Ondate di caldo letali potrebbero interessare il 74% della popolazione mondiale

A rischio le grandi città del mondo (e anche l'Italia), ma soprattutto i Paesi tropicali

[20 giugno 2017]

Secondo lo studioGlobal risk of deadly heat”, pubblicato su Nature Climate Change da un team di ricerca multidisciplinare statunitense, «entro il 2100 il 74% della popolazione del mondo sarà esposta a ondate di caldo mortali, se le emissioni di gas serra continuano ad aumentare a tassi correnti». Lo studio aggiunge che se anche le missioni venissero fortemente ridotte, «la percentuale della popolazione umana mondiale colpita si prevede raggiungerà il 48%». Anche l’Italia non verrà risparmiata e risulta una delle aree più a rischio d’Europa.

Il principale autore dello studio, Camilo Mora, del  Department of geography dell’università delle Hawai’-  Mānoa, sottolinea: «Siamo a corto di scelte per il futuro. Per le ondate di caldo, le  nostre opzioni vanno dal cattivo al terribile. Molte persone in tutto il mondo stanno già pagando un pesante prezzo delle ondate di caldo  e, mentre i modelli suggeriscono che sono destinate a proseguire, potrebbe essere molto peggio se le emissioni non vengono notevolmente ridotte. Il corpo umano può funzionare solo a un intervallo ristretto di temperatura corporea interna di circa 37° C.  Le ondate di caldo  rappresentano un notevole rischio per la vita umana, perché se fa caldo, aggravato da un alto tasso di umidità, è in grado di aumentare la temperatura corporea, portando a condizioni di pericolo di vita».

Ci sono già numerosi esempi e lo studio cita l’ondata di caldo che colpì l’Europa nel  2003, uccidendo circa 70.000 persone, quella del  2010 a Mosca che provocato la morte di 10.000 persone e  la precedente ondata di caldo a Chicago nel 1995, dove morirono  700 persone. Episodi che secondo i ricercatori «Sono esempi impressionanti del rischio posto dalle ondate di calore. Ma al di là di questi esempi più citati, poco si sa su quanto siano killer le comuni ondate di caldo.

Il team di ricercatori guidato da Mora ha condotto una vasta revisione di oltre 30.000 pubblicazioni rilevanti e dal 1980 in poi ha trovato più di 1.900 luoghi in tutto il mondo dove si sono verificati casi di alte temperature che hanno ucciso persone. E’ così che hanno contato  783 ondate di caldo  letali in 164 città in 36 Paesi, con la maggior parte dei casi registrati nei Paesi sviluppati alle medie latitudini. Tra le città che hanno subito o ondate di caldo letali ci sono  New York, Washington, Los Angeles, Chicago, Toronto, Londra, Pechino, Tokyo, Sydney e San Paolo.

Analizzando le condizioni climatiche al momento di questi episodi di caldo letale, i ricercatori hanno identificato una soglia oltre la quale le temperature e l’umidità diventano mortali ed evidenziano che «L’area del pianeta in cui tale soglia è oltrepassata per 20 o più giorni l’anno è in aumento ed è destinato a crescere, anche con fortissimi tagli delle emissioni di gas serra. Attualmente, circa il 30% ella popolazione umana mondiale è esposta ogni anno a tali condizioni mortali».

Una delle autrici dello studio, Farrah Powell, anche lei dell’università delle Hawai’-  Mānoa, sottolinea che «Trovare una soglia oltre la quale le condizioni climatiche diventano mortali  è scientificamente importante anche se spaventoso. Questa soglia ora ci permette di identificare le condizioni che sono dannose per le persone. E dato che si basa su casi documentati di persone reali in tutto il mondo, la rende più credibile e  pertinente. La cosa spaventosa è nel modo queste condizioni mortali sono già comuni».

Entro il 2100 New York dovrebbe avere circa 50 giorni con temperature e umidità che superano la soglia  di pericoo e che in precedenza ha causato la morte di molte persone. A quell’epoca, a Sydney ci saranno 20 giorni di caldo estremo, a Los Angeles saranno 30 e a Orlando e Houston le temperature supereranno la soglia di rischio per tutta l’estate.

Ma  il ischio più grande da caldo  per la vita umana lo correranno le popolazioni dei Paesi tropicali, questo perché ai tropici fa caldo e umido tutto l’anno, mentre alle latitudini più alte il rischio di caldo mortale è limitato all’estate.

Un altro ricercatore di Mānoa  che ha partecipato allo studio, Iain Caldwell, aggiunge: «Il riscaldamento dei  Poli è stato uno dei cambiamenti climatici più significativi associati alle continue emissioni di gas serra. Tuttavia, il nostro studio dimostra che sono i tropici che si stanno riscaldando a rappresentare il rischio maggiore per le persone proveniente da eventi di caldo mortali. Con alte temperature e umidità, ci vuole molto poco perché il caldo mortale trasformi le condizioni di vita ai tropici».

Mora conclude: «Il cambiamento climatico ha messo l’umanità su una strada che diventerà sempre più pericolosa e difficile da invertire, se le emissioni di gas serra non verranno prese molto più sul serio. Azioni come l’abbandono dell’Accordo di Parigi sono un passo nella direzione sbagliata, che inevitabilmente ritarderà la soluzione di un problema per il quale semplicemente non c’è tempo da perdere».