Osservasalute: italiani sempre più vecchi, su mortalità in crescita hanno inciso ondate di calore

Per la spesa sanitaria pubblica l’Italia è tra i Paesi che spendono meno tra i 32 dell’area Ocse in termini pro capite. Alla prevenzione solo il 4,1% del totale

[26 aprile 2016]

osservasalute

I cambiamenti climatici fanno male alla salute, soprattutto se si abbattono su una popolazione sempre più anziana come quella italiana. La tredicesima edizione del rapporto Osservasalute (2015), un’approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell’assistenza sanitaria nelle regioni italiane presentata oggi a Roma all’Università Cattolica, conferma che per l’Italia è in corso un «invecchiamento senza freni», con oltre un italiano su 5 che ha ormai più di 65 anni: i “giovani anziani” (ossia i 65-74enni) sono oltre 6,5 milioni, pari al 10,7% della popolazione residente, gli “anziani” (75-84 anni hanno superato i 4,7 (7,8% del totale) mentre la popolazione dei “grandi vecchi” è pari a oltre 1 milione e 900 mila unità, che corrisponde al 3,2% del totale della popolazione residente, con la popolazione ultracentenaria che continua ad aumentare sia in termini assoluti sia relativi (al 1° gennaio 2015 oltre tre residenti su 10.000 hanno 100 anni e oltre).

In questo contesto nel 2015 la speranza di vita alla nascita per gli uomini ha ormai raggiunto 80,1 anni, 84,7 anni per le donne, in declino però rispettivamente – per la prima volta – di 0,2 e 0,3 anni rispetto al 2014. Il rapporto Osservasalute conferma anche il dato relativo all’aumento consistente della mortalità nel 2015, circa 54.000 decessi in più rispetto all’anno precedente: «Un incremento – spiega il dottor Alessandro Solipaca, segretario scientifico dell’Osservatorio – è dovuto al costante aumento del numero delle persone molto anziane nel nostro Paese e all’andamento ciclico della mortalità osservabile nei dati in serie storica. Quindi tale incremento non deve destare particolare allarmismo, poiché è legato per lo più a fenomeni di natura demografica; merita però attenzione da parte del Servizio sanitario nazionale (Ssn) il fatto che alcuni decessi sono riconducibili all’ondata di calore sperimentata nell’estate 2015 e alla mortalità per complicanze dell’influenza nella popolazione anziana. Si tratta cioè di morti evitabili con efficaci politiche di prevenzione».

Peccato che, a fronte di questi dati allarmanti, l’investimento in prevenzione nel nostro Paese è ancora molto scarso: l’Ocse (2013) evidenzia che l’Italia destina solo il 4,1% della spesa sanitaria totale all’attività di prevenzione, in un contesto nel quale – sfatando un diffuso qualunquismo – la spesa sanitaria pubblica pro capite rimane in Italia più bassa che in altri paesi.

Nel 2014, infatti – riassume il rapporto Osservasalute – la spesa sanitaria pubblica pro capite in Italia è di 1.817€, del tutto in linea con il valore dell’anno precedente, segnando così un arresto del trend in diminuzione dal 2010: questo anche se, in valori assoluti, la spesa sanitaria pubblica è passata dai 112,5 miliardi di euro del 2010 ai 110,5 del 2014, una contrazione che ha coinciso con una lenta ma costante riduzione dei deficit regionali e conseguita in gran parte tramite il blocco o la riduzione del personale sanitario e il contenimento dei consumi sanitari.

Per quanto riguarda la spesa pro capite, sottolinea il dossier Osservasalute, l’Italia è tra i Paesi che spendono meno tra i 32 dell’area Ocse in termini pro capite. Nell’ultimo anno, ad esempio, il Canada ha speso oltre il 100% in più per ogni cittadino rispetto all’Italia, la Germania il 68% e la Finlandia il 35%, con la conseguenza che l’Italia si posiziona all’estremo inferiore dei valori pro capite insieme a Paesi per lo più dell’Europa dell’Est.