Pompeo dalla Cia a segretario di Stato, restando negazionista climatico e amico dei fratelli Koch

Gli ambientalisti Usa: Trump è riuscito a nominare segretario di Stato uno ancora peggio di Tillerson

[15 marzo 2018]

Trump ha licenziato e umiliato sul campo, mentre era in missione in Africa,  il segretario di Stato Rex Tillerson, l’ex amministratore delegato della ExxonMobil che aveva chiesto che gli Usa restassero nell’Accordo di Parigi  sul clima, al suo posto è stato nominato l’ormai ex direttore della Cia Mike Pompeo, noto per essere uno negazionista climatico e soprattutto per la sua amicizia con i famigerati fratelli  Koch, tanto che in passato è stato soprannominato «l’uomo al Congresso dei Koch” perché ha presentato proposte di legge scritte dai Koch, due potentissimi petrolieri di destra che finanziano il Partito Repubblicano e numerose associazioni anti-ambientaliste, per rendere innocua l’Environment protection agency (Epa) e le salvaguardie per la popolazione che vive intorno agli impianti chimici.

Pompeo è noto per aver accusato l’ex presidente Usa Barack Obama di essere “sleale” nei confronti dei cristiani e dell’America e, come Trump, ha fatto incendiarie dichiarazioni anti-musulmane.

Secindo Michael Brune, il direttore esecutivo di Sierra Club, la più grande, diffusa e influenta associazione ambientalista Usa, «Scegliere Mike Pompeo come Segretario di Stato significa che Donald Trump vuole trasformare i nostri sforzi diplomatici globali da quelli della  Exxon a quelli dei Koch Brothers. La conferma di Pompeo significherebbe che un politico che ha costantemente attaccato la scienza, che è spinto da un’ideologia dell’odio e che ha sostenuto politiche anti-democratiche per limitare i diritti di voto di milioni di persone, sarebbe il volto della nostra nazione in tutto il mondo. Ciò non sarebbe solo una contraddizione dei valori del nostro Paese, sarebbe pericoloso per la nostra sicurezza nazionale e per la salute del nostro pianeta».

Brune ha sottolineto che «Ogni altro leader mondiale accetta la scienza del clima e ogni altra nazione vuole essere parte dell’accordo di Parigi, eppure Trump vuole dare l’amministrazione delle nostre relazioni internazionali a un estremista. Al Congresso, Mike Pompeo ha dimostrato di essere pericoloso per la salute e la sicurezza delle famiglie degli Stati Uniti. In questo ruolo, potrebbe rivelarsi pericoloso per la nostra sicurezza nazionale e la sicurezza del nostro pianeta. Il Senato deve respingere Mike Pompeo».

La pensa più o meno così anche la direttrice di Greenpeace USA, Naomi Ages: «Per gestire il Dipartimento di Stato, Donald Trump ora ce l’ha fatta a scegliere  qualcuno ancora peggio di Rex Tillerson. Greenpeace si è opposta a Tillerson come Segretario di Stato dal momento in cui è stato nominato e continuiamo a credere che il governo degli Stati Uniti non possa e non debba essere gestito dai pupazzi dei combustibili fossili. Tuttavia, Mike Pompeo è straordinariamente incompetente per essere Segretario di Stato in un modo completamente diverso rispetto a Rex Tillerson. Oltre a essere un negazionista climatico, come il suo predecessore, Pompeo è uno scagnozzo dei fratelli Koch e una scelta pericolosa che continuerà a danneggiare la reputazione degli Stati Uniti all’estero e che ci rende vulnerabili alle minacce interne».

Gli ambientalisti sono preoccupati perché la carriera di Pompeo in affari e in politica è strettamente intrecciata con i fratelli Koch, magnati del petrolio che hanno sempre mostrato un profondo disprezzo per le scienze climatiche e la necessità di combattere il riscaldamento globale.  Quando era al Congresso come rappresentante del Kansas, Pompeo disse che l’Accordo di Parigi era un «inganno« degli ambientalisti radicali e ha definito le politiche climatiche di Obama «una fissazione perversa»,

In molti temono che gli Usa e il mondo rimpiangeranno il petroliere Tillerson che aveva sostenuto (senza successo) che gli Stati Uniti dovevano restare al tavolo dei colloqui climatici dell’Onu. Alla fine l’uomo delle multinazionali petrolifere era diventato l’unico difensore dell’Accordo di Parigi dell’Amministrazione Trump. Infatti, nelle ultime settimane dalla Casa Bianca se ne erano andati altri due sostenitori dell’Accordo di Parigi: il dierettore del National economic council Gary Cohn e George David Banks, un alto dirigente del Nec e del National security council. Cohn si è dimesso per protestare contro i dazi sull’acciaio e l’alluminio, mentre Banks si era scontrato con i consiglieri della Casa Bianca proprio su questioni legali legate all’Accordo di Parigi, dopo aver appreso che non gli sarebbe stata concessa l’autorizzazione di sicurezza permanente perché in passato aveva fatto uso di marijuana.

Alden Meyer, direttore strategia e politica dell’Union of concerned scientists, ha detto a ThinkProgress che «In qualche strano modo [Tillerson],  che alla Exxon che si occupava di energia e capi di stato e clima, aveva una comprensione più profonda delle dimensioni diplomatica, economica e politica della questione. Da quel che sappiamo, non sembra essere il caso di Pompeo».

Quando era al Congresso, l’ex direttore della Cia e nuovo Segretario di Stato, definì l’Accordo di Parigi «Un costoso onere» per gli Usa e aggiunse che «Il Congresso deve anche fare tutto il possibile per combattere questa dannosa proposta sul cambiamento climatico e perseguire politiche che sostengano l’energia americana, creino nuovi posti di lavoro e alimentino la nostra economia».

Durante le udienze che nel 2017 portarono alla sua conferma a direttore della Cia, Pompeo non rispose riguardo alle sue opinioni sul cambiamento climatico, ma chiarì – come del resto aveva fatto Tillerson . che lo riteneva un problema di sicurezza nazionale, mostrando di pensarla molto diversamente dai vertici militari Usa.

Secondo Meyer, «Pompeo non sarà in grado di eludere le sue opinioni sul cambiamento climatico così facilmente alla sua prossima udienza di conferma, prima della commissione per le relazioni estere del Senato, che è presieduta dal senatore in pensione Bob Corker».

Pompeo, che ha preso la prima laurea  a West Point, ha combattuto nella Guerra del Golfo, e poi si è laureato in legge ad Harvard, ha fondato un’azienda aerospaziale e di sicurezza grazie ai finanziamenti delle Koch Industries. Poi è diventato presidente della compagnia di servizi petroliferi Sentry International, che collabora con i Koch. Pompeo è stato anche membro del movimento di destra Tea Party che è stato essenziale per la riconquista travolto nel 2010 e ha aiutato i repubblicani a riprendere il controllo della Camera degli Stati Uniti. Il gruppo di difesa di Koch Americans for Prosperity era tra i gruppi di destra che spesero decine di migliaia di dollari per attaccare il suo avversario nelle primarie e gli assicurarono la nomina del Congresso da parte dei repubblicani e ogni anno Pompeo era il parlamentare che riceveva più finanziamenti dal Comitato di azione politica delle Koch Industries di Wichita: oltre 375.000 dollari.

Gli stretti legami di Pompeo con i fratelli Koch e il suo esibito eco-scetticismo hanno fatto suonare molti campanelli d’allarme  e Tiernan Sittenfeld, vicepresidente senior per gli affari governativi della League of Conservation Voters,  ha detto che «Con una storia di messa in questione della scienza del cambiamento climatico, una stretta relazione con gli inquinatori fratelli Koch e un lifetime LCV score del 4%, Mike Pompeo ha nessuna caratteristica per diventare il prossimo segretario di Stato».

Se i parlamentari repubblicani accetteranno questo ennesimo colpo di testa di Trump e Pompeo verrà confermato (cosa molto probabile), in molti si chiedono quale sarà la sua politica sui cambiamenti climatici e se semplicemente ignorerà la cosa per dedicarsi ai prossimi colloqui con la Corea del Nord e alle controversie commerciali internazionali che stanno già emergendo sulla scia dei dazi di Trump.

Meyer, che ha più di 30 anni di esperienza come osservatore ai colloqui internazionali sul clima, aveva descritto l’approccio di Tillerson come qualcosa di simile a una «Benevola negligenza» e su ThinkProgress spiega il concetto: «Ha permesso ai diplomatici di carriera di continuare a impegnarsi su questioni che in passato avevano avuto un sostegno bipartisan, senza arretrare dalla posizione dell’amministrazione Trump.  Ad esempio, consentendo loro di discutere su una maggiore trasparenza e reporting e contro il divario tra nazioni in via di sviluppo e nazioni sviluppate. Per me, resta aperta la domanda: Pompeo continuerà a farlo o cercherà di spostare attivamente la politica Usa?».

Il bilancio di questa intricata vicenda lo fa l’economista di Harvard Robert Stavins sul suo blog: «Forse a mister Tillerson dovrebbe essere dato atto che almeno il Dipartimento di Stato è rimasto impegnato nei negoziati sui cambiamenti climatici … Tuttavia, tale continua partecipazione burocratica non può compensare il fatto che gli Usa si sono disimpegnati a livello politico, il che deve essere attribuito – almeno in parte – all’inefficacia di Tillerson nel far pendere il Presidente verso un approccio più sensato alla politica sui cambiamenti climatici».