Oxfam: «Il taglio delle emissioni è fondamentale per combattere la fame»

Negli ultimi 3 anni i paesi poveri hanno ricevuto solo il 2% dei finanziamenti necessari per adattarsi al clima che cambia

[1 aprile 2014]

I cambiamenti climatici non sono una minaccia distante e futura per la sicurezza alimentare, ma una realtà con cui fare i conti da subito, avvertono gli esperti dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) nella seconda parte del Quinto Rapporto pubblicato oggi a Yokohama, che servirà da base ai negoziati sul clima. In un mondo dove si conta un miliardo di persone che soffrono la fame, i cambiamenti climatici già ora sono causa di mancanza di cibo per milioni di famiglie. Impossibile quindi un’inversione di rotta, senza un’azione urgente su adattamento e riduzione delle emissioni di gas serra.

I dati contenuti nel Rapporto dell’IPCC sono chiari: l’impatto dei cambiamenti climatici sul sistema alimentare è peggiore del previsto. Se nel 2007, il gruppo di esperti dell’IPCC era stato ottimista rispetto alla produzione di cibo, oggi è categorico nell’affermare che i cambiamenti climatici hanno già causato una riduzione della produttività di alimenti base come mais e grano.

L’effetto dei cambiamenti climatici continuerà a farsi sentire duramente sui raccolti anche in futuro, mentre la domanda di prodotti alimentari continuerà a crescere.  Non è quindi necessario essere un climatologo per capire che minori raccolti ed un aumento della domanda di cibo, non genereranno maggiore sicurezza alimentare a livello globale. Per la prima volta, l’IPCC ha infatti riconosciuto che trovarsi di fronte a condizioni meteorologiche sempre più estreme, implica una crescita sproporzionata dei prezzi alimentari. Il nuovo trend determinato dall’impatto dei cambiamenti climatici sulla produzione di cibo non colpisce infatti solo i piccoli agricoltori dei paesi poveri,  ma anche il lavoro dei principali esportatori di grano, e di conseguenza i prezzi alimentari a livello globale, influenzando la vita di milioni di persone nelle aree rurali e urbane di tutto il mondo.

Gli scienziati hanno  quindi spiegato perché debbano essere i leader dei paesi più ricchi ad  intervenire per guidare un processo che inverta questa tendenza. Come?  In primo luogo, aumentando massicciamente gli investimenti per adattare il sistema alimentare a questa crisi, soprattutto nei paesi più poveri che sono stati lasciati soli dai paesi ricchi. Per la prima volta, l’ IPCC ha infatti riconosciuto, che vi è una grave carenza di finanziamenti proprio in questa direzione

Oxfam stima che i paesi poveri negli ultimi tre anni abbiano ricevuto solo il 2% rispetto al loro fabbisogno di finanziamenti per adattarsi al nuovo trend. Il rapporto è chiaro: esistono dei limiti nella capacità di adattamento, quindi è sempre più urgente alla stesso tempo ridurre drasticamente le emissioni di gas che generano effetto serra. Limiti ben chiari, che Oxfam sta già iniziando a vedere nel lavoro che porta avanti ogni giorno con le comunità più povere. Il taglio delle emissioni diviene quindi fondamentale per combattere la fame. Questo rapporto mostra che ci troviamo di fronte un’importante inversione  di rotta nella lotta contro la fame. Nessun governo che non riesce a soddisfare il fabbisogno alimentare dei propri cittadini è in grado di durare a lungo. Senza un’azione urgente in questi due ambiti, l’obiettivo di garantire ad ogni persona abbastanza da mangiare potrebbe infatti andare perso per sempre. Di fronte a questa relazione, i leader politici devono quindi chiedersi se questa sarà la generazione che lascerà che questo accada.

Elisa Bacciotti, direttrice campagne di Oxfam Italia