Ma secondo la destra evangelica Usa il Pontefice è stato ingannato dalla scienza

Papa Francesco nel 2015 sarà l’arma segreta contro il cambiamento climatico?

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[29 dicembre 2014]

Dopo il sostanziale nulla di fatto della Conferenza della parti dell’United Nations Framework Convention on Climate Change (Cop20 Unfccc) di Lima, il 2015 sarà l’anno della  lunga e difficile trattativa finale per arrivare a dicembre a un accordo globale sulla riduzione delle emissioni di gas serra alla Cop21 Unfccc di Parigi e Papa Francesco, anche negli ultimi impegnativi interventi natalizi, non ha nascosto di sperare che i cattolici di tutto il mondo e i fedeli delle altre grandi religioni facciano parte della pressione di massa per far smuovere i leader politici del mondo e trasformare in fatti gli impegni presi nei consessi internazionali

Papa Bergoglio dovrebbe mettere presto nero su bianco in un’enciclica l’impegno alla lotta della Chiesa cattolica (e di 1,2 miliardi di cattolici del pianeta) ad agire sui cambiamenti climatici come mezzo fondamentale per difendere e custodire il Creato. L’elaborazione dell’enciclica – annunziata da tempo – è stata lunga, ma sembra già pronta verrà presentata a 5.000 vescovi e ai 400.000 sacerdoti cattolici dopo la visita del Papa alla città di Tacloban, nelle Filippine, devastata nel novembre 2013 dal super-tifone Hayan.

Ryan Koronowski, ex Research Director e Rapid Response Manager al Climate Reality Project, nell’articolo Pope Francis Could Be Climate’s Secret Weapon Next Year scritto per Climate Progress ricorda che il Papa il prossimo settembre interverrà all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, dove – secondo fonti vaticane riferite da The Guardian – probabilmente illustrerà l’enciclica sull’ambiente, Bergoglio approfitterà di quel palcoscenico mondiale per rivolgersi personalmente i leader politici e religiosi del mondo, per spingerli a impegnarsi ad un’azione climatica reale in vista della Cop21 Unfccc di Parigi»

«Anche se non è certo quello che dirà esattamente a questi leader – scrive Koronowski – sarà probabilmente simile a quello che ha raccontato ai cattolici in tutto il mondo fin dall’inizio del suo pontificato. All’inizio di quest’anno, Francesco ha detto a una folla enorme a Roma, “se distruggiamo il Creato, il Creato ci distruggerà!”. Ha definito un “peccato” la distruzione della foresta pluviale e, sotto la sua guida, la Chiesa ha tenuto un summit di cinque giorni con scienziati, economisti, filosofi, astronomi ed altri esperti per esplorare i modi  in cui la Chiesa cattolica potrebbe affrontare il clima e la sostenibilità». Alla Conferenza Unfccc di Lima i vescovi cattolici provenienti da ogni continente hanno invocato «la fine dell’era dei combustibili fossili» come una necessità di dare priorità «alle esigenze immediate delle comunità più vulnerabili».

«Per loro – sottolinea Koronowski  – affrontare il cause e gli effetti del cambiamento climatico è una questione di giustizia morale e sociale, dato che gli impatti dei cambiamenti climatici influenzeranno  sproporzionatamente coloro che possono adattarsi meno facilmente (e che soprattutto non emettono la maggior parte dell’inquinamento)».

Il Vescovo argentino Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali,  è un amico intimo di Papa Francesco  e a novembre, intervenendo all’annual lecture dell’influente gruppo cattolico britannico Cafod, ha detto: «Oggi esistono solide prove scientifiche che il clima globale sta cambiando e che l’attività umana basata sull’utilizzo di materiali fossili contribuisce in modo decisivo a questo trend». Soronado ha evidenziato il «ruolo unico come un leader religioso» di Bergoglio e la necessità di «una guida morale per assicurare che il mondo naturale si sviluppi in modo sostenibile e socialmente inclusivo. Il problema del cambiamento climatico è diventato un grave problema sociale e morale, e la mentalità può essere cambiato solo per motivi morali e religiosi».

Un orizzonte nel quale la politica viene relegata in secondo piano e l’ambientalismo viene fatto proprio dalla Chiesa cattolica come elemento di salvezza del creato dagli errori umani determinati da una concezione sbagliata del progresso (la sconfitta esperienza del socialismo reale) e da un sempre più pericoloso capitalismo predatorio che sembra essere ormai l’unico vero nemico della Chiesa di Papa Francesco.

Non a caso la Pontificia Accademia delle Scienze sostiene l’iniziativa del Papa di pubblicare un’enciclica o sul clima e l’inclusione sociale che ha l’esplicito obiettivo di  influenzare le decisioni che verranno prese a Parigi nel dicembre 2015, un summit climatico mondiale che dovrebbe essere preceduto da un incontro di Papa Bergoglio con il leader religiosi delle principali religioni che punterebbe a rendere il mondo consapevole  dello stato del clima e dalla tragedia di esclusione sociale, a partire dal messaggio biblico che l’uomo è il custode della natura e l’amministratore dello sviluppo ambientale e umano, secondo il suo potenziale e non contro di esso, come aveva già detto – inascoltato – Paolo VI.

Come e dove avverrà questo meeting climatico con i leader religiosi del mondo non è ancora chiaro, ma Papa Francesco ha già alleati e nemici: «All’inizio di quest’anno – spiega Koronowski –  un gruppo di cristiani evangelici ha esortato il presidente Obama a discutere i cambiamenti climatici con il Papa in Vaticano, mentre un altro ha detto il governatore della Florida Rick Scott che il cambiamento climatico è un problema dei “pro-life”. Durante le udienze pubbliche tenute dall’agenzia a luglio, i  leader di diverse religioni hanno incoraggiato l’Epa (Environmental Protection Agency, ndr) a regolamentare l’anidride carbonica emessa dalle centrali elettriche, dicendo che l’inquinamento da carbonio è “un affronto a Dio”», una posizione largamente maggioritaria tra i fedeli cattolici statunitensi (e delle altre religioni), con punte di oltre il 70% dei consenso tra i “latinos”.

Brutti colpi per l’opposizione repubblicana – che ha la maggioranza alla Camera ed al Senato Usa –  che si consola perché una forte maggioranza degli evangelici bianchi Usa ritiene che il peggioramento delle catastrofi naturali sia un segno dell’Apocalisse e non del cambiamento climatico. Altre sette evangeliche conservatrici probabilmente si opporranno ancora di più agli sforzi di Papa Francesco, che i più estremisti individuano come un pericoloso comunista o addirittura l’anti-Cristo.

Poi ci sono tizi come Calvin Beisner, portavoce del coalizione della destra evangelica della Cornwall Alliance for the Stewardship of Creation, che ha detto che «Il Papa deve fare marcia indietro. La Chiesa cattolica è corretta sui principi etici, ma è stata ingannata sulla scienza. Ne consegue che le politiche che il  Vaticano promuove non sono corrette. La nostra posizione riflette le opinioni di milioni di cristiani evangelici negli Stati Uniti». Che sarebbero quelle che il cambiamento climatico non è altro che un complotto planetario di scienziati, Onu e comunisti (spesso considerati sinonimi) per danneggiare il libero mercato o per non far avverare la profezia dell’Apocalsse… cosa poi dovremmo farcene del libero mercato con l’apocalisse imminente è un problema che probabilmente si pone anche Papa Francesco, ma pensando all’apocalisse vera, quella del cambiamento climatico che abbiamo di fronte e che l’umanità può ancora fermare.