoi legami ed affari con l’industria petrolifera, per le sue proposte misogine ed accusato di essere un evasore fiscale.

L’audizione di Arias Cañete è stata preceduta dalla consegna agli eurodeputati socialdemocratici e liberali delle firme della petizione “A “Petrolhead” as the next Climate Commissioner?” di Avvaz (il cui obiettivo era di raccogliere 250.000 firme) mentre una protesta separata organizzata dal partito spagnolo Podemos, che ha coinvolto eurodeputati de Ong, si è tenuta vicino all’Europarlamento prima dell’audizione di Arias Cañete.

Attac Austria e Corporate Europe Observatory hanno messo online manifesti “wanted” sui nuvi commissari europei e lo spagnolo risulta, anche per la sua storia personale, uno dei più compromessi con le lobby economiche il che «Lo rende inadatto ad agire come commissario e promuovere gli interessi dei 500 milioni di cittadini europei».

EurActiv ricorda che «Il Parlamento europeo ha solo il potere di approvare o respingere la nuova Commissione nel suo insieme. Ma, se l’udienza va male, può anche fare pressione sul Presidente della Commissione eletto Jean-Claude Juncker per sostituire un singolo candidato».   C’è un precedente: nel 2004 il candidato del governo Berlusconi, Rocco Buttiglione, dovette ritirarsi dopo che i gruppi socialisti, liberali e verdi minacciarono di respingere la sua candidatura per le sue affermazioni sull’omosessualità come peccato. Ma il Partito popolare europeo e i Socialisti & Democratici minacciano l’un l’altro di ritorsioni se qualcuno dei loro commissari verrà sfiduciato.  Ma, come con Buttiglione, Cañete potrebbe cadere per  motivi non politici. Ed è proprio su questo che ieri ha puntato chi si oppone alla nomina di un “petroliere” a commissario Ue all’energia e clima.

Come scrive oggi Claudi Peréz su El País, «Il passato è un paese straniero, anche il passato recente.  Però il passato politico, professionale, dichiarativo  soprattutto imprenditoriale di Miguel Arias Cañete,  il candidato spagnolo al portafoglio  Azione climatica ed energia,  ha aleggiato nella sua audizione dinanzi al Parlamento europeo, che ha aumentato le pressione sui  molteplici conflitti di interesse dell’ex ministro del governo di Rajoy».

Cañete a metà settembre si è liberato delle sue azioni in due piccole imprese petrolifere, Petrologis e Ducar, intascando 437.000 euro ed anche sua moglie e suo figlio sono usciti dai consigli di amministrazione di queste società. Ma gli eurodeputati di diversi partiti  i deputati di vari Partiti hanno ricordato ad Arias Cañete  che suo fratello Miguel Domecq è l’uomo forte di Petrologis e Ducar, un aspetto sul quale il commissario in pectore non ha voluto o saputo rispondere, lasciando intatti tutti i sospetti che circolano. A verdi che gli ricordavano che  suo fratello Miguel Domecq controlla il 70% delle due società, Arias Cañete ha risposto: «Non c’ è alcun conflitto di interessi. Lo stesso giorno in cui ho saputo di poter essere commissario all’energia ho dato l’ordine di vendere le mie azioni sono andato al di là di quanto la legge richiede», poi ha aggiunto, «In ogni caso, se ci fosse un qualche conflitto di interessi, si il regolamento della Commissione».

Ma gli eurodeputati hanno sottoposto Cañete ad un fuoco di fila incrociato sui suoi interessi  commerciali, sulle sue “acrobatiche” dichiarazioni dei redditi, sulle politiche del governo Rajoy, che ha ridotto gli aiuti alle energie rinnovabili e sul  suo contrasto con gli obiettivi europei.  Cañete , visibilmente in difficoltà, ha detto che «La mia priorità è sia l’Europa a guidare il settore delle rinnovabili». Ma poi sono venuti fuori anche il suo sostegno al fracking, che di rinnovabile e ambientalmente sostenibile ha veramente poco, e, ciligina sulla torta,  le sue controverse dichiarazioni sessiste durante l’ultima campagna elettorale per le elezioni europee, quando disse che  «discutere con una donna è molto complicato, perché si commette abuso di superiorità intellettuale , sembra che sei un machista  che stai mettendo all’angolo una donna indifesa». Il candidato commissario su questo ha chiesto più volte scusa nel suo intervento introduttivo ed ha concluso: «Mi dispiace».

L’eurodeputata laburista britannica  Jude Kirton-Darling, ha detto: «Ho ricevuto molti commenti, tweet e telefonate che i chiedono il mio punto di vista su Miguel Arias Cañete, commissario designato per l’energia e l’azione climatica. Mi chiedo quale sia l’idoneità di un candidato con forti collegamenti con l’industria dei combustibili fossili, che è destinato a diventare il Commissario responsabile ad affrontare l’azione per il clima» e per il socialdemocratico tedesco Jo Leinen «Il passato coinvolgimento di Arias Canete nell’industria petrolifera è un chiaro caso di conflitto di interessi. E’ l’uomo sbagliato per il lavoro sbagliato. L’Ue ha bisogno di un ambizioso programma per il clima e l’energia che assicuri un mix energetico sostenibile e una drastica riduzione delle emissioni di gas serra».

Cañete, che nelle sue risposte passava tranquillamente dallo spagnolo, all’inglese e al francese, ha presentato le linee della sua politica: rinnovabili, ma anche attivismo contro il cambiamento climatico e, soprattutto, la necessità di ridurre la dipendenza energetica dalla Russia. Ma tutto questo è passato in seconda linea  La metà delle domande sono state variazioni sullo stesso tema:  «Lei ha insultato le donne, ha improvvisamente venduto azioni di società che rappresentavano un chiaro conflitto di interessi, ha modificato la sua dichiarazione dei redditi. Questo è moralmente opportuno per la Commissione?», lo ha apostrofato il socialista spagnolo Iratxe García.

Cañete è accusato di aver alterato la sua dichiarazioni di interessi non includendo uno stipendio in qualità di presidente del comitato elettorale nazionale del Partido Popular prima delle elezioni del 2011. Un portavoce del PP ha detto che si è trattata di una probabile dimenticanza, dato che la cifra era inferiore a 30.000 euro all’anno, un vero e proprio affronto per i milioni di spagnoli che una cifra come quella in un anno  se la sognano. Cañete ha negato l’evidenza: «Non ho venduto nulla avventatamente; Non ho conflitti di interessi. E non ho nascosto nulla; come presidente della commissione elettorale del PP  non ho preso un salario, ma rimborsi spese, che ho dichiarato al fisco».

Come se non bastasse, la stampa spagnola ha tirato fuori un altro scheletro dall’armadio: nel 1996, quando era un deputato europeo, Cañete si è interessato molto delle sovvenzioni della politica agricola comune dell’Ue e sua moglie, che alleva tori da corrida, ha beneficiato di tali sovvenzioni. Un conflitto di interessi che si è ingigantito quando Cañete è diventato ministro dell’agricoltura della Spagna.

Eppure, rispondendo alle domande scritte prima della sua audizione, Cañete aveva promesso  di obbedire rigorosamente al codice di condotta per i Commissari: «Non potrò mai agire su temi di mio portafoglio nei quali ho potuto avere interessi personali, familiari o finanziari che potrebbero compromettere la mia indipendenza. Se mi troverò di fronte ad una situazione di questo genere procederò immediatamente ad informare il presidente della Commissione».

Ma casi di questo tipo sembrano ingombrare il suo cammino verso la Commissione europea e resta da vedere se ha convinto gli europarlamentari che sono alle prese anche con un paio di altri candidati problematici e con grossi conflitti di interessi, il malese  Karmenu Vella, proposto all’ambiente, politiche marittime e pesca, e il britannico  Jonathan Hill, candidato alle finanze ed accusato di essere un uomo dei lobbysti, entrambi passati e per un’audizione più che deludente di fronte all’europarlamento.

Luis Morago, direttore della campagna  Avaaz, conclude: «La nomina Cañete è l’equivalente di mettere una volpe a capo di un gruppo di galline e polli e inquina la visione di Junker di fare dell’Europa una superpotenza energetica pulita. Un magnate del petrolio con una fortuna di famiglia nei combustibili fossili è semplicemente l’uomo sbagliato  per questo  lavoro. Soprattutto nel momento in cui il tempo stringe per una maiuscola azione comunitaria sul cambiamento climatico».