Plan climat: la Francia proibirà le auto a benzina e diesel entro il 2040

Greenpeace e Rac: non dice come raggiungere gli obiettivi e resta il nodo nucleare

[7 luglio 2017]

Presentando ieri il suo Plan climat, il ministro francese per la transizione ecologica, Nicolas Hulot, ha detto che «Non è un fine in sè» ma una «Colonna vertebrale alla quale si potramnno aggiungere delle vertebre», un inizio  che dovrà essere declinato in un piano di azione lungo tutto il quinquennato presidenziale di Emmanuel Macron.  Infatti, a leggere “Plan climat” no è che ci siano grandissime novità  rispetto alle promesse del passato ed è soprattutto una road map abbastanza generale e la conferma dei grandi orientamenti già annunciati da Hollande e ancor prima da Sarkozy.

Hulot ha spiegato che il su obiettivo è quello di «Accelerare la messa in opera dell’Accordo di Parigi», ammettendo che questo da solo non basterà , visto che gli impegni nazionali dei Paesi del mondo per  la riduzione dei gas serra  non permetteranno di raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di ontenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2° C e possibilmente a 1,5° C.

Il principale obiettivo, già annunciato il 4 giugno dal primo ministro francese Edouard Philippe, è+ quello di fare della Francia un Paese carbon neutral entro il 2050 che è molto più ambizioso i ridurre a un quarto le emissioni di gas serra entro il 2050 come previsto finora. Hulot detto che si tratterà di «trovare un equilibrio tra le emissioni di gas serra dell’uomo e la capacità degli ecosistemi di assorbirle». Per riuscirci, il ministro ha annunciato la pubblicazione – entro il marzo 2018 –  di una strategia nazionale per mettere fine all’importazione di prodotti forestali agricoli che contribuiscono alla deforestazione e in particolare dell’olio di palma, della soia OGM per il bestiame che stanno distruggendo intere foreste in Asia, Africa e Amazzonia. Dato che la deforestazione è responsabile del 10% dei gas serra, Hulot è convinto che «Questa decisione è molto importante, perché chiuderemo una finestra che dà la possibilità  di incorporare dell’olio di palma nei biocarburanti».

Un’altra novità riguarda il prezzo del carbonio: l’obiettivo previsto da  François Hollande – e confermato nel programma elettorale di Macron – era di 100 euro per tonnellata di carbonio entro il 2030, ma il nuovo Plan climat, lo giudica «insufficiente per mettere il mondo sulla traiettoria dei 2° C», quindi l’obiettivo sarà rivisto e fissato con la legge di bilancio del 2018. Inoltre il prezzo del carbonio sarà esteso ai gas HFC, utilizzati nei climatizzatori o nei frigoriferi. Stessa cosa per il rinnovamento termico degli edifici che diventa una  «priorità nazionale» e il già il programma di Macron puntava al rinnovamento di metà delle abitazioni più modeste entro il 2022, sia per diminuire le emissioni e i consumi di elettricità, gasolio e gas, grazi a un fondo pubblico dotato di 4 miliardi di euro.

Ma l’0annuncio che ha fatto più scalpore è certamente la fine della vendita di auto a benzina e gasolio nel 2040, che il ministro della transizione ecologica e solidale ha definito una «vera rivoluzione», anche se altri Paesi – come Norvegia, Olanda e India – si sono dati questi obiettivi per il 2025 e per il 2030 e se la data figurava già nel programma di Macron. Inoltre Hulot non ha detto quali saranno le misure messe in campo per raggiungere questo obiettivo. Come fa notare Réseau Action-Climat (Rac) «Delle misure possono essere messe in atto ben prima del 204 per ridurre le emissioni di CO2 di tutti i veicoli. La Francia deve portare a livello europeo delle norme obbligatorie di limitazione delle emissioni di CO2 entro il 2025 delle auto e dei camion, così come un rafforzamento delle procedure di controllo e l’attuazione delle sanzioni ai costruttori di automobili e le autorità nazionali di ricezione in caso di non conformità».

Hulot ha confermato che  le 4 ultime centrali a carbone francesi saranno chiuse entro il 2022, e che  nei prossimi 5 anni verrà incentivato un programma di concessioni per eolico e solare, con l’obiettivo di incrementare frtemente l’eolico offshore.

Tra gli obiettivi dichiarati ma non dettagliati figura anche la lotta all’artificializzazione dei suoli. Rispondendo a una domanda sul consumo di suolo galoppante provocato da grandi progetti infrastrutturali  come la TAv Torino – Lione o il mega  complesso commerciale di Gonesse, Hulot ha detto che «L’obiettivo zero artificializzazione delle terre deve retare», senza però fornire scadenze.

Il grande assente del Plan climat e Hulot si è contentato di confermare il vecchio obiettivo di portare nel 2025 al 50% – rispetto all’attuale 75% – la quota del nucleare elettrico. Ma non ha detto come:  «Quel che mi importa di più non sono i simboli, è la pianificazione. Meccanicamente, fermeremo un certo numero di reattori». MA il Rac ribatte che «Il calo della quota nucleare non sarà “meccanica” come annunciato dal ministro. Spetta ai poteri pubblici decidere se mantenere chiusi dei reattori, senza di che la politica energetica resterà nelle mani di imprese  come Edf». Sottolineando la contraddizione tra «pianificazione» e «meccanicamente» il Rac ricorda che «La chiusura dei reattori nucleari è la condizione indispensabile per lasciare il posto allo sviluppo delle energie rinnovabili e al risparmio energetico»- Hulot non ha detto una parola sulla tassa sulle transizioni finanziarie TTF) e il plan climat non la cita, anche se Macron si era impegnato a difenderla.  Eppure questa tassa dovrebbe portare circa 20 miliardi di euro all’anno, una parte dei quali dovrebbero finanziare l’azione climatica in Europa e nei Paesi più vulnerabili. Il Rac evidenzia che «Se Emmanuel Macron vuole realmente fare della Francia un leader a livello mondiale, deve cogliere l’opportunità dei prossimi giorni (riunione dei ministri delle finanze il 10 luglio a margine di Ecofin e consiglio franco-tedesco del 13 luglio) per mantenere il suo impegno e sostenere l’attuazione di una TTF europea».

La conferenza stampa di Hulot  sul “Plan Climat” è stata commentata anche da  Cyrille Cormier, responsabile clima ed energia di Greenpeace France: «Sulla diagnostica niente da ridire. Ma dove sono le misure concrete di fronte all’emergenza climatica? Restiamo fermi quanto al raggiungimento degli obiettivi e del mantenimento di promesse a volte ambiziose: è il caso delle auto, dello sviluppo delle rinnovabili e della diminuzione del nucleare. Anche sulle problematiche che non dipendono unicamente dal ministero dell’ambiente, come la riforma del Sistema agricolo».

Secondo Cornier, «Tra gli annunci interessanti si nota la fine delle concessioni dei nuovi permessi di sfruttamento e il non rinnovo delle concessioni degli impianti esistenti per lo sfruttamenti di idrocarburi, ma che ne è dei permessi già accordati?»

Per Cornier, «L’obiettivo della fine della vendita dei veicoli termici entro il  2040 invia un segnale utile ma ci piacerebbe davvero sapere quali sono pe prime tappe e come fare in modo che questa ambizione non diventi un’altra speranza delusa. Anche l’’idea di una strategia nel  2018 per ridurre le importazioni di prodotti agricoli provenienti dalla deforestazione, come per esempio la soia, è una promessa importante, ma gli annunci non fanno una politica: Nicolas Hulot avrà una mano dal ministero dell’agricoltura su questo tipo di problemi? Inoltre, l’idea di coinvolgere la transizione ecologica dell’agricoltura modificando le abitudini alimentari è interessante. Ma per questo dobbiamo mettere sul tavolo la questione del consumo dei prodotti animali (carne e prodotti lattieri) durante gli  États Généraux de l’alimentation, questione per il momento assente dal dibattito».

Cornier è invece convinto che «Sulla transizione energetica e lo sviluppo delle rinnovabili, Nicolas Hulot rinnova l’errore di metodo dei governi precedenti. Ricorda le promesse di diminuzione della quota del nucleare e di sviluppare quella delle rinnovabili, già inscritta nella loi de transition énergétique, ma fa la strada sbagliata per arrivarci: Nicolas Hulot deve comprendere che non svilupperà massicciamente le rinnovabili in Francia se non passa preliminarmente a chiudere dei reattori nucleari. La questione sociale è evidentemente essenziale, ma il cuore del problema resta il margine di manovra del ministero dell’ambiente in rapporto al futuro industriale di Edf»