Assoelettrica: nel 2015 aumenta l’utilizzo di fonti fossili in Italia, giù le rinnovabili

Nuovo record di gas serra in atmosfera, risalgono anche le emissioni italiane

Wmo: «Una crescita inarrestabile che alimenta i cambiamenti climatici e renderà il pianeta più pericoloso»

[9 novembre 2015]

cambiamento climatico clima terra

Il nuovo Bollettino sui gas serra dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo), pubblicato oggi, non lascia spazio a dubbi: la quantità di gas serra cumulatasi nell’atmosfera ha raggiunto un nuovo record nel 2014, «proseguendo una crescita inarrestabile che alimenta i cambiamenti climatici e renderà il pianeta più pericoloso e inospitale per le generazioni future». Senza dimenticare quelle che camminano già oggi sulla Terra, ovvero noi. Il riscaldamento globale è un fenomeno reale, e sta già avanzando: come certifica oggi il servizio meteo della Gran Bretagna, per la prima volta il 2015 vedrà l’aumento della temperatura media mondiale aumentare di +1 °C rispetto all’era preindustriale.

La soglia limite per evitare cambiamenti climatici disastrosi e irreversibili è stimata in +2 °C al 2100, ma come dimostrano questi nuovi dati stiamo facendo ancora troppo poco per evitare di sorpassarla. L’eredità che ci portiamo alle spalle è pesante, e non possiamo far finta che non esista. Il Bollettino della Wmo analizza infatti annualmente le concentrazioni di gas serra in atmosfera, e non le emissioni: queste ultime rappresentano le tonnellate di CO2eq che ogni anno vengono riversate nell’ambiente, mentre le concentrazioni misurano ciò che effettivamente rimane in atmosfera. Un quarto delle emissioni totali di gas serra – ricordano dalla Wmo – è oggi assorbito dagli oceani, e un altro quarto dalla biosfera. Quel che eccede (a causa dell’attività umana) e resta in atmosfera, vi rimane per molto tempo: «L’anidride carbonica rimane nell’atmosfera per centinaia di anni, e nei mari ancora più a lungo  ha spiegato il segretario generale della Wmo, Michel Jarraud – Le emissioni passate, presenti e future avranno un impatto cumulativo sia sul riscaldamento globale sia sull’acidificazione degli oceani. Le leggi della fisica non sono negoziabili».

Negli ultimi 24 anni (ovvero tra il 1990 e il 2014), riporta la Who, tali forze hanno già condotto a un aumento del 36% del forzante radiativo a causa di gas serra persistenti come anidride carbonica (CO2), metano (CH4) e il protossido di azoto (N2O) generati da attività industriali, agricole e domestiche. Le concentrazioni atmosferiche di CO2 – il gas serra più importante tra quelli longevi – ha raggiunto 397,7 parti per milione (ppm) nel 2014, e nella primavera del 2015 ha infranto la barriera simbolica delle 400 parti per milione. Tenendo conto del pregresso, ecco che è ancora più importante ridurre rapidamente l’immissione di nuovi gas serra in atmosfera, intraprendendo una via di sviluppo più sostenibile.

Eppure anche in Italia le cose non vanno come dovrebbero. Dopo anni di declino (2014 compreso) tornano ad aumentare sia la domanda di energia elettrica, sia le emissioni di gas serra. Come riporta l’ultimo bollettino di Assoelettrica, «tra gennaio e settembre 2015 i dati del settore elettrico nazionale» sono cresciuti in produzione e consumi rispetto allo stesso periodo 2014, «anche a causa dell’eccezionale ondata di caldo che si è verificata nel mese di luglio», invertendo un «trend decrescente che perdura ormai dal 2012». Nei primi 9 mesi del 2015 a crescere in Italia sono state soprattutto le fonti fossili (gas in particolare), mentre le rinnovabili sono scese, con un calo adducibile in modo più marcato all’energia idroelettrica. Con il risultato che, come riporta la stessa Assoelettrica, «l’aumento della produzione da fonti fossili ha determinato un incremento delle emissioni climalteranti complessive».

Questi dati offrono la base per una valutazione realistica della situazione ai leader italiani, insieme ai rispettivi colleghi da tutto il mondo, che a fine mese si riuniranno a Parigi per la Conferenza Onu sul clima, la Cop 21. È indispensabile una risposta politica all’altezza. «Non possiamo vedere la CO2. È una minaccia invisibile, ma molto reale. Significa – è l’amara conclusione di Jarraud – temperature più calde, eventi meteorologici più estremi, l’innalzamento del livello del mare e una maggiore acidità degli oceani. Questo sta accadendo ora, ci stiamo muovendo in un territorio inesplorato a una velocità spaventosa. Ogni anno riportiamo un nuovo record nelle concentrazioni di gas serra. Ogni anno diciamo che il tempo sta per scadere. Dobbiamo agire ora per ridurre drasticamente le emissioni di gas a effetto serra, se vogliamo avere la possibilità di mantenere l’aumento delle temperature a livelli gestibili».