Polvere e calore geotermico stanno sciogliendo le calotte glaciali in Groenlandia e Antartide

[11 giugno 2014]

Un team di scienziati francesi ha sviluppato una teoria secondo la quale una delle ragioni per le quali le calotte glaciali della Groenlandia si stanno sciogliendo rapidamente sono le particelle di polvere sulla loro superficie che trattengono più calore. Nello studio “Contribution of light-absorbing impurities in snow to Greenland’s darkening since 2009” pubblicato su Nature Geoscience , i ricercatori descrivono come l’analisi dei dati satellitari nel periodo 2009 – 2013 le ha convinti che le particelle di polvere nel ghiaccio sono responsabili della perdita accelerata di ghiaccio che ricopre la Groenlandia.

Da tempo si sa che il global warming sta sciogliendo la banchisa ghiacciata ma stanno aumentando le prove che anche la calotta glaciale continentale si sta sciogliendo velocemente, tanto da rappresentare un pericolo per l’innalzamento del livello del mare prima di quanto la maggior parte dei modelli avessero finora predetto. Eppure l’interno della Groenlandia è montuoso e con altitudini elevate, dove le temperature rimangono sotto lo zero tutto l’anno. Ma a quanto pare non basta per non far sciogliere i ghiacciai. Secondo i ricercatori francesi la colpa è della polvere che arriva dalle aree dell’Artico dove i ghiacciai sono già scomparsi o si sono molto ritirati: i venti soffiano la polvere dei terreni aridi rimasti scoperti dal ghiaccio fino in Groenlandia e quando il sole illumina i ghiacciai della più grande isola del mondo il suo calore viene assorbito dalle particelle di polvere causando lo scioglimento della parte superficiale ed innescando un nuovo meccanismo del global warming davvero difficile da contrastare.

Utilizzando i satelliti il team di ricerca francese hanno scoperto una Groenlandia più “scura” accompagnata da un aumento della granulometria dei cristalli di ghiaccio, causata dall’aumento delle temperature. La nuova ricerca francese suggerisce che la calotta di ghiaccio della Groenlandia non si stia sciogliendo più velocemente delle altre a causa del solo global warming ma che sia la ritirata dei ghiacciai, che espone la terra nuda a produrre più polvere, che i depositerà nell’entroterra, eliminando l’effetto albedo e causando più di riscaldamento, creando un ciclo che probabilmente finirà solo quando l’intera calotta glaciale sarà scomparsa. Se ciò accadesse, il livello del mare salirebbe fino a 24 metri, inondando molte aree urbane costiere e facendo scomparire molte isole abitate.
Altre brutte notizie vengono, dalla Calotta ghiacciata dell’Antartide occidentale. Secondo uno studio dell’università del Texas-Austin pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences. il rapido scioglimento del grande Thwaites Glacier non è dovuto solo al mare più caldo ma anche al calore geotermico che lo scioglie dal basso.
Nelle ultime settimane il ghiacciaio Thwaites è stato al centro dell’attenzione dopo che altri gruppi di ricercatori ne hanno previsto il prossimo collasso. Utilizzando tecniche radar per mappare lo scorrimento dell’acqua sotto il ghiacciaio, i ricercatori texani hanno stimato i tassi di fusione del ghiaccio e sono stati in grado di identificare le fonti significative di calore geotermica sotto Thwaites Glacier, scoprendo che sono distribuite su un’area più ampia e sono molto più calde di quanto precedentemente ipotizzato.

In una nota l’università del Texas spiega che «Il calore geotermico ha contribuito in modo significativo alla fusione della parte inferiore del ghiacciaio e potrebbe essere un fattore chiave nel permettere alla calotta di ghiaccio a scivolare, influenzando la stabilità della coltre di ghiaccio e il suo contributo al futuro innalzamento del livello del mare». Si pensa che la variabilità del calore scoperto sotto la calotta antartica sia dovuta al movimento di magma ed all’attività vulcanica della crosta terrestre sotto la calotta antartica occidentale. Si tratta di informazioni cruciali per prevedere con maggiore precisione la risposta del ghiacciaio al riscaldamento del mare.

Fino ad ora, gli scienziati ipotizzavano che il calore geotermico sotto il ghiacciaio fosse distribuito in maniera uniforme ma il principale autore dello studio, Dusty Schroeder dice che il «Il ghiacciaio e poggiato su qualcosa di più simile a un piano di cottura a più fuochi con bruciatori che emettono calore a livelli diversi in luoghi diversi».
Il co-autore, Don Blankenship, conferma: «E’ l’ambiente termico più complesso che si potesse immaginare. E poi la banchisa di ghiaccio più critico e dinamicamente instabile sul pianeta Terra è proprio nel mezzo di questa cosa, e quindi stiamo tentando di modellizzarla. E’ praticamente impossibile. Ecco perché ottenere un punto fermo sulla distribuzione del flusso di calore geotermico sotto lo strato di ghiaccio è considerato essenziale per la sua comprensione».

Il Thwaites Glacier è fondamentale per capire che cosa potrebbe accadere alla calotta antartica occidentale. E’ è un ghiacciaio colossale , grande come la Florida, nell’ Amundsen Sea Embayment, s con uno spessore che arriva fino a 4.000 metri, per questo è considerato uno dei punti critici per l’innalzamento del livello degli oceani.
Secondo le conclusioni del team di Schroeder, «La portata media minima geotermica del calore sotto Thwaites Glacier è di circa 100 milliwatt per metro quadrato, con hotspot di oltre 200 milliwatt per metro quadrato. Per fare un confronto, il flusso di calore medio dei continenti della Terra è meno di 65 milliwatt per metro quadrato. La combinazione del variabile flusso di calore geotermale subglaciale e del sistema idrico subglaciale, interagendo potrebbe minacciare la stabilità del Thwaites Glacier in modi che non abbiamo mai immaginato prima».
Insomma, all’estremo nord ed all’estremo sud del mondo i ghiacciai non sono messi bene e la Terra nel suo complesso nemmeno.