L'enciclica sull'ambiente «se va bene a giugno/luglio potrà uscire»

Papa Francesco, l’enciclica sull’ambiente e il disinvestimento del Vaticano dalle fonti fossili

A Manila mobilitazione ambientalista e comunitaria. Il 13 e 14 febbraio Global Divestment Day

[16 gennaio 2015]

Nella conferenza stampa sull’aereo che da Sri Lanka lo portava a Manila, Papa Francesco ha risposto anche ad un’articolata domanda del giornalista britannico Gerard O’Connell: «Abbiamo concordato di fare una domanda ponte, che colleghi la visita in Sri Lanka e quella nelle Filippine. Abbiamo visto in Sri Lanka la bellezza della natura, ma anche la vulnerabilità di quell’isola: dai cambiamenti climatici al mare etc. Stiamo andando nelle Filippine e Lei visiterà la zona già colpita. Sta già studiando da un anno e più la questione dell’ecologia e della cura della creazione. La mia domanda, quindi, prevede tre aspetti. Primo: il cambiamento climatico è maggiormente dovuto all’opera dell’uomo, alla sua mancanza di cura della natura? Secondo: la Sua Enciclica, quando uscirà? Terzo: Lei insiste, come abbiamo visto in Sri Lanka, molto sulla cooperazione fra religioni, Lei intende invitare le altre religioni a riunirsi per affrontare questo problema?»

Il Papa ha risposto: «La prima domanda. Lei ha detto una parola che mi evita una precisazione: “maggiormente”. Io non so se del tutto, ma maggiormente, in larga parte è l’uomo che prende a schiaffi la natura, continuamente. Noi ci siamo un po’ impadroniti della natura, della sorella terra, della madre terra. Mi ricordo, voi avete già sentito questo, quello che un vecchio contadino una volta mi ha detto: “Dio perdona sempre, noi – gli uomini – perdoniamo alcune volte, la natura non perdona mai”. Se tu la prendi a schiaffi, lei lo fa a sua volta. Credo che abbiamo sfruttato troppo la natura; le deforestazioni, per esempio. Io ricordo ad Aparecida: in quel tempo non capivo bene questo problema, quando sentivo i vescovi brasiliani parlare di deforestazione dell’Amazzonia non riuscivo a capire bene. L’Amazzonia è un polmone del mondo. Poi, cinque anni fa, con una commissione dei diritti umani ho fatto un ricorso alla Suprema Corte di Argentina per fermare nel nord del Paese, nella zona nordest, Salta, Tartagal, per fermare almeno temporaneamente una deforestazione terribile. Questo è un aspetto. Un altro sono le mono-coltivazioni. I contadini, ad esempio, sanno che se tu coltivi il granoturco per tre anni, poi devi fermarti e fare un’altra coltivazione per uno-due anni, per nitrogenizzare la terra, perché la terra cresca. Per esempio da noi si coltiva solo soia e si fa soia finché la terra non si esaurisce. Non tutti fanno questo, ma è un esempio, come ce ne sono tanti altri. Credo che l’uomo sia andato troppo oltre. Grazie a Dio oggi ci sono voci, ci sono tanti, tanti che parlano di questo; in questo momento vorrei ricordare il mio amato fratello Bartolomeo [il Patriarca ortodosso di Costantinopoli], che da anni predica su questo tema. E io ho letto tante cose sue per preparare questa Enciclica. Posso tornare su questo ma non voglio essere lungo. Guardini – dico soltanto questo – ha una parola che spiega abbastanza. Lui dice: la seconda maniera di incultura, è quella cattiva. La prima è l’incultura che riceviamo con la creazione per farla cultura, ma quando ti impadronisci troppo e vai oltre, questa cultura va contro di te, pensiamo a Hiroshima. Si crea una incultura, che è la seconda. L’Enciclica: la prima bozza l’ha fatta il cardinale Turkson con la sua équipe. Poi io con l’aiuto di alcuni ho preso questa e ci ho lavorato. Poi con alcuni teologi ho fatto una terza bozza e ho inviato una copia alla Congregazione per la Dottrina della Fede, alla Seconda Sezione della Segreteria di Stato e al Teologo della Casa Pontificia, perché studiassero bene che io non dicessi “stupidaggini”. Tre settimane fa ho ricevuto le risposte, alcune grosse così, ma tutte costruttive. E adesso mi prenderò una settimana di marzo, intera, per finirla. Credo che alla fine di marzo sarà finita e andrà alle traduzioni. Penso che se il lavoro di traduzione va bene – mons. Becciu mi sta ascoltando: lui deve aiutare per questo –, se va bene a giugno/luglio potrà uscire. L’importante è che ci sia un po’ di tempo tra l’uscita dell’Enciclica e l’incontro a Parigi, perché sia un apporto. L’incontro in Perù non è stato un granché. A me ha deluso la mancanza di coraggio: si sono fermati a un certo punto. Speriamo che a Parigi siano più coraggiosi i rappresentanti per andare avanti in questo. Per la terza domanda, credo che il dialogo tra le religioni è importante su questo punto. Le altre religioni hanno una buona visione. Anche su questo punto c’è un accordo per avere una stessa visione. Non ancora nell’Enciclica. Di fatto ho parlato con alcuni di altre religioni sul tema e so che anche il cardinale Turkson lo ha fatto e almeno due teologi lo hanno fatto, questa è stata la strada. Non sarà una dichiarazione in comune. Gli incontri arriveranno dopo».

Papa Francesco però a Manila è stato accolto dalla richiesta collettiva di numerose organizzazioni di prendere davvero la testa della lotta contro il cambiamento climatico impegnandosi a far disinvestire il Vaticano e le Chiese nazionali dai combustibili fossili.  A nome di diverse Ong per lo sviluppo, di scuole di teologia e gruppi religiosi locali, Lidy Nacpil, di 350.org e coordinatrice de Jubilee South – Asia Pacific Movement on Debt and Development,  ha detto che è indispensabile che Papa Francesco, che visiterà le comunità colpite dal super-typhon Haiyan, «Si faccia difensore dell’umanità e dell’ambiente ed avvii delle azioni che contribuiscano ad evitare delle nuove catastrofi climatiche. Una di queste azoni urgenti è quella di mettere fine a tutti gli investimenti nell’industria dei combustibili fossili. Esortiamo il Vaticano e la Chiesa cattolica lise romana a mostrare la strada».

Il movimento di disinvestimento dai combustibili fossili è sempre più popolare nelle comunità religiose: negli ultimi mesi il World Council of Churches ha deciso di disfarsi delle azioni nei combustibili fossili ed ha chiesto ai suoi aderenti di fare altrettanto. Anche la diocesi anglicana di Melbourne, la chiesa anglicana di Aotearoa, della Nuova Zelanda e della Polinesia, i quaccheri  del Regno Unito, La Chiesa unita di Cristo negli Usa e numerose chiese locali e regionali hanno aderito al movimento del disinvestimento.

Yeb Sano, commissario al cambiamento climatico delle Filippine, ha detto: «Noi speriamo che il Papa ci faccia uscire dall’impasse politico che impedisce ogni reale piena assunzione del cambiamento climatico. 20 anni di negoziati climatici hanno lasciato il mondo alla mercé dei circoli politici ed economici che cercano di proteggere i loro interessi a spese dell’umanità e del Pianeta. La crisi climatica è il riflesso di una profonda crisi morale mondiale e le organizzazioni religiose hanno quindi un importante ruolo da svolgere per farci uscire dal marasma. Per far questo, la Chiesa potrebbe esaminare la purezza dei suoi investimenti e non solo quella delle sue azioni» .

Alla vigilia dell’arrivo di Papa Francesco a Manila, centinaia di persone si sono riunite nella capitale filippina per chiedere al Vaticano di aderire al movimento del disinvestimento che ormai raccoglie decine di migliaia di simpatizzanti in tutto il modo che hanno firmato la petizione di 350.org. e che vogliono far diventare il 2015 «L’anno in cui il mondo si decide davvero a lasciare i combustibili fossili nel sottosuolo».
La visita di Papa Bergoglio nelle Filippine sarà accompagnata  da una serie di avvenimenti per invitarlo a sostenere il movimento mondiale di disinvestimento. Ieri una carovana per la giustizia climatica, composta da centinaia di persone colpite dal cambiamento climatico,  ha lasciato Dolores (Samar) per raggiungere Tacloban, dove oggi ha parlato il Papa. In occasione di un pranzo con le vittime del tifone Haiyan, il Papa riceverà una lettera che chiede al VAticanodi rinunciare agli investimenti nei combustibili fossili.

Secondo John Leydon, della Missionary Society of St. Columbian, «La realtà minacciosa del cambiamento climatico, che non cessa di ingigantire e sarà sinonimo di dolore, di sofferenza e di morte per milioni di esseri umani e di altre creature, non ha ancora seriamente coinvolto le comunità religiose del pianeta. L’ampiezza della distruzione delle fondamenta della vita da parte delle richieste insaziabili della nostra economia mondiale sfugge ai decisori politici ed economici ed ai leader religiosi, il che avrà delle conseguenze disastrose per le generazioni future».

Il 13 e 14 febbraio la campagna Fossil Free, che è alla testa del movimento del disinvestimento dai combustibili fossili, organizza il Global Divestment Day, la “Giornata mondiale del disinvestimento” ed un’adesione del Papa la farebbe diventare una occasione eccezionale per ripensare lenergia e lo sviluppo sostenibile dellintero pianeta.

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  • Journée Mondiale de Désinvestissement - les 13 et 14 février