L’effetto mortale delle ondate di caldo nella Pianura della Cina del Nord esacerbato dall’irrigazione

Ondate di caldo: l’area più popolata della Cina potrebbe diventare inabitabile (VIDEO)

Entro la fine del secolo gravi problemi anche in India, Bangladesh e Pakistan, Penisola arabica e Mar Rosso

[2 agosto 2018]

Una delle regioni con la più alta densità di popolazione del mondo potrebbe diventare inabitabile entro la s fine del secolo. A lanciare l’allarme  è lo studio “North China Plain threatened by deadly heatwaves due to climate change and irrigation” pubblicato su Nature Communications da Suchul Kang della Singapore-MIT Alliance for Research and Technology (Smart) e Center for Environmental Sensing and Modeling (Censam) e da Elfatih A. B. Eltahir del Ralph Parsons Laboratory del Massachusetts Institute of Technology (Mit).

Studi precedenti hanno dimostrato che oltre una certa soglia di temperatura e umidità, una persona non può sopravvivere all’aperto per lunghi periodi senza protezione, il nuovo studio del MIT dimostra che «A meno che non vengano prese misure drastiche per limitare le emissioni che cambiano il clima, la regione più popolosa e di grande importanza agricola della Cina potrebbe affrontare tali condizioni mortali ripetutamente, patendo gli effetti del caldo più dannosi, almeno per quanto riguarda la vita umana , di qualsiasi posto sul pianeta».

Secondo ,o studio, «Il rischio di ondate di caldo mortali è aumentato significativamente a causa dell’irrigazione intensiva in questa regione relativamente secca ma molto fertile, nota come Pianura della Cina del Nord – una regione il cui ruolo in quel paese è paragonabile a quello del Midwest negli Stati Uniti L’aumento della vulnerabilità al caldo è dovuto al fatto che l’irrigazione espone più acqua all’evaporazione, portando ad un’umidità più elevata nell’aria di quanto non sarebbe altrimenti presente ed esacerbando gli stress fisiologici della temperatura».

Lo studio è il terzo di una serie: i due precedenti due prevedevano aumenti delle ondate di caldo  mortali anche nell’area del Golfo Persico – Mar Rosso e nell’Asia meridionale. Al Mit dicono che «Mentre gli studi precedenti hanno rilevato gravi rischi incombenti, le nuove scoperte di mostrano che la Pianura della Cina del Nord, o NCP, affronta i maggiori rischi per la vita umanadi qualsiasi località della Terra  a causa dell’aumento delle temperature».

Eltahir, evidenzia che «La risposta è significativamente maggiore di quella corrispondente nelle altre due regioni. Le tre regioni studiate dai ricercatori sono state selezionate perché i dati del passato indicano che i livelli combinati di temperatura e umidità hanno raggiunto livelli estremi più elevati rispetto a qualsiasi altra massa terrestre. Sebbene alcuni fattori di rischio siano chiari – valli basse e vicinanza a mari o oceani caldi – non abbiamo una teoria quantitativa generale attraverso la quale avremmo potuto prevedere la localizzazione di questi hotspot globali Osservando empiricamente i dati climatici del passato, l’Asia è ciò che spicca. Sebbene lo studio sul Golfo Persico abbia trovato degli estremi di temperatura ancora più grandi, erano confinati nell’area sopra l’acqua del Golfo stesso, non sopra la terra. Nel caso della Pianura della Cina del Nord, lì ci vivono le persone«.

Eltahir  spiega che «L’indice chiave per determinare la sopravvivenza nei periodi caldi  implica la combinazione di calore e umidità, così come determinato da una misurazione chiamata temperatura a bulbo umido. Si misura letteralmente avvolgendo un panno umido attorno al bulbo (o sensore) di un termometro, in modo che l’evaporazione dell’acqua possa raffreddare il bulbo. Al 100% di umidità, senza evaporazione possibile, la temperatura del bulbo umido è uguale alla temperatura effettiva». Da questa misurazione si capiscono gli effetti delle temperatura su una persona all’aperto, che dipende dalla capacità del corpo di eliminare il calore attraverso l’evaporazione del sudore dalla pelle. La ricerca ha dimostrato che a una temperatura di bulbo umido di 35 gradi Celsius, una persona sana potrebbe non essere in grado di sopravvivere all’aperto per più di 6 ore,. Il nuovo studio mostra che, «Con scenari “business-as-usual” per le emissioni di gas serra,  tra il 2070 e il 2100 tale soglia verrà raggiunta più volte nella regione NCP».

Eltahir  aggiunge: «In futuro,  uesto luogo sarà il punto più caldo per le ondate di calore mortali,  specialmente per quanto riguarda i cambiamenti climatici».

E i segni di quel futuro caldissimo sono già iniziati: negli ultimi 50 anni  nella Ncp c’è stato un forte aumento delle ondate di caldo estremo: il riscaldamento della regione è stato quasi il doppio della media globale:  0,24 gradi Celsius per decennio rispetto a 0,13. Nel 2013, le ondate di calore estreme nella Ncp sono durate fino a 50 giorni e le temperature massime hanno superato i 38° C. Le maggiori ondate di caldo si sono verificate nel 2006 e nel 2013, con temperature record nel 2013 a Shanghai, la più grande città della Cina orientale, dove sono morte decine di persone.

Per arrivare a queste preoccupanti conclusioni, Eltahir e Kang hanno eseguito simulazioni dettagliate dei modelli climatici dell’area NCP – che si estende su circa 4.000 Km2 – negli ultimi 30 anni. Hanno quindi selezionato solo i modelli che sono riusciti ad abbinare meglio le condizioni reali osservate del periodo passato e li hanno usati per fare proiezioni sul clima futuro per oltre 30 anni d sino alla fine di questo secolo. Hanno utilizzato due diversi scenari futuri: il business as usual, senza nuovi sforzi per ridurre le emissioni; e moderate riduzioni delle emissioni, utilizzando gli scenari standard sviluppati dall’Ipcc. Ogni scenario è stato realizzato in due modi diversi: uno comprendente gli effetti dell’irrigazione e uno senza irrigazione.

Al Mit dicono che «Uno dei risultati sorprendenti è stato il contributo significativo dell’irrigazione al problema: aggiungendo in media circa un grado centigrado al riscaldamento globale nella regione che senza irrigazione. Questo perché, anche se l’umidità extra nell’aria produce un effetto di raffreddamento locale a livello del suolo, questo è più che compensato dallo stress fisiologico aggiunto imposto dall’umidità più elevata e dal fatto che il vapore acqueo extra – di per sé un potente gas a effetto serra – contribuisce a un riscaldamento generale della massa d’aria».

Eltahir conferma: «L’irrigazione esaspera l’impatto dei cambiamenti climatici». secondo i ricercatori, «In effetti, l’effetto combinato, come previsto dai modelli, è un po’ più grande della somma dei singoli impatti dell’irrigazione o dei cambiamenti climatici da soli, per ragioni che richiederanno ulteriori ricerche. Ma la conclusione è che «La linea di base è l’importanza di ridurre le emissioni di gas serra al fine di ridurre la probabilità di tali condizioni estreme. La Cina è attualmente il più grande contributore alle emissioni di gas serra, con implicazioni potenzialmente gravi per la sua popolazione: la continuazione dell’attuale modello di emissioni globali potrebbe limitare l’abitabilità della regione più popolosa del Paese più popoloso sulla Terra».

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  • Irrigation and climate change may trigger deadly heatwaves in China