Pollini, allergie e cambiamento climatico: ogni mezzo grado in più aumentano da 10 a 100 volte

Aumenteranno anche gli acari. In Italia a causa del clima peggiora la salute di 2 milioni di persone

[17 aprile 2015]

A Bologna è in corso il 28esimo Congresso nazionale della Società Italiana Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica (Siaaic) al quale partecipano 700 specialisti provenienti da tutta Italia che hanno affrontato anche il tema del rapporto tra cambiamento climatico ed allergie, concludendo che «quelle più frequenti tra quelle condizionate dai fattori climatici sono quelle respiratorie come asma, rinite ma anche congiuntivite ed dermatite atopica. I bambini sono sicuramente i più esposti».

La Siaaic stima che «Un cambio di mezzo grado di più della temperatura fa aumentare da 10 a 100 volte la quantità dei pollini nell’aria di conseguenza aumentano da 10 a 100 volte le persone che soffrono di allergie durante la primavera».

Per quanto riguarda gli acari Dermatophagoides pteronyssynus, la maggiore causa di allergia in Italia, le condizioni ottimali per la loro presenza sono 25° C e umidità relativa 70-80%, ma diventano abbondanti già con umidità relativa interna che supera il 65% per alcune settimane e la temperatura supera i 22° C.  «E’ per questo – spiegano alla Siaaic – che la loro presenza raggiunge il culmine alla fine dell’estate: con un aumento costante della temperatura del pianeta ci saranno sempre di più estati più lunghe e di conseguenza maggiore quantità di acari nelle nostre case e alla fine più persone che soffrono di allergie respiratorie e cutanee, come rinite, asma ed eczema».

Il problema è che gran parte delle sostanze che scatenano allergie comuni come la rinite e l’asma allergica sono molto sensibili ai cambiamenti climatici. «Basti pensare ai pazienti che soffrono di allergie respiratorie nel periodo primaverile per i pollini che sono prodotti dalle piante in primavera e non inverno quando la temperatura è più bassa» sottolineano alla Siaaic.

Vincenzo Patella, coordinatore nazionale della task force Siaaic per i cambiamenti climatici e ambientali e responsabile del Centro aziendale provinciale ASL Salerno per la cura delle malattie allergologiche e immunologiche gravi, evidenzia che «In Italia non ci sono stime precise, ma se consideriamo che circa il 20% della popolazione in Italia soffre di allergie ed una buona parte dei soggetti allergici con asma prima di un temporale aumentano il numero delle crisi asmatiche, parliamo quindi anche di più di due milioni di persone che a causa dei capricci del tempo possono improvvisamente peggiorare il loro stato di salute. Le allergie più frequenti tra quelle condizionate dai fattori climatici sono quelle respiratorie come asma, rinite ma anche congiuntivite ed dermatite atopica. I bambini sono sicuramente più esposti alle riacutizzazioni durante i cambiamenti climatici anche perché sono anche i primi a subire l’effetto dell’inquinamento atmosferico. Oggi, a fronte di dati confortanti sulla possibilità di ridurre il maggior inquinante atmosferico prodotto dall’uomo che è rappresentato dalla anidride carbonica, ovvero il principale fattore che induce l’effetto serra, uno dei pericoli in futuro più preoccupante è l’inquinamento indoor. Molte persone, soprattutto in età lavorativa, trascorrono tantissime ore in luoghi chiusi: ciò le espone ai danni ambientali dell’aria forzata, con numerosi inquinanti, in primo luogo il fumo passivo e il clima caldo-umido delle abitazioni, delle scuole e dei luoghi di lavoro (favorente la crescita degli acari e di funghi nell’aria forzata). Questo scenario sicuramente contribuirà all’aumento della incidenza e della prevalenza di patologie respiratorie croniche, come l’asma, e all’incremento della loro evoluzione verso forme persistenti, gravi ed invalidanti».