L’Ue aumenterà i fondi per aiutare i paesi in via di sviluppo contro il riscaldamento globale

Pre-Cop 21, dall’Italia più parole che impegni per difendere il clima

Galletti alla pre-conferenza di Parigi punta a rimanere entro +1,5 °C. Gli obiettivi concordati con l’Ue però dicono altro

[11 novembre 2015]

galletti pre-cop 21

Ormai in vista dell’appuntamento cruciale della Cop 21, l’Italia rispolvera la sua verve in fatto di lotta climatica. Dopo tre giorni di lavori, a Parigi si è appena conclusa una pre-Cop che ha riunito rappresentanti e leader politici di 75 paesi: il ministro dell’Ambiente italiano, Gianluca Galletti, ha colto l’occasione per rimarcare la risolutezza con la quale il nostro Paese e l’Unione europea si apprestino a partecipare alla Conferenza Onu.

«A Parigi – ha dichiarato Galletti – ogni Paese dovrà venire con l’obiettivo di salvare il Pianeta: è un problema che riguarda tutti e nessuno dovrà restare a terra. Con la Cop21 si comincia un percorso e tutti dobbiamo essere disponibili a proseguirlo uniti, con obiettivi monitorati e controllati, che possono essere rivisti e migliorati nel corso del tempo. Per l’Ue e l’Italia l’obiettivo resta quello di contenere il riscaldamento globale entro i due gradi. Continuiamo ad insistere affinché nell’accordo finale ci siano elementi quantitativi, il taglio di emissioni del 50% entro il 2050 e la neutralità delle emissioni entro fine secolo».

Come noto, il limite di +2 °C entro il quale contenere il riscaldamento globale rappresenta la soglia di sicurezza individuata dalla scienza per avere un’alta probabilità di evitare cambiamenti climatici disastrosi e irreversibili. Alta probabilità non significa però certezza, e il ministero dell’Ambiente si sbilancia riferendo che – durante i lavori della Cop 21 –  la delegazione italiana insisterà per l’inserimento nel testo conclusivo di un “riferimento” ad un obiettivo ancora più ambizioso: il contenimento del riscaldamento globale a 1,5 gradi, come richiesto da alcuni Paesi, in particolare le piccole isole che altrimenti rischiano di scomparire.

Si tratta di un target nobile quanto utile, e l’Italia se ne fa portavoce. Il problema è che gli obiettivi di riduzione delle emissioni con i quali il Paese si presenta a Parigi (in tandem con l’Unione europea) a oggi non sono neanche coerenti con l’obiettivo dei due gradi. Pochi giorni fa proprio l’Unfccc, l’organismo Onu che presiede la Cop, ha dichiarato che per rimanere entro i 2 °C  l’Ue dovrebbe tagliare le emissioni di CO2 del 60% rispetto al 2010: il target individuato in sede europea è invece -40% rispetto al 1990, l’equivalente di un -27% rispetto al 2010. Circa la metà di quanto sarebbe necessario.

Per lo stesso motivo, rimane in chiaroscuro anche l’impegno dell’Ue, ribadito oggi dall’Ecofin, di aumentare nei prossimi anni i fondi pubblici destinati a finanziare i costi generati dai cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo: 14,5 i miliardi di euro destinati allo scopo nel 2014, 50 quelli che si stima verranno messi sul tavolo entro il 2020. «L’Ue – ha dichiarato in merito Miguel Arias Cañete, commissario per l’Azione per il clima e l’energia – intende continuare ad essere il maggiore donatore mondiale e, in quest’ottica, si è impegnata ad aumentare il proprio sostegno. È giunto il momento di tradurre la volontà politica che abbiamo visto affermarsi ultimamente in risultati negoziali concreti».

Nonostante tali, apprezzabili slanci propositivi, l’Italia – che si presenta alla Cop 21 come paese membro Ue – porta in dote a Parigi impegni climatici assai poco ambiziosi, comparati col suo peso nello scacchiere internazionale. Lo stesso dicasi per l’Unione nel suo complesso. Il ministro Galletti ne è consapevole quando afferma che «ancora non abbiamo in campo azioni che ci permettono di arrivare all’obiettivo ambizioso che avevamo fissato sotto i 2 gradi» eppure si dichiara convinto che «un fattore fondamentale può essere la creazione di una governance del processo, con monitoraggio e revisione ogni cinque anni dei progressi compiuti, come anche la trasparenza, cioè sul mondo in cui questi dati verranno forniti dagli Stati». Per difendere efficacemente gli equilibri climatici, e in definitiva tutti noi, oltre alla trasparenza servirà molto pragmatismo: le parole non bastano per tagliare la CO2.