Per la maggioranza degli italiani la lotta ai cambiamenti climatici non aiuterà l’economia

E siamo tra i più ottimisti. Ancora molta strada da fare per l’economia circolare e low-carbon

[28 novembre 2018]

Se il primo sondaggio  della ricerca condotta dalla Banca europea per gli investimenti (Bei) in collaborazione con YouGov dimostrava che gli italiani erano gli europei più preoccupati per i cambiamenti climatici, il secondo – EIB climate survey 2/6 Assessing citizens’ opinions on the economic potential of climate action –  conferma quanto l’opinione pubblica del nostro Paese (in numerosa e ancor più confusa compagnia) sia “contraddittoria” e impaurita e quanto tenda a vedere più i pericoli che le opportunità, anche nel caso della green economy. Va detto subito che non siamo tra i più pessimisti e che la nostra fiducia che dalla lotta contro il cambiamento climatico possano venire nuove opportunità di lavoro – come dimostra lo stesso rapporto Bei – è più alta della media europea.

In particolare, l’indagine ha indagato su come i cittadini di Europa, Stati Uniti e Cina, percepiscono i cambiamenti climatici e la crescita economica. Dallo studio emerge che solo il 26% degli italiani considera che le misure da attuare per contrastare i cambiamenti climatici possono incidere positivamente sulla crescita economica e l’occupazione e il 54% degli italiani ritiene che risentiranno personalmente a livello finanziario dei cambiamenti climatici. Inoltre, l’indagine evidenzia che i cittadini dell’Ue sono più preoccupati delle ripercussioni finanziarie causate dai cambiamenti climatici rispetto agli americani e ai cinesi.

Solo il 26% degli italiani considera che le misure da attuare per contrastare i cambiamenti climatici possono incidere positivamente sulla crescita economica e l’occupazione, rispetto alla media dell’Ue del 21%.

La Bei dice che «Per quanto gli italiani siano leggermente più ottimisti rispetto al cittadino medio europeo, questi numeri indicano che in Italia e in Europa in generale c’è ancora scarsa consapevolezza delle opportunità economiche che la lotta ai cambiamenti climatici può offrire».

Infatti, la seconda serie di risultati del sondaggio Bei/YouGov sul clima, analizza come i cittadini percepiscono i cambiamenti climatici nell’Unione europea, negli Stati Uniti e in Cina e s’interessa, in particolar modo, a come i cittadini percepiscono i cambiamenti climatici e la crescita economica, tema che sarà ampiamente dibattuto alla 24esima Conferenza delle parti Unfccc che inizia la prossima settimana in Polonia. Il sondaggio fornisce alle delegazioni europee che parteciperanno alla Cop24 Unfccc preziose informazioni su come gli europei pensano che i cambiamenti climatici – e le misure per contrastarli – incidano sulle loro economie. E la strada da fare per informare italiani ed europei su sacrifici che saranno necessari per salvare il pianeta e salvarci le e opportunità di un’economia circolare e low-carbon sembra ancora lunga, come dimostra anche la protesta dei gilet gialli in Francia.

La Bei sottolinea che «Dallo studio emerge che il 54% degli italiani ritiene che ne risentiranno personalmente a livello finanziario (con maggiori spese assicurative, costi energetici, tasse, ecc.)». L’indagine mette inoltre in rilievo che «I cittadini con reddito inferiore sono più preoccupati dell’impatto economico negativo delle misure di lotta ai cambiamenti climatici rispetto ai concittadini con reddito alto: Il 46% degli italiani con un reddito familiare annuale lordo inferiore a 12 000 euro ritiene che le misure di contrasto gravano sull’economia, opinione condivisa solo dal 28% di coloro che hanno un reddito superiore a 24 000 euro».

Per gli italiani, le ripercussioni finanziarie sono una delle prime conseguenze dei cambiamenti climatici che più verosimilmente avvertiranno nel prossimo decennio: il 62% – teme effetti  sulla salute (ad esempio, nuove malattie o peggioramento di quelle esistenti, a causa del clima più caldo o di eventi meteorologici estremi); il 54%  ha paura degli effetti finanziari (aumento dei costi assicurativi, energetici, alimentari, delle tasse),  il53% delle minacce alla sopravvivenza (alluvioni, carenza idrica, conflitti sulle risorse): il 38%  degli effetti sulla società e sulle condizioni sociali (aumento del numero di migranti); il 31% degli effetti sull’occupazione e sulla situazione lavorativa (perdita di posti di lavoro in settori industriali in cui il clima ha rilevanza); il 26% degli effetti sul tenore di vita (meno cibo, meno tempo libero); il 18%  della situazione abitativa (necessità di trasferirsi). Il 4% ha risposto non so e il 3% non teme nessuno di questi effetti. La cosa confortante è che lo 0%  degli italiani dice che non esiste alcun cambiamento climatico.

Nel complesso, l’indagine ha rilevato che «I cittadini dell’Ue sono più preoccupati delle ripercussioni finanziarie causate dai cambiamenti climatici, rispetto agli americani e ai cinesi. Il 55% degli europei è dell’avviso che gli effetti finanziari del fenomeno incideranno su di loro personalmente, opinione condivisa dal 40% dei cinesi e dal 45% degli americani. I cittadini statunitensi sono anche i più ottimisti riguardo ai benefici economici derivanti dalle misure attuate per contrastare i cambiamenti climatici: Il 26% ritiene che l’effetto di dette misure può essere positivo sull’economia, mentre solo il 21% degli europei condivide quest’opinione, percentuale che scende addirittura all’11% per i cinesi».

Mentre gli italiani (e non solo) sono impauriti dal cambiamento climatico e dalle sue ricadute economiche, la Banca europea per gli investimenti è tra i maggiori  finanziatori mondiali nell’azione di lotta ai cambiamenti climatici: ha investito più di 130 miliardi di euro in tutto il mondo, sostenendo investimenti climatici per 600 milioni di euro dal 2011, cioè all’incirca quanto il Pil polacco.

Monica Scatasta, a capo della politica ambientale, climatica e sociale della Bei, conclude: «I finanziamenti sono un fattore cruciale nella lotta mondiale contro i cambiamenti climatici e gli effettivi negativi che comportano. Noi della BeiI siamo fermamente convinti che finanziare l’azione per il clima sia fondamentale anche per sfruttare le opportunità di crescita e innovazione. Forse non tutti sanno che le misure volte ad affrontare il cambiamento climatico possono anche produrre notevoli benefici per la crescita economica e creare un numero significativo di nuovi posti di lavoro. Ma i finanziamenti pubblici, da soli, anche quando provengono dalle istituzioni internazionali, non sono sufficienti. Gli investitori, gli imprenditori e tutte le forze economiche hanno un ruolo da svolgere per contrastare i rischi legati ai cambiamenti climatici. Alla Bei ci adoperiamo per questo: contribuiamo ad attivare queste forze per sostenere l’azione per il clima».