Obama all’attacco sul clima. Trump ci ripensa sull’Accordo di Parigi? (VIDEO)

La decisione di uscire rinviata a dopo il vertice del G7 di Taormina. Falchi e colombe climatiche alla Casa Bianca

[10 maggio 2017]

Mentre ieri a Milano l’ex presidente Usa Barack Obama faceva il suo seguitissimo ed esclusivo discorso “ambientalista”, parlando di povertà e disastri climatici e sociali a una ricca platea di rapiti ascoltatori, a Washington il suo successore Donald Trump annunciava il posticipo della decisione di ritirarsi dall’Accordo di Parigi sul clima. Trump, che voleva annunciare prima del summit del G7 l’uscita degli Usa dal patto climatico approvato nel dicembre 2015, ha invece rinviato tutto a dopo il vertice delle grandi potenze economiche occidentali che si terrà a Taormina a fine mese.

Il segretario alla stampa della Casa Bianca,  Sean Spicer, ha tentato di minimizzare la temporanea ritirata strategica di Trump: «Penso che sia semplicemente il segno che il presidente vuole continuare a riunirsi con il suo team». Però, intanto, ieri è stata rinviata a data da destinarsi la riunione tra i consiglieri di Trump che, secondo alcune fonti ben informate, avrebbe dovuto decretare lo sganciamento degli Usa dall’Accordo già durante i Climate talks Unfccc in corso a Bonn, per mettere il G7 e il mondo di fronte al fatto compiuto.  Spicer minimizza riducendo tutto a un ritardo dovuto a «conflitti di programmazione» e dicendo che comunque Trump si sarebbe visto spesso con il suo team per discutere di come mantenere la sua promessa elettorale di  “annullare” la partecipazione degli Usa all’’accordo di Parigi, nonostante sia molto difficile farlo, visti gli impegni solennemente sottoscritti da Obama. Il problema è che è la seconda volta che salta un meeting dell’Amministrazione Trump sull’accordo di Parigi: era già successo ad aprile e si dice che i precedenti West Wing meeting sul tema siano stati particolarmente accesi, facendo emergere forti differenze tra i consulenti sull’accordo di Parigi.

Come spiega la CNN, eco-scettici e negazionisti climatici dichiarati, come lo stratega capo di Trump Steve Bannon e l’amministratore dell’Environmental protection agency Scott Pruitt, hanno esortato Trump a mantenere l’impegno elettorale di rottamare l’Accordo, ma altri consiglieri, a partire dalla figlia del Presidente Ivanka Trump e dal segretario di Stato Rex Tillerson, hanno avvertito Trump delle disastrose ricadute diplomatiche ed economiche che potrebbe avere il ritiro degli Usa dall’Accordo sul clima.

Altri, come il segretario dell’energia Rick Perry, sostengono  una “rinegoziazione” degli impegni Usa, ma ci sono grossi problemi giuridici che ostacolano una riduzione degli impegni statunitensi all’interno di un Acccordo globale sul clima. Così ieri è saltata anche la pre-riunione tra Ivanka Trump e Pruitt per tentare di mettere d’accordo “falchi” e “colombe” climatici.

L’8 maggio, telefonando al nuovo presidente francese Emmanuel Macron  per congratularsi, Trump gli ha detto che sta «riflettendo» se rimanere dentro l’Accordo di Parigi. L’ambasciatore francese negli Usa,  Gerard Araud, ha detto alla CNN  che con Trump «Il presidente Macron ha sollevato la questione del cambiamento climatico, perché come sapete gli americani stanno pensando se restare o abbandonare l’Accordo di Parigi. Il presidente Macron ha sottolineato l’importanza dell’accordo di Parigi. C’è stata una discussione molto buona. Il presidente Trump ha detto che stava riflettendo su questo tema, e i due uomini si sono dati appuntamento tra due settimane a Bruxelles».

Trump è tra due fuochi e da Milano, al “Seeds and chips”, il summit internazionale sull’innovazione alimentare, Obama ha sparato sul quartier generale: «Se raccogliamo le sfide del futuro non c’è nulla che non possiamo fare, dobbiamo ridurre carestia e malnutrizione, dobbiamo invertire la direzione in cui ci portano i cambiamenti climatici, dobbiamo lavorare per un mondo più sostenibile». Ricordando a Trump e al suo staff di negazionisti che  «Se raccogliamo le sfide del futuro non c’è nulla che non possiamo fare,  dobbiamo ridurre carestia e malnutrizione, dobbiamo invertire la direzione in cui ci portano i cambiamenti climatici, dobbiamo lavorare per un mondo più sostenibile».

Obama ha demolito le fumose politiche climatiche trumpiane collegandole ad un isolazionismo che rischia di peggiorare le cose in un mondo scosso da tragedie e mutamenti globali: «Il cambiamento climatico continuerà ad avere un impatto sul nostro mondo, produrre energia sarà sempre più difficile e anche produrre cibo sarà sempre più difficile. Tutto questo avrà ripercussioni, molti rifugiati arrivano nei nostri Paesi anche perché nei loro Paesi esiste un problema di derrate alimentari. Ottocento milioni di persone in tutto il mondo soffrono di malnutrizione, e le migrazioni non sono causate solo dalle guerre, ma anche dalla fame, che in certi casi è conseguenza proprio del cambiamento climatico».

John Coequyt, direttore per la politica climatica globale di Sierra Club, la più grande associazione ambientalista Usa, prende atto con soddisfazione del momentaneo stop di Trump alla sua marcia verso l’uscita dall’accordo di Parigi: e ricorda a sua volta che «Circa il 70% degli americani, centinaia di imprese e investitori , e quasi tutte le nazioni del mondo sostengono l’Accordo di Parigi e chiedono che gli Stati Uniti rispettino le loro promesse. Quando si tratta dell’Accordo di Parigi, non c’è dubbio: gli Stati Uniti devono adempiere pienamente ai loro impegni internazionali. Sfruttando la flessibilità dell’accordo di Parigi per ridurre il nostro impegno, o anche arrivare al punto di tirarci fuori, sarebbe un disastro per gli Stati Uniti, perché provocherebbe un contraccolpo internazionale, danneggerebbe il nostro ruolo di leadership a livello mondiale, e minaccerebbe la salute e la sicurezza di tutte le famiglie di  questo Paese».

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  • Remarks by President Barack H. Obama - 44th President of the United States