Perché il global warming è in pausa? La risposta nelle profondità del Pacifico

Ma gli scienziati avvertono: «Stop temporaneo, il clima continuerà a riscaldarsi»

[30 agosto 2013]

Nonostante l’aumento delle emissioni di gas serra, da 15 anni le temperature medie mondiali crescono molto più lentamente di quanto previsto, un mistero che ha fatto dire agli ecoscettici che il global warming non esiste e che è un complotto ordito da una banda di scienziati di sinistra e dagli ambientalisti, ma ora un nuovo studio (della Scripps Institution of Oceanography, università della California di San Diego) spiega la discrepanza con il raffreddamento dell’Oceano Pacifico equatoriale orientale,  che contrasta l’effetto del  riscaldamento prodotto dai gas serra. I ricercatori, però, avvertono: «Quando il ciclo climatico che governa il raffreddamento dell’oceano si invertirà e inizierà ancora una volta il riscaldamento, la marcia verso le temperature più elevate riprenderà con vigore».

Lo studio Recent global-warming hiatus tied to equatorial Pacific surface cooling, pubblicato su Nature e finanziato da National Science Foundation, National Basic Research Program of China e Climate Program Office della Noaa, non prende in considerazione quando potrebbe avvenire questa inversione, ma fa comprendere meglio come cercarne i segni. Infatti, se gli scienziati possono prevedere il ciclo climatico, potrebbero anche prevedere meglio  la data della fine delle tendenze regionali legate al raffreddamento dell’oceano, come la siccità nel sud degli Stati Uniti, che dal 2000 ha provocato decine di miliardi di dollari di danni all’agricoltura.

Secondo Dan Barrie, program manager del Climate Program Office della Noaa, «Questi nuovi convincenti risultati forniscono una potente dimostrazione di come il remoto Pacifico tropicale orientale guidi, in questo caso, il comportamento del sistema globale oceano-atmosfera, mostrano una rilevante influenza sul recente iato nel global warming»

Prima degli anni 2000, a partire dagli anni ’50, le temperature globali erano aumentate ad un ritmo di 0,13 gradi centigradi per decennio. Lo “iato” nelle temperature è venuto fuori proprio mentre i livelli di CO2 di origine antropica continuavano ad aumentare costantemente, fino ad arrivare quest’anno a superare le 400 parti per milione per la prima volta nella storia dell’umanità. Questa discrepanza ha portato i climate-skeptics e qualche raro scienziato ad affermare che gli aumenti delle concentrazioni di CO2 nell’atmosfera non sono così fortemente legate al global warming, anche se il loro effetto serra è conosciuto da più di un secolo.

I climatologi della Scripps Yu Kosaka e Shang-Ping Xie, però, nel loro studio concludono che «Dietro lo iato c’è la variabilità naturale, sottoforma del raffreddamento dell’Oceano Pacifico orientale». Sono arrivati a questa conclusione utilizzando metodi innovativi di computer modeling per simulare i modelli regionali delle anomalie climatiche, il che ha permesso loro di vedere il global warming con un maggior dettaglio spaziale, rivelando dove è stato più intenso e dove non c’è stato nessun aumento delle temperature o è addirittura stato più “freddo”.

Kosaka spiega: «I modelli climatici considerano i forcing  antropici, come i gas serra e le minuscole particelle atmosferiche conosciute come aerosol, ma non possono studiare un evento climatico specifico come l’attuale iato. Abbiamo ideato un nuovo metodo per i modelli climatici per prendere dalle temperature dell’Oceano Pacifico equatoriale un input aggiuntivo. Poi incredibilmente il nostro modello è stato in grado di simulare bene lo iato».

Xie aggiunge: «In particolare, il modello ha riprodotto la variazione stagionale dello iato, compresa una leggera tendenza al raffreddamento della temperatura globale durante la stagione invernale settentrionale. In estate, la presa del Pacifico equatoriale sull’emisfero nord si allenta e l’aumento dei gas serra fa continuare le temperature calde, provocando ondate di caldo record e una ritirata senza precedenti del ghiaccio del Mar Artico»

Lo studio ha  preso in considerazione la Pacific Decadal Oscillation tropicale, un ciclo climatico che si sviluppa nel corso di diversi decenni. All’interno di questo modello di grandi dimensioni avvengono El Niño e La Niña, i cicli più  veloci e più noti che causano cambiamenti nella distribuzione dell’acqua calda nel Pacifico equatoriale. Mentre gli ultimi El Niño e La Niña sono durati solo pochi anni, la Pacific Decadal Oscillation dura diversi decenni. L’ultima volta che era in una fase di raffreddamento – con le temperature dell’acqua che scendono nella parte orientale equatoriale dell’Oceano Pacifico – è durato da circa il 1940 fino ai primi anni ‘70. Durante questa fase fredda, il Midwest degli Stati Uniti ha avuto un clima più caldo e più secco.

La fase di raffreddamento attuale è iniziata subito dopo il forte El Niño nel 1998. Il Texas AgriLife Extension Service della Texas A&M University afferma che la siccità innescata da El Niño ha causato quasi 21 miliardi di dollari di perdite agricole fino al 2011. Proprio nel 2011, poi, il Texas ha stabilito un record per un singolo anno con perdite per 7,62 miliardi dollari.

Anjuli Bamzai, direttore dei programmi della Division of Atmospheric and Geospace Sciences della  National Science Foundation, sottolinea: «Per quanto i livelli di biossido di carbonio siano in aumento nell’atmosfera terrestre, le temperature globali sono aumentate, ma c’è stato uno “iato” nella tendenza al riscaldamento, negli ultimi 10 anni o giù di lì, che gli scienziati non sono stati in grado di spiegare. Questi ricercatori hanno trovato una risposta: il raffreddamento prolungato di acque tropicali dell’Oceano Pacifico»

Gli autori dello studio hanno detto che «non è noto fino a quando durerà l’attuale fase di raffreddamento. Predire le condizioni Pacifico equatoriale con più di un anno di anticipo è fuori dalla portata della scienza attuale. Questo ci parla della sfida di prevedere il clima per i prossimi anni. Non sappiamo con precisione quando usciremo dallo iato, ma sappiamo che, per un  lasso di tempo di diversi decenni, il clima continuerà a riscaldarsi, dato che stiamo pompando più gas serra nell’atmosfera».