Più vecchia, piccola e fragile: è l’Italia che si appresta a votare

Istat: meno 100mila residenti e record negativo di nascite mentre aumenta la mortalità, influenzata dal «mutevole andamento delle condizioni climatico-ambientali»

[8 febbraio 2018]

L’Italia che s’affaccia al 2018 – e si appresta ad essere chiamata alle urne per le elezioni di marzo – si scopre sempre più vecchia e più piccola: gli indicatori demografici diffusi oggi dall’Istat stimano che la popolazione residente ammonti a 60 milioni e 494mila persone, quasi 100mila in meno rispetto all’anno precedente. Nel 2017 si conteggiano 464mila nascite (per il 19,4% da madre straniera, per mentre l’80,6% da madre italiana): un nuovo minimo storico, mentre l’età media della popolazione ha ormai oltrepassato i 45 anni. Oggi il 22,6% della popolazione ha un’età superiore o uguale ai 65 anni, il 64,1% ha età compresa tra 15 e 64 anni mentre solo il 13,4% ha meno di 15 anni.

E il quadro sarebbe certamente a tinte più grigie se non vi fosse compreso il saldo migratorio con l’estero, positivo per 184mila unità. Durante il 2017 sono infatti aumentate le immigrazioni, pari a 337mila (+12%) e contemporaneamente diminuite le emigrazioni, 153mila (-2,6% ), invertendo l’assottigliamento registrato negli ultimi anni: «Il Paese – commenta l’Istat – sembrerebbe uscito dalla fase di diminuzione che aveva generalmente contraddistinto la dinamica migratoria internazionale negli anni di recessione economica». Non è chiaro però quanto questa dinamica possa durare: gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2018 sono 5 milioni 65mila e rappresentano l’8,4% della popolazione, dato vicino a quello del 2017 (8,3%). L’incremento è di appena 18mila unità per un tasso pari al 3,6 per mille, ed è dal 2016 che la variazione della popolazione straniera sull’anno precedente presenta livelli modesti, soprattutto se comparata con quelli degli anni 2000.

In ogni caso, una lieve ripresa delle immigrazioni non significa automaticamente che l’Italia stia complessivamente meglio. Segnali opposti arrivano ad esempio dalla mortalità, in quanto i decessi nel 2017 (647mila) risultano 31mila in più del 2016, in crescita del 5,1% e assai vicini al record del 2015. Oggi come allora le motivazioni di quest’incremento appaiono simili: da una parte la popolazione invecchia, dunque è normale attendersi un andamento crescente dei decessi e del tasso di mortalità. Come altri importanti fattori l’Istat sottolinea però il «mutevole andamento delle condizioni climatico-ambientali e l’alterna virulenza delle epidemie influenzali stagionali», ed è importante sottolineare come questi fattori impattino fortemente su di un Paese dove da una parte il riscaldamento globale corre già a velocità doppia rispetto alla media globale, mentre dall’altra lo scetticismo verso le vaccinazioni è ormai assurdamente ampio. Un approccio assai poco razionale e fin troppo cortotermista che – anche soltanto per mere ragioni anagrafiche – soprattutto le fasce più giovani della popolazione sarebbero chiamate a ribaltare nell’interesse della collettività, non fossero sempre più sottili e ridotte ai margini della vita sociale nazionale.