Per Total non vale l’embargo contro la Russia. Aumentano i rischi ambientali per l’Artico

Per aggirare l’embargo, euro e yuan al posto dei dollari per finanziare il progetto Yamal LNG

[30 aprile 2015]

Secondo il rendiconto trimestrale della Total, la multinazionale energetica francese parteciperà alla realizzazione e sfruttamento di tre giganteschi progetti in Russia: Yamal LNG  il giacimenti di  Khariaguinsk e di Thermokarst. Infatti, nonostante l’embargo economico contro la Russia, il ministero delle finanze francese ha dato il via libera. Gli esperti russi hanno subito detto a Ria Novosti che questo evidenzia «La volontà  del governo francese di mantenere le posizioni delle sue compagnie nei progetti energetici russi. Inoltre il via libera del governo francese attesta che le imprese europee fanno pressione sui politici per poter lavorare in Russia». Certo che un produttore italiano di nettarine ha meno potere di “convinzione” di una gigantesca multinazionale come la Total. E i russi sono convinti che questo sia solo il primo cedimento del blocco e che altre compagne occidentali seguiranno la strada segnata da Total, aggirando così le sanzioni. Come scrive  Rossiïskaïa Gazeta «La situazione economica in questi Paesi e il pragmatismo contribuiscono ad una tale tendenza», insomma, pecunia non olet, soprattutto quando odora di gas e petrolio, e Kiev per le multinazionali non vale una messa.

Fino ad oggi I piani della Total si erano scontrati con le sanzioni statunitensi, in particolare per quanto riguarda il finanziamento del progetto Yamal  che era stato rivisto e che gli azionisti Total non potevano finanziare in dollari. L’amministratore delegato della Total, Patrick Pouyanné, in una recente intervista al  Wall Street journal aveva spiegato che l’ostacolo sarebbe stato superato semplicemente finanziando Yamal in euro e yuan. Non si capisce invece come sua stato possibile avere il via libera dal governo francese, visto che il 31 luglio 2014 l’Unione europea ha vietato di fornire alla Russia attrezzature destinate ad estrarre idrocarburi in giacimenti di difficile accesso, in particolare nella piattaforma continentale artica della Russia.

A Yamal Lng sono molto interessati anche i cinesi, pronti a finanziare, insieme all’impresa russa Novatek,  un impiato di liquificazione del gas che dovrebbe costare 12 miliardi di dollari. Il grosso dei finanziamenti verrebbe da banche cinesi come China Exim e China Development e forse è da loro che Total andrà a cercare i yuan per sostituire i dollari e sfuggire all’embargo.

Il progetto  Yamal LNG prevede la costruzione di un impianto in grado di produrre 16,5 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto (GNL) all’anno, quanto ne consumano Polonia, Austria, Estonia e Svezia messe insieme.  Gli investimenti totali nel progetto, che sfrutterà il giacimento di Tambei Sud, nel nord della Siberia occidentale, sono valutati in 27 miliardi di dollari. Il 60% delle quote è dei russi di Novatek, e Total e la China National Petroleum Corporation si dividono a metà il restante 40%.

I francesi non potevano rinunciare ad un affare così grosso che fornirà, con contratti a lungo termine,  l’85%, del GNL di Yamal LNG, circa 13,5 milioni di tonnellate, ai Paesi dell’Asia-Pacifico e 3 milioni di tonnellate alla Cina. Il 15% andrà alla Spagna, un altro Paese che dovrebbe attuare l’embargo contro la Russia.

Dalla remota Siberia il gas verrebbe trasferito in 10 – 12 giorni a bordo di navi gasiere e per questo i russi stanno costruendo un porto a Sabetta che dovrebbe diventare il porto principale della “Grande via del nord” come i russi chiamano la parte di Oceano Artico che il riscaldamento globale sta sempre più liberando dai ghiacci.

I rischi ambientali sono enormi: secondo gli esperti  il gas di Yamal  è “grasso” per l’alta concentrazione di condensati, una materia prima per l’industria petrolchimica. Il sottosuolo del circondario autonomo dei Yamal-Nenets, che prende il nome dai popoli autoctoni che lo abitano, e in particolare il distretto di Nenets, nasconde circa il 90% delle riserve di gas russe: 11.000 miliardi di m3.