Il Portogallo brucia. Una tragedia del cambiamento climatico

Prepararsi ad affrontare l’aumento dei grandi incendi governati da venti e caldo nel Mediterraneo

[19 giugno 2017]

Sono almeno  62 le vittime – molti dei quali automobilisti e bambini –  del devastante incendio che ha incenerito il Portogallo  e il Paese iberico è nuovamente in lutto per incendi probabilmente dolosi che il cambiamento climatico trasforma da anni in tragedie umane e ambientali.  Ma a quanto pare quelli ancora in corso sono  considerati i  peggiori  incendi che hanno colpito il Portogallo. Il primo ministro socialista Antonio Costa ha detto che «Questa è sicuramente la peggiore tragedia in termini di perdite di vite umane che ricordiamo negli ultimi anni».

Secondo Euronews, «Un’insieme di condizioni particolarmente sfavorevoli ha reso possibile la tragedia della statale IC8: il basso tasso d’umidità nell’aria, la presenza di forti venti che hanno favorito l’estrema rapidità del propagarsi delle fiamme e ovviamente una configurazione morfologica fatta di colline e foreste che ha trasformato la strada in un vero e proprio vicolo cieco».

E’ evidente, come hanno sottolineato molti studi negli ultimi anni,  che il riscaldamento globale globale  sia un fattore sempre più importante per incendi mortali come quelli che hanno colpito il Portogallo.

Un recente studio dell’ Institut national de recherche en sciences et technologies pour l’environnement et l’agriculture (Irstea) si occupa proprio di come gli incendi boschivi evolvono di fronte al cambiamento climatico , analizzando i trend i Portogallo, Grecia e Francia meridionale definisce per la prima volta il tipo di tempo favorevole agli incendi. Lo studio, “Objective identification of multiple large fire climatologies: an application to a Mediterranean ecosystem”, pubblicato su  Environmental Research Letters  da un team di ricercatori di di Irstea, Cerege e università di Libona indaga sugli incendi nelle aree vulnerabili delle Alpi francesi, per aiutare le comunità mediterranee a mettere in campo strategie adattate ai cambiamenti climatici di prevenzione e di lotta agli incendi boschivi.

L’Irstea  sottolinea che «Ogni anno, in Francia, in media, nell’ultimo decennio  circa  9.500 ettari di foresta sono stati in preda alle fiamme. I grandi incendi, avvenimenti rari perché rappresentano solo il 3% degli incendi censiti, ma responsabili del75% delle superfici bruciate, sono sempre più intensi, provocano s dei danni seri alle nostre abitazioni, alle nostre infrastrutture e ai nostri ecosistemi. Rappresentano una grande sfida per le forze che li combattono. Ora, I cambiamenti climatici in corso e a venire (siccità, temperature più elevate, venti violenti…) impattano e impatteranno sul pericolo degli incendi boschivi».

In questo contesto i ricercatori francesi e portoghesi si sono chiesti come identificare meglio le condizioni meteorologiche e hanno scoperto che  « Secondo un’analisi delle correlazioni meteorologiche regionali in altitudine e frequenza dei grandi incendi dal 1973,  nel sud-est della Francia, 2 tipi di grandi incendi sono favorite da due circolazioni atmosferiche a specifiche altitudini» e ne è venuto fuori che  I grandi incendi sono «governati dal vento» e legati alla presenza di un forte ciclone atlantico che genera un vento violento (mistral) e dissecca rapidamente la vegetazione. «Gli incendi più frequenti si propagano rapidamente e la loro localizzazione dipende dalla posizione precisa dell’anticiclone».

Ma i grandi incendi sono anche «controllati dal caldo»: legati al blocco della circolazione d’aria, dovuto a un rafforzamento dell’anticiclone delle Azzorre, che comporta un forte aumento delle temperature, «Questi incendi si propagano più lentamente ma con una forte intensità, come accaduto con gli eccezionali incendi del  2003.

Thomas Curt, direttore della ricerca all’Irstea sottolinea che «Sotto l’influenza del cambiamento climatico, le condizioni meteorologiche propizie ai grandi incendi “controllati dal caldo” aumentano significativamente e si può quindi ridurre questo tipo di incendi molto intensi e molti difficili da combattere anche se le attuali tendenze e le attuali previsioni di modelli climatici verranno confermate. Da qui la necessità di accompagnare i protagonisti della gestione dei rischi di incendio ad adeguare le loro tecniche di lotta a queste evoluzioni. Questa tipologia potrebbe anche permettere di prevedere, complementariamente all’indice forêt météo, il periodo a rischio grandi incendi qualche giorno o qualche settimana prima della loro occorrenza, attraverso l’analisi delle condizioni meteorologiche in altitudine e delle semplici variabili meteorologiche (vento, umidità dell’aria, temperature)».

La ricerca sull’evoluzione degli incendi boschivi prosegue, un scondo studio di Irstea e l’Université de Grenoble, “Spatio-temporal trends in fire weather in the French Alps”, s pubblicato su  Science of The Total Environment, si occupa sui cambiamenti dell’areale degli incendi biscivi nelle Alpi francesi dal 1959 in poi e anche qui i dati sono preoccupanti:  incendi più intensi e frequenti e in espansione,  soprattutto nelle Alpi francesi meridionali che sono diventate sempre più calde e secche, c ma c’è anche un un forte aumento degli incendi boschivi nelle Alpi interne e nelle vallate a bassa altitudine delle Alpi del nord.  La stagione favorevole agli incendi boschivi si è ampliata alla primavera nelle Alpi del nord e dura praticamente tutto l’anno nelle Alpi del sud.  Valori estremi dell’indice forêt météo vengono registrati ogni anno a sud e ogni 3-4 anni a nord.

Di fronte a questa situazione e alle tendenze osservate, gli autori dei due studi insistono sulla fatto che «E’ necessario il rafforzamento delle politiche di allerta e prevenzione e l’adattamento del territorio ai cambiamenti globali. Oltre a una migliore comprensione dell’evoluzione degli incendi boschivi a livello di Alpi francesi questi risultati fanno nuova chiarezza per aiutare le forze antincendio a predisporsi meglio nei massicci a rischio nel periodi a rischio. L’impegno è ormai quello di analizzare l’impatto dell’evoluzione degli incendi sulla capacità di protezione delle foreste, un ruolo essenziale per proteggere uomini e case contro i rischi naturali».